San Gregorio VII, al secolo Ildebrando di Soana, fu uno dei pontefici più importanti del medioevo per il suo ruolo nella Riforma della Chiesa. Eletto papa nel 1073, è noto soprattutto per il suo impegno nell'affermazione della supremazia papale sul potere temporale, culminato nella famosa contesa con l'imperatore Enrico IV di Germania, nota come la lotta per le investiture. Questo conflitto vide il suo apice nel 1077 con l'umiliazione di Canossa, dove l'imperatore, dopo essere stato scomunicato, attese per tre giorni e tre notti nel freddo in attesa che il papa revocasse la scomunica. San Gregorio VII fu anche un grande promotore della riforma gregoriana, una serie di iniziative ecclesiastiche volte a rafforzare la disciplina interna della Chiesa e a combattere i mali come il nicolaismo, la simonia e l'inosservanza del celibato ecclesiastico. La sua figura è talmente significativa che il suo operato influenzò la Chiesa per secoli, e ancora oggi è considerato uno dei grandi riformatori della storia ecclesiastica.
Fu uno dei protagonisti, nel secolo XI, della riforma della Chiesa intesa a eliminare nepotismo e simonia, ma volle rivendicare la supremazia del potere ecclesiale su quello imperiale iniziando un conflitto che sarebbe durato fino al Trecento.
Fino al secolo XVI papa Gregorio VII, il celebre antagonista di Enrico IV, non era stato proclamato santo. Furono i protestanti a suscitare un nuovo interesse nei suoi confronti pubblicando una serie di opuscoli contro il pontefice che consideravano il prototipo della «sopraffazione papale nella vita della cristianità e della Chiesa». Non mancarono da parte cattolica gli scritti che confutavano le accuse contro Gregorio, ma non rivendicavano ancora la sua santità. Nel 1583 Gregorio XIII volle che il suo nome venisse inserito nel Martirologio Romano al 25 maggio, anniversario dalla sua morte; e nel 1606 Paolo V, in un’epoca in cui la libertà della Chiesa era minacciata nuovamente dall’incipiente assolutismo, lo dichiarò santo. Per questi motivi la maggior parte della sua iconografia risale ai secoli XVI e XVII, come ad esempio l’affresco attribuito a Raffaellino del Colle, nelle Stanze di Raffaello in Vaticano, dove il Papa è raffigurato insieme con l’allegoria della Forza Morale; oppure il quadro di Federico Zuccari che rappresenta la scena del perdono a Canossa, nella Sala Regia in Vaticano.
Poco sappiamo di certo sulle sue origini: probabilmente nacque – chi dice in una famiglia nobile, chi invece in una povera – intorno al 1029 in Toscana e, secondo un biografo non del tutto attendibile, a Sovana, una cittadina fra il monte Amiata e la Tuscia, dove nel 1605 un suo braccio venne traslato da Salerno. Ildebrando – così si chiamava prima dell’elezione a pontefice – si trasferì presto a Roma, completando la sua educazione nel palazzo Lateranense e diventando cappellano di papa Gregorio VI che poi seguì in Germania nel suo esilio. Dopo la morte del pontefice, sentendosi chiamato alla vita monastica, entrò fra i Benedettini riformati di Cluny. Ma non vi sarebbe rimasto a lungo perché nel 1049 Leone IX, che aveva in animo di riformare la Chiesa, lo volle a Roma al suo fianco. Da quel momento Ildebrando, nominato suddiacono e successivamente arcidiacono, divenne uno dei principali collaboratori e legati dei vari papi che cercavano di eliminare le due piaghe di allora: la simonia e l’abuso di ammettere al sacerdozio persone sposate cui si accompagnava la tolleranza nei confronti di sacerdoti che convivevano con donne.
Quando, il 21 aprile del 1073, fu eletto col nome di Gregorio VII, sapeva bene che una delle cause del decadimento ecclesiale era l’usanza dei re di nominare i vescovi che spesso erano rampolli delle famiglie più potenti e non avevano altro ideale se non quello di godersi i benefici e i poteri anche temporali connessi alla loro carica. Dopo aver preso misure severe contro i preti che vivevano in concubinaggio e contro i simoniaci che acquistavano cariche religiose, nel 1075 proibì a ogni potere secolare, sotto pena di scomunica, di concedere un vescovado; e ai metropoliti di consacrare chi avesse ricevuto da un laico un vescovado.
Ma dopo qualche mese di calma apparente l’imperatore Enrico IV, che non voleva rinunciare a quella prerogativa, fece eleggere da una dieta convocata in Lombardia un nuovo arcivescovo per Milano. Fu l’inizio di quei contrasti che condussero alla clamorosa scomunica dell’imperatore; il quale, preoccupato per i suoi nemici interni che avevano rialzato la testa e volevano deporlo, decise di recarsi nel gennaio del 1077 al castello di Canossa, dove si trovava il Papa, e dopo tre giorni di attesa trascorsi con l’abito del penitente, gli chiese il perdono ottenendolo.
Quell’episodio, destinato a diventare proverbiale, non fu che una parentesi nei contrasti fra le due autorità, causati anche dalla pretesa del Pontefice di arrogarsi il primato sul potere secolare. Il contrasto, che avrebbe poi segnato i difficili rapporti fra Papato e Impero nei secoli seguenti, era ormai insanabile e sfociò in una seconda scomunica e poi in una guerra che si concluse con l’occupazione di Roma nel 1084. Gregorio, che si era asserragliato a Castel Sant’Angelo, avrebbe dovuto capitolare se non fosse giunto con un potente esercito il normanno Roberto il Guiscardo, suo alleato, costringendo l’imperatore a ritirarsi. Ma l’inaspettato saccheggio normanno di Roma costrinse il Papa ad allontanarsi dalla città esasperata, seguendo il suo scomodo alleato che lo condusse fino a Salerno.
L’anno seguente, il 25 maggio del 1085, sua festa liturgica, Gregorio VII moriva nella città campana pronunciando secondo la tradizione la celebre frase in latino: «Amai la giustizia, odiai l’iniquità; perciò muoio in esilio». Fu sepolto nella cattedrale dove le sue reliquie si trovano tuttora, custodite sotto l’altare della cappella delle Crociate, in una urna novecentesca di cristallo e argento.
San Gregorio VII nacque il 1015 circa
San Gregorio VII nacque a Soana, Grosseto
San Gregorio VII morì il 25/05/1085
San Gregorio VII si festeggia il 25 maggio