San Barnaba, originariamente chiamato Giuseppe, nacque a Cipro da una famiglia levitica ebraica. Fu soprannominato Barnaba dagli apostoli, che in aramaico significa 'figlio dell'incoraggiamento', per la sua abilità nel motivare gli altri. Secondo gli Atti degli Apostoli, Barnaba vendette un campo di sua proprietà e donò il ricavato alla comunità cristiana di Gerusalemme. Fu un compagno di viaggio di San Paolo durante il primo viaggio missionario e giocò un ruolo cruciale nell'accettazione dei gentili (non ebrei) nella Chiesa. La tradizione narra che Barnaba fu martirizzato a Salamina, Cipro, nel 61 d.C. per la sua fede e l'opera evangelizzatrice. Un fatto interessante è che il Vangelo di Barnaba, un apocrifo del Nuovo Testamento, non è riconosciuto dalla Chiesa cattolica ma offre una visione alternativa sulla vita di Gesù e i suoi insegnamenti, rispecchiando il punto di vista di Barnaba. San Barnaba è venerato come santo sia dalla Chiesa cattolica che dalle Chiese ortodosse e il suo culto è particolarmente sentito a Cipro, dove è considerato il santo patrono dell'isola.
«Così Giuseppe, soprannominato dagli apostoli Barnaba, che significa “figlio dell’esortazione”, un levita originario di Cipro, padrone di un campo, lo vendette e ne consegnò il ricavato deponendolo ai piedi degli apostoli» (Atti 4,26s).
Di Barnaba gli Atti degli apostoli parlano ripetutamente dal capitolo 4 al capitolo 15. Verosimilmente egli è il maggiore missionario della Chiesa delle origini prima dell’apostolo Paolo. Il biglietto da visita con il quale gli Atti lo presentano è un atto di carità. Vende la sua casa e mette il ricavato a disposizione dei discepoli di Gesù. Questo l’inizio della sua attività, che prosegue con un incarico missionario. Perseguitati, i cristiani si erano dispersi fino ad Antiochia, dove si era costituita una comunità che accoglieva anche pagani, forse pure l’evangelista Luca. Gli apostoli decisero allora di inviare alla nuova comunità Barnaba, che intuì il grande campo di azione che si apriva tra i gentili. Ebbe inoltre la lungimiranza di associare al suo ministero Paolo di Tarso, da poco convertito. Poi organizzò il primo viaggio missionario oltremare recandosi con Paolo e Giovanni Marco, il futuro evangelista, sull’isola di Cipro, la sua patria, e in Asia Minore. Al ritorno, visitarono le città dove avevano annunciato il Vangelo. Dovunque essi lasciavano i nuovi fedeli «pieni di gioia e di Spirito Santo». Giunti ad Antiochia riferirono «tutto quello che Dio aveva fatto per mezzo loro e come avesse aperto ai pagani la porta della fede». Nella comunità, tuttavia, vi sono credenti che dubitano della possibilità di ammettere i pagani alla fede in Cristo senza chiedere loro l’osservanza della circoncisione e di altre usanze ebraiche. Barnaba si rende conto che conviene interpellare gli apostoli. Quindi organizza una colletta a favore dei credenti di Gerusalemme e, sempre accompagnato da Paolo, si reca nella Città Santa. Siamo nell’anno 49 e a Gerusalemme si tiene quello che viene considerato il prototipo dei concili della Chiesa. Si riunì l’assemblea degli apostoli, approvò l’operato di Barnaba e Paolo e consegnò loro una lettera per i fratelli. Questi, «quando l’ebbero letta, si rallegrarono per l’incoraggiamento che infondeva». I due apostoli poterono così riprendere con rinnovato slancio la loro opera missionaria. Paolo e Sila partirono per la Siria, Barnaba e Marco si imbarcarono per Cipro. Qui, secondo la tradizione, Barnaba venne lapidato da alcuni ebrei. Secondo un’altra tradizione, Barnaba venne in Italia ed annunciò il Vangelo a Roma e a Milano, città di cui divenne il primo vescovo. Egli fu poi venerato con il titolo di apostolo ed è significativo che sant’Ambrogio lo consideri una colonna della Chiesa come Pietro, Giacomo e Giovanni. In ogni caso egli è dovunque considerato il modello del cristiano generoso che risponde prontamente alla chiamata di Dio e opera con carità a favore dei fratelli.