Vulsino (anche Wulfsin o Wulsige) era monaco a Glastonbury sotto S. Dunstan (19 mag.) che fu vescovo di Londra dal 959 al 961 e del quale, in un documento del 998 attribuito a re Etelredo, si dice che amasse Vulsino «come un figlio, con affetto puro». Ottenuta la concessione di un terreno e restaurata l’abbazia di Westminster, Dunstan consigliò re Edgar di porre Vulsino a capo dei monaci: egli fu così nominato primo abate nel 980 circa. Secondo il Martirologio di Wynkyn de Worde fu «vescovo e confessore di sangue nobile nella città di Londra; per la virtù mostrata in giovinezza gli amici lo inviarono a Westminster, dove divenne abate, e poi vescovo di Sherborne; uomo di vita rigorosa, di grande perfezione e molti miracoli».
Vulsino arrivò a Sherborne nel 992 o 993 e sembra che volesse fin dall’inizio fare cambiamenti radicali in quella che era una delle più grandi diocesi del Wessex. Il documento di Etelredo lo autorizzava a rimuovere i canonici regolari e a sostituirli con monaci benedettini. Nei luoghi ove la chiesa cattedrale della diocesi era anche chiesa abbaziale, le cariche di abate e vescovo a quel tempo non si separavano: egli così ricoprì anche la carica di abate, sebbene l'amministrazione dell’abbazia fosse affidata a un priore in nome del vescovo-abate. William di Malmesbury ricorda che Vulsino mise in guardia i suoi monaci dalle difficoltà che l’unione dei due mandati avrebbe causato in futuro.
Nella pagina del Messale di Sherborne dedicata alla sua festa è raffigurato mentre riceve monaci in abito nero alla sua destra e respinge i canonici vestiti con mantelli di pelo bianco relegandoli alla sua sinistra (dal momento che questi ultimi furono poi accolti in un palazzo sontuoso da un altro vescovo, probabilmente S. Osmund, a Old Sarum, non si può dire che siano stati proprio cacciati fuori nelle tenebre!).
L’influenza della rinascita benedettina, che partiva da Cluny, si può toccare con mano nei suoi progetti per la ricostruzione dell’abbazia di Sherborne, particolarmente nel vasto chiostro nella parte occidentale. I basamenti furono riscoperti durante un restauro del XIX secolo, sebbene la porta sud nell’attuale parte occidentale risalga al suo tempo.
Da buon monaco Vulsino preferiva scrivere in latino piuttosto che nell’inglese volgare, e impegnò lo studioso Aelfric, in seguito abate del monastero di Cerne Abbas (una ventina di chilometri più a sud), a tradurre in inglese una lettera pastorale, affinché il suo clero potesse leggerla: vi si trattava di osservanza e comportamento. Questa decisione rivela molto buon senso, giacché il rinnovamento monastico del quale egli era un importante rappresentante suscitava interesse anche oltre i circoli monastici, tra il clero rurale e i loro parrocchiani: se l’avessero ricevuta in latino non ne avrebbero tratto beneficio.
Fu molto amato e, almeno a livello locale, onorato molto presto come santo, sebbene il suo nome non appaia in calendari medievali. I suoi resti furono posti inizialmente in un sepolcro provvisorio e poi traslati in un luogo d’onore quando la chiesa abbaziale fu pronta a riceverli, nel 1045 o 1050, lo stesso giorno - così si dice - della traslazione di S. Juthwara (28 nov.), uccisa dal fratello, secondo quanto narra la tradizione. La traslazione è raffigurata nel Messale di Sherborne.
San Vulsino morì il 1005
San Vulsino si festeggia il 8 gennaio