- Fontevivo (Emilia-Romagna),
- Rescaldina (Lombardia),
- Robecchetto con Induno (Lombardia),
- Mesero (Lombardia),
- San Martino in Strada (Lombardia),
- Castel Rozzone (Lombardia),
- Garbagnate Monastero (Lombardia),
- Colorina (Lombardia),
- Cigognola (Lombardia),
- Morimondo (Lombardia),
- Codevilla (Lombardia),
- Roncola (Lombardia),
- Chiaravalle (Marche),
- Narzole (Piemonte),
- San Raffaele Cimena (Piemonte),
- Paesana (Piemonte),
- Buttigliera d'Asti (Piemonte),
- Molare (Piemonte),
- Arizzano (Piemonte),
- Tarantasca (Piemonte),
- Vauda Canavese (Piemonte),
- Montechiaro d'Asti (Piemonte),
- Bosio (Piemonte),
- Borgoratto Alessandrino (Piemonte),
- Sardigliano (Piemonte),
- Formazza (Piemonte),
- Isolabella (Piemonte),
- Roaschia (Piemonte),
- Rabbi (Trentino-Alto Adige),
- Bresimo (Trentino-Alto Adige)
San Bernardo di Chiaravalle, nato nel 1090, è stato uno dei più influenti leader religiosi del XII secolo. Fondatore dell'Abbazia di Clairvaux, si distinse per il suo carisma e la sua profonda spiritualità. Bernardo fu un importante riformatore dell'Ordine Cistercense e giocò un ruolo chiave nella diffusione della riforma monastica in tutta Europa. Uno dei suoi contributi più significativi fu l'elaborazione della regola dell'Ordine dei Templari, che influenzò notevolmente la vita religiosa e cavalleresca del tempo. Inoltre, fu un fervente difensore della fede cattolica, partecipando attivamente alla lotta contro le eresie. Il suo impegno lo portò a essere uno dei principali promotori della Seconda Crociata. La sua dottrina spirituale ha esercitato una vasta influenza nel corso dei secoli, tanto da essere proclamato Dottore della Chiesa nel 1830 per il suo contributo alla teologia. San Bernardo è venerato come santo dalla Chiesa cattolica e la sua festa si celebra il 20 agosto.
Dottore della Chiesa e riformatore dell’Ordine cistercense, è patrono di Vigevano e della Liguria. Fu celebrato da Dante nel Paradiso e divenne il santo dei Templari cui indirizzò un programma di vita, l’Elogio della nuova cavalleria
Nel trentunesimo canto del Paradiso Dante Alighieri introduce l’ultimo suo accompagnatore, san Bernardo di Chiaravalle al quale attribuirà successivamente la celebre preghiera alla Madonna che comincia con i versi: «Vergine Madre, figlia del tuo figlio, / umile e alta più che creatura, / termine fisso d’etterno consiglio...». Una scelta non casuale perché lo considerava, come tutti i medievali, il santo che più aveva promosso la devozione alla Vergine; sicché lo aveva voluto nel poema come intercessore presso la Madonna a favore dell’ultima sua visione:
E la regina del cielo, ond’io ardo
tutto d’amor, ne farà ogne grazia,
però ch’i’ sono il suo fedel Bernardo.
La popolarità del monaco francese in Italia è dovuta non soltanto al suo ruolo nella Commedia ma anche e soprattutto alle abbazie dell’Ordine cistercense, cui apparteneva, diffuse in tutta l’Italia, e all’influenza esercitata sull’Ordine dei Templari per i quali scrisse un programma, Ai cavalieri del tempio: Elogio della nuova cavalleria, che risale probabilmente al 1132-1135. I Templari avevano costituito nel 1118 un gruppo spontaneo di penitenti. Erano dei nobili ai quali il re di Gerusalemme Baldovino II aveva messo a disposizione un’ala del suo palazzo nelle cui vicinanze, all’interno del tempio di Salomone, dei canonici regolari assicuravano il servizio divino. Successivamente quella fraternità di laici adottò la vita religiosa aggiungendo ai tre voti di povertà, castità e obbedienza quello di lottare contro i nemici di Dio, proteggendo soprattutto i pellegrini durante il loro soggiorno in Terrasanta. Nel 1128 al concilio a Troyes, di cui Bernardo era il coordinatore, ricevettero una Regola ispirata a quella di san Benedetto.
Ma la condizione di militari suscitava in loro dubbi sulla legittimità cristiana della vocazione. Inoltre si lamentavano di non potersi dedicare alla preghiera con la stessa assiduità dei canonici che abitavano nel vicino tempio. Fu allora che san Bernardo decise di tracciare per loro un programma spirituale giustificandone in primo luogo la funzione di militari. Poiché i cristiani che si trovavano nei possedimenti d’Oriente erano esposti, soprattutto durante i viaggi, agli attacchi degli infedeli, era pienamente legittimo un corpo per così dire «di polizia» che doveva usare la forza il meno possibile e con intento di carità. Sicché la vocazione dei Cavalieri del Tempio era di proteggere i deboli, ma anche di combattere contro chi minacciava i Luoghi Santi. I Templari si diffusero in Occidente diventando così ricchi e potenti da suscitare a poco a poco una reazione in chi a torto o a ragione temeva la loro presenza; reazione che si tramutò in persecuzioni e massacri con Filippo il Bello che li accusava di crimini inesistenti mentre voleva in realtà impossessarsi dei loro beni e stroncare un Ordine sovranazionale che non si sarebbe mai subordinato alla politica nazionalistica della monarchia francese. E grazie a un papa suo connazionale, Clemente V, insediato ad Avignone, il sovrano riuscì infine a farlo sciogliere nel 1312. Quei Templari perseguitati e massacrati ispirarono a Dante i versi del Paradiso:
In forma dunque di candida rosa
mi si mostrava la milizia santa
che nel suo sangue Cristo fece sposa.
San Bernardo è anche il patrono della Liguria e di una cittadina lombarda, Vigevano, che gli ha dedicato una chiesa ricostruita più volte e celebra in suo onore, dal 28 al 30 agosto, una sagra durante la quale si svolge «Ra festa del Diaval», la festa del diavolo: comincia con una passeggiata per le vie cittadine del Barlicc, un pupazzo in costume nero e mantello rosso che poi verrà appeso davanti alla chiesa di San Bernardo e bruciato in uno spettacolare rogo. Secondo la tradizione se la fiamma e il fumo saliranno immediatamente verso l’alto sarà segno di un buon raccolto e di un anno prospero e fortunato.
Su Bernardo possediamo tre testimonianze scritte quando il santo era ancora in vita o appena morto; ma sono tutte tendenziose. Quelle di Goffredo di Auxerre e di Guglielmo di Saint-Thierry, il primo suo discepolo e segretario, il secondo amico ed estimatore, tendono a idealizzarlo. Sulla loro scia furono poi scritte altre Vite che amplificarono le leggende. La terza testimonianza è dovuta a un certo Berengario, discepolo di Abelardo, che per difendere il suo maestro dalle critiche teologiche di san Bernardo, scrisse un’Apologia per screditare l’accusatore.
Ultimamente il benedettino Jean Leclercq, che ha curato le opere di colui che è stato chiamato il doctor mellifluus per lo stile raffinato dei suoi scritti, ha tracciato una biografia storicamente fondata utilizzando tutta la documentazione a disposizione: Bernardo da Chiaravalle (Milano 1992). Ad essa si riferiranno da ora in poi gli studiosi che vorranno approfondire una delle figure più autorevoli del medioevo.
Bernardo era nato in una famiglia di nobili borgognoni nel 1090 a Fontaine-lès-Dijon, un villaggio a due chilometri da Digione. Era il terzo di sette figli, di cui sei maschi. Narra una leggenda che la madre Aletta, quand’era incinta, aveva sognato un cane. Quel sogno venne interpretato da un religioso, al quale si era rivolta, un presagio della futura vocazione di Bernardo come predicatore, medico delle anime e «guardiano» della Chiesa. Un sogno analogo fu attribuito successivamente alla madre di san Domenico Guzmàn.
Destinato alla carriera ecclesiastica, Bernardo, il cui nome, di origine francone, derivava da beran,orso e da hardhu, forte e valoroso e significava «forte e valoroso come un orso», venne inviato alla scuola dei canonici di Châtillon-sur-Seine, vicina al castello dove risiedeva il padre, studiandovi non soltanto il trivium e il quadrivium, ma anche la Sacra Scrittura, la liturgia e i Padri della Chiesa. Fu in questo periodo che durante una notte di Natale avrebbe contemplato la Vergine Maria che partoriva Gesù.
Alla vita monastica Bernardo non pensò prima dei vent’anni. Nel frattempo era morta nel 1103 la madre alla quale era profondamente legato. Altro non sappiamo della sua adolescenza se non che dovette vivere come molti suoi coetanei della nobiltà locale. Goffredo sostiene che era non poco vanitoso e attratto dai piaceri carnali; tuttavia alla castità non aveva mai rinunciato. Una notte era entrata nella sua camera una signora di rara bellezza ed eleganza che lo aveva invitato all’amore. Ma il ragazzo «gentilmente le aveva indirizzato parole amabili e si era sciolto dal suo abbraccio ed ella era fuggita». Un’altra volta si sarebbe eccitato guardando una donna. Per placare quell’impulso si sarebbe tuffato nell’acqua ghiacciata secondo un topos agiografico dell’epoca che ha come varianti la neve (san Francesco d’Assisi) o i rovi (san Benedetto). Poi una cortigiana si sarebbe infilata nel suo letto mentre dormiva cercando di eccitarlo; ma egli si sarebbe voltato dall’altra parte riaddormentandosi. Un’ultima leggenda, ispirata ai fabliaux, narra che una notte si era fermato insieme con alcuni compagni in un castello. La padrona di casa, affascinata dalla sua bellezza, gli aveva preparato una stanza a parte col pretesto che era più importante degli altri; poi nel cuore della notte «venne a trovarlo con impudenza». «Al ladro, al ladro!» gridò Bernardo costringendola a fuggire mentre occorrevano gli amici. La scena si sarebbe ripetuta per tre volte. La mattina seguente i suoi compagni gli domandarono che cosa mai i ladri avessero tentato di rubargli. «La castità» rispose Bernardo rivelando il nome della seduttrice delusa.
Fra il 1112 e il 1113, a ventidue-ventitré anni, entrò nel monastero benedettino di Cîteaux che era stato fondato nel 1098. Secondo una leggenda, quando la famiglia seppe della sua decisione, cercò di distoglierlo convincendolo a proseguire i suoi studi in Germania perché intraprendesse la carriera ecclesiastica. Ma, colto da una crisi, sarebbe tornato in Italia deciso non soltanto a farsi monaco ma a trascinare con sé tutti i fratelli.
Effettivamente intorno al 1111 Bernardo si ritirò nella casa di Châtillon dove presto lo raggiunsero i fratelli. Dopo alcuni mesi di riflessione e di preghiere il gruppo familiare al quale si erano aggiunti amici e altri congiunti decise di entrare in massa nel monastero di Cîteaux. Successivamente anche il padre divenne monaco cistercense.
L’arrivo a Cîteaux di Bernardo provocò in pochi anni un cambiamento nella vita della comunità secondo il progetto che avrebbe ispirato il santo per tutta la vita: mantenere il monachesimo povero e separato dal mondo ispirandosi agli ideali di quello primitivo. Si doveva rinunciare alle fonti di reddito che non provenissero dal lavoro dei monaci stessi, privandosi di quelli ricevuti per donazione. Ed era pure indispensabile creare un’architettura e un’arte liturgica spoglia. Per spingere a questa riforma scrisse tra il 1123 e il 1127 la celebre Apologia dove con il suo stile trascinante nella sua efficace retorica, priva di ampollosità, ridicolizzava le chiese troppo ricche: «Si mostra qualche immagine di santo» scriveva «o di santa, e i santi son creduti tanto più santi quanto più vivamente son colorati. La gente corre a baciare, viene invitata a fare doni e ammira il bello più che non veneri il sacro. Quindi si pongono nella chiesa non corone, ma addirittura ruote di gemme, circondate di lampade, rese ancor più fulgenti per l’intarsio di pietre preziose... Che cosa pensi che susciti tutto questo? La compunzione dei penitenti o la meraviglia degli spettatori? O vanità delle vanità, non meno vana che insana! La chiesa splende nelle sue pareti ed è spoglia per i suoi poveri. Riveste d’oro le sue pietre e abbandona nudi i suoi figli. Col denaro che si dovrebbe spendere per gli indigenti si dà piacere agli occhi dei ricchi. I raffinati trovano occasioni per dilettarsi e i poveri non trovano quel che servirebbe loro per sostentarsi». Grazie alla sua attività riformatrice la vita e l’architettura cistercense furono segnate da quel momento dalla semplicità e da una severa bellezza.
Dopo soli tre anni Bernardo, che aveva rivelato qualità straordinarie, venne scelto come abate di una nuova fondazione nel territorio del conte di Troyes. Fu probabilmente in questa occasione che ricevette l’ordinazione presbiteriale da Guglielmo di Champeaux, vescovo di Châlons-sur-Marne, uno dei maggiori teologi dell’epoca. Ma si tratta di un’ipotesi non suffragata da prove: di certo sappiamo soltanto che Bernardo era anche sacerdote. Si stabilì con i suoi dodici compagni in una vallata solitaria e luminosa, Clara Vallis, Chiaravalle in italiano e Clairvaux in francese. Quel monastero divenne il centro di irradiazione del suo insegnamento e delle nuove fondazioni che si diffusero a poco a poco in tutta l’Europa. Ma la sua influenza si estese anche agli altri Ordini di ispirazione benedettina, dai Certosini ai Cluniacensi, grazie ai rapporti epistolari con alcuni loro monaci.
Le lettere non sono che una parte della sua opera teologica, ascetica e mistica che per mezzo di trattati e sermoni ripropone in un linguaggio colloquiale e appassionato la tradizione dei Padri della Chiesa. Non è la sua una teologia innovatrice, eppure quanto scrive non è mai una pura ripetizione. La sua scrittura rende «nuove» le nozioni tradizionali, così come ogni autentico scrittore rende «nuove» le parole della sua lingua, ne restituisce la freschezza e la pregnanza originarie.
Nel 1130 Bernardo, che è già intervenuto in molte questioni religiose partecipando a vari concili in Francia, allarga la sua sfera di influenza fino a Roma. In quell’anno la duplice elezione di Innocenzo II e Anacleto II aveva diviso la cristianità. Si trattava di scegliere il papa legittimo. Il concilio di Etampes, convocato da Luigi VI, si pronunciò a favore di Innocenzo. Da quel momento il santo mise al servizio del papa il suo talento di scrittore e lo accompagnò in vari viaggi per l’Europa fino alla vittoria finale.
Ma non gustò a lungo la pace del chiostro. Nel 1140 dovette impegnarsi contro gli errori teologici di Abelardo che stavano allarmando le autorità religiose. Non soltanto scrisse un Trattato contro gli errori di Abelardo ma lo denunciò all’arcivescovo di Sens e dopo un pubblico dibattito ne ottenne la condanna dal papa.
La sua funzione di «cane guardiano» della fede si manifestò anche nella lotta dottrinale al catarismo, l’eresia dualistica che si era diffusa soprattutto nella Francia meridionale e nell’Italia settentrionale: lotta dottrinale che rifuggiva dalla coercizione perché, scriveva, gli eretici dovevano essere riportati alla fede «non con le armi, ma con argomenti che distruggano i loro errori». Lo stesso atteggiamento aveva nei confronti degli ebrei che difendeva dalle persecuzioni sostenendo che la Chiesa doveva limitarsi a pregare per loro nella speranza che si sarebbero convertiti alla fine dei tempi. E gli ebrei gliene furono grati: nella seconda metà del XII secolo il rabbino Efraim, cronista di Bonn, scriveva nel Libro di ricordi un omaggio al monaco cistercense. Nel secolo XVI Giuseppe ha-Cohen, ispirandosi al suo predecessore, dichiarò nella Valle dei pianti che la riconoscenza del popolo ebraico nei suoi confronti non si sarebbe mai spenta.
Grazie all’elezione nel 1145 di papa Eugenio III, che era stato suo discepolo a Chiaravalle, l’influenza di Bernardo aumentò grandemente. Il pontefice gli affidò addirittura il compito di predicare la seconda crociata che finì malamente con una sconfitta. Bernardo se ne amareggiò molto e quando nel 1150 Sigieri di San Dionigi ne progettò una terza, la appoggiò entusiasticamente. Ma il piano era destinato al fallimento a causa del disaccordo tra i principi d’Oriente e Occidente.
Bernardo, che aveva ormai sessant’anni, dedicò gli ultimi anni di vita a riordinare e correggere i suoi scritti. Morì a Clairvaux il 20 agosto 1153, che divenne la sua festa liturgica dopo la canonizzazione del 1174.
I suoi resti furono dispersi nel 1793 dai rivoluzionari, tranne il capo che venne trasferito nel 1813 nella cattedarle di Troyes. Infine nel 1830 fu proclamato da Pio VIII Dottore della Chiesa.
Su di lui fiorirono presto molte leggende di cui la più celebre è quella della Lactatio o dell’allattamento, secondo la quale un getto di latte era colato dal seno della Vergine nella bocca del santo: una leggenda di origine spagnola tant’è vero che appare per la prima volta nella pittura dei monasteri cistercensi affiliati all’abbazia catalana di Poblet verso il XIII secolo per poi diffondersi in tutta l’Europa. Memorabile è il quadro del Murillo, ora al Museo del Prado di Madrid, dove la Vergine con il Bambino in braccio preme una mano sul seno scoperto fissando amorevolmente Bernardo inginocchiato ai suoi piedi.
La sua devozione alla Vergine è testimoniata anche da altri dipinti, come ad esempio quello dell’Orcagna all’Accademia di Firenze, dove la Madonna appare a Bernardo, il quadro di Filippino Lippi nella chiesa della Badia di Firenze, dove la Madre di Dio fra due angeli sovrasta l’immagine del santo in estasi o infine il tondo di Luca Signorelli alla Galleria Corsini di Firenze dove la Vergine è attorniata da san Girolamo e san Bernardo inginocchiati: il secondo con la tradizionale cocolla bianca e con la penna e un manoscritto in grembo per ricordare le sue opere dedicate a lei; che tuttavia sono meno numerose di quanto si creda comunemente. D’altronde la sua devozione alla Madonna non giunse ad ammettere l’Immacolata Concezione perché, secondo il suo pensiero, la santificazione di Maria sarebbe avvenuta prima della nascita ma dopo la concezione: opinione che fu smentita dalla proclamazione del dogma nell’Ottocento, ma che allora era sostenibile perché la Chiesa non si era ancora pronunciata formalmente.
Un altro miracolo che ispirò molti artisti tedeschi e spagnoli fra il XV e il XVII secolo, fra cui Francisco Ribalta in un quadro al Museo del Prado, era narrato nell’Exordium Magnum Cisterciense:mentre il santo stava pregando davanti al Crocifisso il Cristo staccò le braccia dalla croce abbracciandolo.
Quasi esclusivamente spagnoli sono i quadri dedicati ai miracoli, fra cui i più celebri sono il grande dipinto secentesco di Francisco Pacheco, nella chiesa di San Francesco a Madrid, dove Bernardo distribuisce il pane ai poveri, e quello del Goya nel convento di Sant’Anna a Valladolid in cui l’abate francese, singolarmente giovane, sbarbato e ascetico e con una stella luminosa in fronte, guarisce uno storpio.
Sul suo autentico aspetto non abbiamo documenti certi perché molti antichi affreschi sono scomparsi con il declino dell’Ordine e l’abbandono delle sue abbazie. Nella cattedrale di Troyes si conserva una presunta sua immagine, dove egli appare con la tonsura a forma di corona, barbato e con i baffi. In ogni modo nell’iconografia Bernardo è generalmente sbarbato con un’espressione austera e ieratica mentre è in preghiera o in contemplazione. Spesso ha come attributi il pastorale abbaziale e i libri, simbolo della sua attività di scrittori, mentre la mitra, posata sul capo o sostenuta dagli angeli, compare soltanto a partire dal XV secolo.
San Bernardo di Chiaravalle nacque il 1091
San Bernardo di Chiaravalle nacque a Dijon, Francia
San Bernardo di Chiaravalle morì il 20/08/1153
- Fontevivo (Emilia-Romagna),
- Rescaldina (Lombardia),
- Robecchetto con Induno (Lombardia),
- Mesero (Lombardia),
- San Martino in Strada (Lombardia),
- Castel Rozzone (Lombardia),
- Garbagnate Monastero (Lombardia),
- Colorina (Lombardia),
- Cigognola (Lombardia),
- Morimondo (Lombardia),
- Codevilla (Lombardia),
- Roncola (Lombardia),
- Chiaravalle (Marche),
- Narzole (Piemonte),
- San Raffaele Cimena (Piemonte),
- Paesana (Piemonte),
- Buttigliera d'Asti (Piemonte),
- Molare (Piemonte),
- Arizzano (Piemonte),
- Tarantasca (Piemonte),
- Vauda Canavese (Piemonte),
- Montechiaro d'Asti (Piemonte),
- Bosio (Piemonte),
- Borgoratto Alessandrino (Piemonte),
- Sardigliano (Piemonte),
- Formazza (Piemonte),
- Isolabella (Piemonte),
- Roaschia (Piemonte),
- Rabbi (Trentino-Alto Adige),
- Bresimo (Trentino-Alto Adige)
San Bernardo di Chiaravalle si festeggia il 20 agosto