- Lurano (Lombardia)
San Lino è riconosciuto come il secondo Papa della Chiesa Cattolica dopo San Pietro. Secondo il Catalogo Liberiano, il suo pontificato durò circa dodici anni, dal 67 al 79 d.C., anche se le date non sono certe. La sua figura emerge principalmente grazie agli scritti di Ireneo di Lione e Tertulliano, che lo citano rispettivamente nelle loro opere 'Adversus Haereses' e 'De Praescriptione Haereticorum'. San Lino viene anche menzionato da Eusebio di Cesarea nella sua 'Storia Ecclesiastica'. Nonostante la scarsità di dettagli sulla sua vita, ciò che permane è la sua importanza nel primissimo sviluppo della Chiesa. Si dice che sia stato martire, ma i dettagli del suo martirio sono avvolti nel mistero. La sua memoria liturgica viene celebrata il 23 settembre. La figura di San Lino è di particolare interesse per gli studiosi della Chiesa antica, rappresentando un ponte diretto con gli apostoli e i primi tempi del cristianesimo.
Il successore di san Pietro fu, secondo la tradizione, un etrusco di Volterra, di cui è diventato patrono principale soltanto nel 1975 mentre precedentemente lo erano Giusto e Clemente, vissuti nel VI secolo e che provenivano dall’Africa
Nel 1480 l’umanista Raffaello Maffei riuscì finalmente ad attuare un suo progetto: costruire una chiesa insieme con un monastero di Terziarie Francescane in onore di san Lino, il successore di san Pietro, che secondo la tradizione locale era nato a Volterra. Fino ad allora poca era la devozione nella città per il secondo papa. I patroni principali erano i santi Giusto e Clemente cui era dedicata un’antichissima basilica, del X secolo, che scomparve nel 1627 nella frana delle «balze». Provenivano, secondo la tradizione, dall’Africa: facevano parte di quel gruppo di vescovi e presbiteri fuggiti dalla persecuzione dei Vandali che avevano invaso le loro terre; mentre Cerbone e Regolo, di cui s’è scritto nel capitolo dedicato al primo, si fermavano nei pressi di Populonia, Giusto, Clemente e Ottaviano si dirigevano verso l’interno giungendo a Volterra, dove la città era assediata dai Goti. Secondo la tardiva Vita del monaco Blinderanno, che pare risalga all’XI secolo, e i Miracula, posteriori di circa un secolo, i tre santi prima di entrare in Volterra giunsero nelle vicinanze di un monte, il Nibbio, infestato da serpenti, che essi riuscirono tuttavia a cacciare urlando: «Vattene, antico dragone, condannato all’inferno! Vattene di qui! Te lo comanda Colui che ti cacciò dal corpo dell’ossesso e ti costrinse ad entrare in un torbido branco di porci». Immediatamente tutti quei serpenti fuggirono mentre si udivano voci lamentarsi: «Miseri noi! Un giorno tenemmo in saldo possesso tutta questa città, e ora le armi di Giusto e Clemente ci colpiscono a tal punto che non ci è concesso di nasconderci neppure sotto una pietra».
La pia leggenda adombra avvenimenti storici. In quel periodo Volterra era infettata dall’eresia ariana, che nel linguaggio religioso poteva assumere le sembianze del Serpente per antonomasia. Giusto, Clemente e Ottaviano con la loro predicazione riuscirono a estirparla.
Ma prima di predicare avevano dovuto aiutare i poveri volterrani che erano assediati dai Goti. I tre compagni riuscirono a filtrare fra gli assedianti e a entrare nella città stremata dove gli abitanti, vedendo le provviste ridotte al lumicino, erano tentati di aprire le porte.
I santi, dopo averli invitati a pregare, fecero trovare il giorno dopo i granai colmi di frumento e di altre vettovaglie. Poi spiegarono loro il piano per liberare la città: avrebbero dovuto gettare agli assedianti pane a profusione in modo da demoralizzarli. E così fu: i soldati goti cominciarono a urlare ai loro comandanti: «Ci avete promesso che la città sarebbe caduta tra breve, e invece ha pane da buttar via». Non ci fu verso di trattenerli; quanto ai pochi che volevano ancora dare l’assalto alle mura, stramazzavano per terra sotto il peso delle armi diventato improvvisamente insostenibile. Ma di là dalla leggenda sappiamo che l’esercito di Totila si ritirò perché i Bizantini stavano risalendo l’Italia.
Finalmente i tre santi poterono predicare contro l’eresia ariana che serpeggiava nella città e che grazie al loro impegno venne presto eliminata. Poi Ottaviano decise di dedicarsi totalmente alla vita eremitica in una selva che si trovava di là dal fiume, mentre Giusto e Clemente preferirono restare nelle vicinanze di Volterra, nel famoso bosco dei serpenti, per svolgere il loro ministero sacerdotale.
In un anno imprecisato san Giusto, che forse era stato consacrato vescovo in Africa, succedette a quello della cittadina toscana, governando in modo esemplare la diocesi. Nel 557 si allontanò per qualche settimana per recarsi a Roma, convocato da papa Pelagio I che aveva chiesto ai vescovi della Tuscia, come testimonia una sua lettera indirizzata a «Massimiliano, Geronzio, Giusto, Terenzio, Vitale e Lorenzo» in cui ingiungeva loro di presentarsi di fronte a lui per fare atto di sottomissione. Che cosa era mai successo? L’imperatrice Teodora, la moglie di Giustiniano, indispettita per non essere riuscita a far accettare al papa l’eresia monofisita (cfr. il capitolo sui santi Silverio e Ormisda), aveva diffuso la voce che egli fosse eretico. Quella voce era giunta in Italia dopo la morte dell’imperatore: nella trappola erano caduti i vescovi toscani i quali avevano cancellato dal canone della messa il nome del pontefice, avvisandolo della loro decisione, quasi un invito implicito a dimettersi. L’equivoco fu presto chiarito e il vescovo di Volterra insieme con i suoi confratelli riconobbe senza riserve l’autorità di Pelagio I.
Giusto e Clemente morirono, secondo la leggenda, nello stesso momento. Ora sono sepolti, dopo una serie di traslazioni e ritrovamenti, che ha ricostruito Ovidio Lari ne I santi Giusto e Clemente patroni di Volterra (Volterra 1962), nella cattedrale della città. La loro festa cade il 5 giugno, ma nel passato li si festeggiava anche il martedì dopo la Pentecoste. Il motivo probabilmente è che morirono in un anno in cui il martedì dopo la Pentecoste cadeva il 5 giugno. E nel VI secolo questa coincidenza si avverò due sole volte: nel 561 e nel 572.
Di là dalla leggenda, che cosa si può affermare di certo sui due santi, che furono patroni della diocesi di Volterra fino al nostro secolo e della città fino al XVIII? Che il loro culto risale perlomeno al VII secolo perché la prima chiesa dedicata a san Giusto fu costruita dal longobardo Alchis o Alachis durante il regno di Cuniperto (677-700). Giusto sarebbe stato un vescovo di Volterra nel VI secolo e Clemente il suo coadiutore. Quanto alla loro origine africana, non tutti gli agiografi concordano: alcuni sostengono che fossero volterrani. In ogni modo i due santi ispirarono pittori e scultori, fra cui il Maestro della Natività di Castello che dipinse san Giusto in vesti episcopali e barbato nella chiesa dei Santi Clemente e Giusto a Faltugnano (XV secolo).
Ma dopo questa doverosa digressione, risaliamo di un millennio fino al 1519 quando finalmente il Maffei vide ultimata la chiesa dedicata a san Lino e papa Leone X approvò i nuovi uffici per i santi patroni, compreso il successore di san Pietro. Cominciarono a fiorire nuove immagini del papa, fra cui il busto di Andrea Della Robbia, ora nel Museo d’Arte Sacra, e la figura sul soffitto in legno dorato della cattedrale, dove egli appare in vesti pontificali. Infine il 19 gennaio del 1720 il posposto e i magistrati del comune informarono il capitolo della cattedrale che avevano eletto san Lino a patrono principale della città. Sicché per più di due secoli diocesi e città ebbero patroni differenti, la prima Giusto e Clemente, la seconda san Lino.
Su di lui abbiamo poche e frammentarie notizie. Fu quasi certamente il primo successore di Pietro e, secondo sant’Ireneo, sarebbe stato lo stesso Lino ricordato da san Paolo nella seconda Lettera a Timoteo (IV, 21) dove l’apostolo scrive: «Ti salutano Eubulo, Pudende, Lino, Claudio e tutti i fratelli». Gli furono attribuiti erroneamente gli Atti apocrifi di Pietro e Paolo, che risalgono soltanto al VI secolo. Secondo il Catalogo Liberiano e il Liber pontificalis resse la Chiesa per undici anni, dal 56 al 67; secondo Eusebio dal 69 all’81. Non sappiamo con certezza nemmeno come morì: alcuni agiografi sostengono che fu martirizzato, altri lo negano. Fu sepolto probabilmente accanto all’apostolo Pietro. Quanto alla sua origine volterrana, è riaffermata dalla tradizione locale. D’altronde il Liber pontificalisriferisce che era di origine toscana e figlio di un certo Ercolano.
Su questi elementi si è formata una tardiva leggenda secondo la quale era nato a Volterra verso il 18 d.C. in una famiglia nobile e pagana: il padre era un senatore, la madre Claudia un’illustre matrona. A ventidue anni venne inviato per gli studi a Roma dove fu accolto nella casa del patrizio Quinto Fabio. Qualche anno dopo conosceva l’apostolo Pietro che lo convertiva al cristianesimo battezzandolo nel 45. Poi, verso la metà del 57, il principe degli apostoli lo nominava insieme con altri sacerdoti corepiscopo, cioè vescovo ausiliare.
Secondo la tradizione Lino venne anche inviato in Gallia per predicare la fede cristiana e si stabilì nell’attuale Besançon convertendovi molti abitanti, finché i sacerdoti pagani, furiosi per i suoi successi, riuscirono a farlo espellere dalla città. Tornò allora a Roma dove ebbe modo di soccorrere i cristiani perseguitati da Nerone e di portar conforto all’apostolo Paolo, incarcerato per la seconda volta: finché, dopo la crocifissione di Pietro, ne divenne il successore.
Secondo la leggenda anche Lino sarebbe stato martirizzato. Nell’estate del 68 Saturnino, consolare e personaggio di spicco della corte imperiale, gli chiese di risanare una figlia ossessa. Il suo miracolo spinse tutta la famiglia a convertirsi al cristianesimo: conversione che non poteva passare inosservata, sicché Saturnino rischiò di compromettere la sua carriera per aver abbracciato una religione che era considerata una superstizione giunta dall’Oriente.
Preoccupato, Saturnino decise non soltanto di abiurare ma di denunciare Lino che, processato e riconosciuto colpevole, venne condannato alla decapitazione. Ma, come si è già accennato, è possibile invece che non sia mai stato martirizzato. La sua festa liturgica cade il 23 settembre.
San Lino nacque il I secolo
San Lino nacque a Volterra, Pisa
San Lino morì il I secolo
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San Lino si festeggia il 23 settembre