- Parma (Emilia-Romagna)
San Bernardo di Parma, meno noto rispetto ad altri santi con lo stesso nome, è ricordato principalmente per il suo contributo all'agiografia, ovvero la scrittura delle vite dei santi. Visse nel XII secolo e si distinse per la sua umiltà e dedizione alla vita monastica. Bernardo si unì ai monaci Vallombrosani, un ordine monastico cattolico di ispirazione benedettina, e trascorse la maggior parte della sua vita nel monastero di San Giovanni Evangelista a Parma. La sua fama di agiografo e studioso si diffuse grazie al suo lavoro più significativo, 'De Vita et Moribus Sanctorum', una raccolta di vite di santi. Quest'opera evidenzia non solo la sua erudizione ma anche il suo profondo desiderio di promuovere i valori cristiani attraverso l'esempio dei santi. La sua festa viene celebrata il 12 marzo ed è un'occasione per riflettere sull'importanza della contemplazione e dell'imitazione delle virtù sante nella vita quotidiana dei fedeli.
Compatrono principale di Parma insieme con sant’Ilario di Poitiers, fu abate della Congregazione vallombrosiana e poi, nominato cardinale nel 1099, uno dei principali esponenti della riforma della Chiesa nel XII secolo
Nella Vita Mathildis Donizone narra che dopo la morte del vescovo filoimperiale Guido, quello legittimo nominato dal pontefice, Bernardo degli Uberti, entrò finalmente in Parma. Il 15 agosto del 1104 faceva il suo solenne ingresso nella cattedrale per la messa dell’Assunta:
... dopo il Vangelo rivolse al popol la sua parola,
che a taluno dispiacque per ciò che diceva del re.
Mentre egli il calice santo sull’altare posava,
invocando il Signore benigno sul popolo tutto,
da esso un grande frastuono e un tumulto s’alzò:
la gente proruppe in orrende bestemmie
al par dei giudei su Gesù crocefisso.
Dicevano in molti: «A morte il falso profeta!»,
ed altri gridavano: «Abbasso chi stregò la città».
«Via, via da Parma» urlavano «il nemico dell’imperatore.»
Si sguainarono le spade mentre la gente fuggiva dalla cattedrale e i concelebranti lasciavano precipitosamente l’altare. La furia dei rivoltosi si accanì contro i vetri, i vasi, le lampade e i paramenti mentre Bernardo con l’abate di Brescello, Tebaldo, immobile all’altare, si lasciava catturare.
Il giorno seguente a Matilde di Canossa, che si trovava nel Modenese, giunse la notizia della sommossa. «Rapida come un uccello» scrive Donizone, partì per Parma dove senza spargimento di sangue ottenne la liberazione del vescovo che le chiese di non infierire sulla città. Due anni dopo, nel novembre del 1106, Pasquale II consacrava solennemente vescovo della diocesi Bernardo che la governò fino alla morte, il 4 dicembre del 1133.
La devozione dei parmensi circondò subito la sua tomba dove cominciarono i miracoli. Il popolo lo considerava ormai santo sicché qualche anno dopo, nel 1139, il vescovo Lanfranco decise di canonizzarlo. Bernardo divenne così il patrono principale della diocesi e della città sostituendo l’antico titolare della cattedrale, sant’Ercolano. Oggi è compatrono principale insieme con sant’Ilario, il cui patronato risale alla seconda metà del XIII secolo ed è dovuto, come spiego nel capitolo dedicato a san Martino di Tours, alle vicende politiche del comune.
Bernardo degli Uberti era nato verso il 1060 in una ricca e nobile famiglia fiorentina. Dopo la morte del padre decise di entrare nel monastero fiorentino di San Salvi, che faceva parte dell’Ordine vallombrosiano. Nel 1085 donava i suoi beni a parenti, amici e soprattutto al monastero. A San Salvi fu eletto presto abate e poco dopo abate maggiore dell’Ordine che, grazie alle sue iniziative e al suo governo fortemente centralizzato, cominciò a superare i limiti della Toscana per diffondersi in Emilia e in Lombardia.
Nel 1099, forse l’anno stesso della promozione ad abate maggiore, venne nominato cardinale. Sotto il pontificato di Pasquale II partecipò attivamente al movimento di riforma della Chiesa. Svolse la funzione di vicario papale nell’Italia settentrionale, specie in Emilia e Lombardia. Fu molto vicino alla contessa Matilde di Canossa di cui divenne per volontà del pontefice il direttore spirituale. Probabilmente su suo consiglio lei rinnovò nel 1102 la donazione dei suoi beni, fatta più di vent’anni prima alla Santa Sede.
Per qualche anno dovette unire alla cura della diocesi i suoi compiti di legato papale. Soltanto nel 1109 poté dedicarsi totalmente alla Chiesa parmense pur continuando a partecipare attivamente al movimento di riforma.
Per una decina d’anni mantenne la direzione della Congregazione cui rinunciò soltanto nel 1109; ma continuò a vestire da monaco, conducendo vita in comune con i religiosi che aveva voluto con sé a Parma.
Per ben due volte dovette sopportare la prigionia. Nel 1111, quando il problema delle investiture si fece più acuto, partecipò alla conferenza imperiale nella sacrestia di San Pietro cercando di mediare, ma venne arrestato da Enrico V insieme col papa. Subì un altro arresto e un prolungato allontanamento dalla diocesi quando dovette assolvere ad alcuni incarichi di fiducia di Onorio II.
Durante lo scisma del 1130 non esitò a riconoscere come papa legittimo Innocenzo II al quale procurò l’appoggio dei Vallombrosiani e poi del Camaldolesi.
Già gravemente malato accolse a Verona l’imperatore Lotario II accompagnandolo a Roma per l’incoronazione. Morì il 4 dicembre 1133, che diventò la sua festa liturgica. Le sue reliquie sono custodite nella cripta della cattedrale di Parma, il cui sepolcro fu scolpito da Prospero Clementi, detto lo Spano, su disegno di Gerolamo Bedoli Mazzola (XVI secolo). A Parma il santo è generalmente rappresentato come vescovo, in abiti pontificali, anziano e con la barba fluente, ma senza una precisa tipologia. Esemplare a questo proposito è la Gloria di Bernardo del Correggio su un pennacchio della cupola del Duomo di Parma. Invece nell’abbazia fiorentina appare come monaco con la cocolla ricoperta spesso dalla porpora: le insegne, oltre al galero cardinalizio, sono il pastorale abbaziale o la «gruccia» vallombrosiana e anche il libro delle costituzioni che allude alla sua opera di legislatore monastico. Giovanile appare ad esempio nella Assunzione del Perugino che proviene da Vallombrosa e ora è custodita nella Galleria degli Uffizi a Firenze.
Singoli episodi della sua vita, nati dalla leggenda popolare, sono stati rievocati in varie chiese, come ad esempio la scenetta della predella dell’altar maggiore nella chiesa di San Salvi, dove Bicci di Lorenzo lo rappresenta in abiti pontificali come defensor civitatis, mentre esce dalle mura della città incontro a un esercito minaccioso.
Nelle chiese della Bassa Parmense si moltiplicarono nel XVIII secolo le sue immagini per rievocare un miracolo registrato dalla Vita tertia, quando in occasione della piena del Po del 1705 il vescovo guidò una processione a benedire le acque del fiume che miracolosamente si placarono.
Ma il ciclo più completo sulla sua vita fu affrescato dalla scuola del Gaddi nel XIV secolo per la chiesa trecentesca che gli era stata dedicata a Firenze. Quegli affreschi, che furono poi staccati e trasportati nel XIX secolo nel castello di Vincigliata, ne narrano i principali episodi: le preghiere nella cattedrale alla presenza del popolo per la conversione degli eretici, la benedizione data ai soldati in partenza per la battaglia di Borgo San Donnino, l’intercessione del vescovo che salvò Parma dalle armate piacentine e cremonesi e la sua persecuzione e prigionia. Gli affreschi si concludono con i miracoli e le apparizioni postume, dalla guarigione di una donna alla liberazione di un bimbo posseduto dal demonio alla scarcerazione di un prigioniero innocente.
San Bernardo di Parma nacque il 1060 circa
San Bernardo di Parma nacque a Firenze
San Bernardo di Parma morì il 04/12/1133
- Parma (Emilia-Romagna)
San Bernardo di Parma si festeggia il 4 dicembre