- Potenza (Basilicata)
San Gerardo di Potenza, noto anche come Gerardo La Porta, è stato un vescovo italiano venerato come santo dalla Chiesa cattolica. Nato a Piacenza intorno al 1025, divenne benedettino e successivamente vescovo di Potenza nel 1111. La sua vita è stata segnata da numerosi episodi di solidarietà verso i poveri e gli ammalati, tanto da essere considerato un santo taumaturgo, cioè capace di operare miracoli. Una delle sue opere più significative è stata la fondazione dell'ospedale di Santa Maria del Popolo a Potenza, che aveva l'obiettivo di assistere i bisognosi. Tra i miracoli più noti attribuiti a San Gerardo vi è quello di aver salvato la città di Potenza da un terremoto. La sua festa liturgica si celebra il 30 maggio. San Gerardo è particolarmente invocato dai fedeli come protettore dei falsamente accusati, a causa della sua esperienza personale di essere stato ingiustamente accusato durante la sua vita, e come patrono dei nascituri, per il suo impegno nella difesa della vita.
Il patrono di Potenza era un piacentino che condivideva gli ideali di riforma ecclesiale dei papi dell’XI secolo e contribuì a diffonderli e ad attuarli nella diocesi in cui venne eletto a furor di popolo
Lo si è chiamato Gerardo di Potenza, ma in realtà era arrivato dal Nord, da Piacenza. Secondo un’ipotesi che ha goduto molto favore sino a qualche anno fa, Gerardo Della Porta, appartenente a una nobile famiglia, sarebbe sceso nel Sud sulla scia dei preparativi per la crociata bandita da Urbano II. Folle di armati, sacerdoti, laici si dirigevano al porto di Brindisi. Anche Potenza, come altre città, diventò un centro di raccolta che al comando dei principi normanni Boemondo di Taranto e Tancredi d’Altavilla stavano per incamminarsi verso il porto pugliese. Fra questi aspiranti crociati vi sarebbe stato anche un prete piacentino, Gerardo, che, giunto a Potenza, avrebbe rinunciato alla crociata e si sarebbe stabilito nella cittadina per motivi che non conosciamo. Forse aveva capito che la sua vocazione non era la conquista di Gerusalemme ma l’opera di apostolato in quelle terre.
Secondo la tradizione era un temperamento contemplativo e mite, incline alla preghiera e agli studi. Quando nel 1111 morì il vescovo, che aveva lo stesso nome, venne acclamato suo successore dal popolo e dal clero. Governò la diocesi per otto anni, morendo il 30 ottobre 1119. «Nonostante la dignità episcopale» scrisse poi il suo successore Manfredo nella Vita che gli dedicò «egli apparve più umile, più mansueto, più pio, più diligente nell’esercizio delle virtù. Questi è il sacerdote che il popolo potentino volle scegliersi! Era giusto, per questo praticava la giustizia e la verità. Era casto, per questo insegnava a praticare la castità. Era umile, benigno, mansueto, per questo era capace d’imporre anche agli altri altrettanta umiltà, benignità, mansuetudine.» Sulla sua tomba i fedeli si recavano in pellegrinaggio considerandolo come patrono della città. E come in vita aveva cambiato l’acqua in vino per i contadini malati, narra Manfredo, così dopo la morte risanò malati, restituì la vista ai ciechi, fece camminare i paralitici.
Lo stesso Manfredo, tra il 1120 e il 1123, guidò a Roma una rappresentanza del clero e del popolo per chiedere a Callisto II la canonizzazione di Gerardo. E il papa, ascoltati i motivi della richiesta e le testimonianze sulla santità del vescovo potentino, pronunciò la canonizzazione ordinando ai vescovi Pietro d’Acerenza, che era il metropolita della zona, a Guido di Gravina, a Leone di Marsico-Grumento e al cardinale Guglielmo da Palestrina di recarsi a Potenza per proclamare la canonizzazione concedendo un’indulgenza di 40 giorni.
Ultimamente Gerardo Messina in un saggio, «I piacentini Della Porta nel Ducato di Melfi», pubblicato in Acquerelli lucani (Venosa 1990), ha proposto un’ipotesi sul santo, che permetterebbe di spiegare meglio la popolarità che ebbe in vita e poi dopo la morte; e soprattutto i veri motivi del suo viaggio nel Sud, quel viaggio che Nicola Sole, un poeta lucano del secolo scorso, così cantava:
Nudo, errante sull’orme di Cristo
lungi emigra dal suolo natio
finché pone, fermato da Dio
la sua stanza in ignota città.
L’epoca in cui visse Gerardo fu segnata dalla lotta fra Papato e Impero per le investiture, ma anche dall’opera di riforma del clero attuata dai papi dell’XI secolo per eliminare la simonia, molto diffusa, e il concubinato dei chierici, e per rinnovare la vita ecclesiastica sulla scia degli esempi di vita religiosa dei Cluniacensi, dei Cistercensi, di Fonte Avellana, della Certosa e di Camaldoli.
Probabilmente Gerardo faceva parte di quell’imponente movimento di riforma e cercò di attuarlo prima come sacerdote e poi come vescovo. Sicché il popolo stesso venne colpito dal suo esempio e dalla sua predicazione che tendevano a una vita ecclesiale conforme al Vangelo. Secondo il Messina, Gerardo non giunse in Lucania per partecipare alla crociata, ma vi fu spinto dall’entusiasmo per il movimento di riforma, di predicazione e di apostolato che portava in quegli anni numerosi ecclesiatici verso le Chiese meridionali da riformare sia singolarmente sia in comunità, come avveniva per i predicatori, i monaci, i canonici riformati. Basti pensare ad esempio a san Guglielmo da Vercelli, fondatore di Montevergine, o allo stesso san Bruno che creava una nuova Certosa nel cuore della Calabria.
Che san Gerardo avesse scelto per il suo apostolato la Lucania, anzi, per la precisione, la zona del Vulture che faceva perno su Melfi, capitale del Ducato normanno di Puglia, non era casuale. Da anni la famiglia dei Della Porta si trovava in quelle terre. Quando Urbano II convocò nel 1095 un concilio a Melfi, il vescovo di quella città era dall’anno precedente un Guglielmo Della Porta che per essere giunto a quella carica doveva risiedere nella zona da tanto tempo. «... un Guglielmo a Melfi, un Gerardo a Potenza, pochi anni dopo; e poi appena nel 1263 un Matteo Giovanni Della Porta, patrizio salernitano, eletto dai canonici della primaziale, e confermato da Urbano IV come arcivescovo di Salerno,» soggiunge il Messina «giustificano l’ipotesi di una presenza nel Sud di una famiglia o colonia piacentina, o in ogni modo lombarda, qui radicata per ragioni diverse.» D’altra parte la scelta di Melfi per un concilio riformatore induce a pensare che il suo vescovo fosse un fautore degli ideali del papa. Sicché si potrebbe concludere che tutta la famiglia dei Della Porta, ormai radicata in Lucania, partecipava attivamente al movimento di rinnovamento ecclesiale. Che poi san Gerardo sia giunto in Lucania da bambino con un ramo della famiglia o vi si sia recato per decisione personale quando già era adulto, non sappiamo. Ma è un particolare che non impedisce di capire meglio il contesto storico e le sollecitazioni che lo spinsero a partecipare a quel movimento di riforma ecclesiale e ad essere apprezzato dal clero e dal popolo.
Le sue reliquie sono conservate in una cappella che gli è dedicata nel braccio destro del transetto, in un’urna sotto l’altare. Sopra l’altare un’antica statua lignea lo ritrae barbato, in vesti vescovili, il pastorale in una mano, nell’atto di benedire i fedeli, che lo festeggiano due volte all’anno, il 30 ottobre, suo dies natalis, e il 30 maggio, quando si ricorda la traslazione delle sue ossa nella cappella, compiuta dal vescovo Oberto nel 1250.
San Gerardo di Potenza nacque il Sconosciuto
San Gerardo di Potenza nacque a Picenza
San Gerardo di Potenza morì il 30/10/1119
- Potenza (Basilicata)
San Gerardo di Potenza si festeggia il 30 ottobre