Nome
San Vincenzo di Saragozza
Titolo
Diacono e martire
Nascita
III secolo - Saragozza, Spagna
Morte
22/01/0304 - Valencia, Spagna
Ricorrenza
Radio Vaticana
Radio Maria
Radio Rai
Patrono di
Protettore
In breve

San Vincenzo di Saragozza è stato un diacono e martire cristiano, venerato come santo dalla Chiesa cattolica. La sua memoria liturgica si celebra il 22 gennaio. Secondo la tradizione, subì il martirio durante le persecuzioni di Diocleziano intorno all'anno 304. La sua agiografia è ricca di episodi di grande coraggio e fede. Si racconta che, nonostante le atroci torture subite, San Vincenzo mantenne una serenità tale da impressionare perfino il suo carceriere, che si convertì al cristianesimo. Dopo la sua morte, il culto di San Vincenzo si diffuse rapidamente in tutta la cristianità, divenendo patrono di molte città e di diverse categorie professionali, tra cui i vittori. La sua figura è spesso rappresentata con la palma del martirio e la graticola, strumento del suo supplizio. La sua reliquia più preziosa, il braccio, si conserva a Valencia, città di cui è patrono. Una delle chiese più famose dedicate a lui è la Basilica di San Vincenzo al Volturno, in Italia, luogo di grande devozione e pellegrinaggio.

Il compatrono di Vicenza, che italiano non era ma spagnolo, fu uno dei martiri più celebri fin dal IV secolo tant’è vero che già Agostino ne parlava in un suo panegirico e i poeti Prudenzio e Venanzio Fortunato nei loro poemi ed inni

Il patronato di san Vincenzo di Saragozza su Vicenza è un esempio clamoroso di uso politico della religione cristiana. Sino al XIV secolo patroni della cittadina erano i santi Felice e Fortunato, martirizzati sotto Diocleziano, rispettivamente a Vicenza e ad Aquileia, e festeggiati il 14 agosto. Le loro reliquie vennero divise a metà e destinate ad Aquileia e a Vicenza. Quelle della città veneta si trovano oggi a Chioggia, dove furono traslate nel primo medioevo sulla scia delle invasioni barbariche. A Vicenza sono conservate nella basilica a loro dedicata, che anticamente fu la prima cattedrale.

San Vincenzo era venerato fin dal XIII secolo, ma non come patrono, in un sacello nel palazzo del Comune che nella riedificazione del 1444 fu mutato in un semplice altare, oggi scomparso; e in una chiesetta che si trovava sulla piazza dei Signori. Nel 1387 Gian Galeazzo Visconti, signore di Milano, diventava signore di Vicenza. Fu proprio in quel periodo che i vicentini, per festeggiare un poco masochisticamente la nuova dominazione, decisero di sostituire i vecchi patroni con il martire spagnolo. Qualcuno ha insinuato una spiegazione etimologica, spiegando che la scelta del nuovo patrono nasceva anche dal desiderio di sottolineare come il suo nome e quello della città derivassero dallo stesso verbo, vincere. Ma è una interpretazione infondata perché di quale vittoria potevano mai gloriarsi se erano passati dalla dominazione degli Scaligeri a quella dei Visconti? D’altronde, Vincentius, tradotto poi in Vincenzo, era il derivato in ius del participio presente vincens, vincentis del verbo vincere, mentre Vicenza deriva dall’antico Vicetia, poi trasformato in Vicentia per l’analogia con la serie dei nomi in -entia; Vicetia a sua volta è una formazione venetica derivata dall’indo-europeo weik (da cui il latino vicus) che designava l’unità superiore alla famiglia, cioè il villaggio. 

In ogni modo il primo documento comunale che lo definisce patrono principale risale al 25 luglio 1390. Qualche anno dopo, nel 1397, Gian Galeazzo Visconti donò al Comune il terreno su cui sorgeva la Camera fiscale, quella che noi oggi chiamiamo intendenza di finanza, perché venisse ampliata e ricostruita la chiesetta di San Vincenzo e dedicata anche a san Luca, alla cui festa il suo esercito era entrato vittorioso in Verona, e a sant’Orsola e compagne perché nel loro dies natalis, il 21 ottobre 1387, Vicenza gli si era consegnata.

La chiesa, poi rifatta nel XVII secolo, conserva della chiesetta primitiva le tre statue della facciata, dedicate a Vincenzo, Felice e Fortunato, e alcuni frammenti di affreschi sull’arcone che divide la cappellina trecentesca dal locale settentrionale. Nella statua sul timpano della facciata Vincenzo appare con la dalmatica di diacono, la palma del martirio nella mano destra e un modellino della città: attributi che ritroviamo generalmente nella sua iconografia, come ad esempio nella pala secentesca di Alessandro Maganza nella chiesa di San Vincenzo a Thiene.

Su san Vincenzo di Saragozza fu scritta qualche decennio dopo la sua morte una Passio che è andata perduta ma il cui contenuto è stato tramandato non soltanto da Agostino, Prudenzio e Venanzio Fortunato, ma anche da una redazione successiva, della fine del III secolo, raccolta nel Pasionario hispanico. Certo, le Passiones sono generalmente delle amplificazioni degli Atti originari con aggiunte di prodigi e torture spesso non molto credibili; e a questi schemi obbedisce anche quella di san Vincenzo, che tuttavia testimonia l’esistenza di un martire spagnolo al tempo di Diocleziano, che era diacono e seppe testimoniare la sua fede.

Secondo questo racconto Vincenzo era nato a Huesca, nei pressi dei Pirenei, da una famiglia consolare. Destinato alle lettere, il giovane venne affidato per l’istruzione al vescovo Valerio di Saragozza. Il ragazzo si dimostrò un ottimo allievo tanto da meritarsi, crescendo, la prestigiosa carica di arcidiacono, di diretto collaboratore del vescovo con il consueto incarico di amministrare i beni della Chiesa e di somministrare il battesimo. Il vescovo, che aveva difetti di pronuncia ed era molto timido, gli diede anche l’incarico di predicare il Vangelo in suo nome.

Quando si scatenò la persecuzione di Diocleziano, Valerio e Vincenzo furono arrestati e condotti a Valenza davanti al prefetto della provincia, Daciano, che cercò di convincerli a sacrificare agli dei. Vincenzo, abituato a parlare a nome del vescovo, si rifiuta di abiurare in un drammatico colloquio che si conclude con l’esilio di Valerio e con l’ordine di torturare il suddiacono il quale viene tormentato con il cavalletto, poi con uncini ed unghie, con il fuoco, la graticola, e le lamine infuocate. Ma il martirio non fiacca la resistenza di Vincenzo.

Irritato, Daciano lo manda in una prigione dove lo fa distendere, incatenato, sopra i cocci di vasi rotti. Qui avviene il celebre miracolo: le catene si spezzano, i cocci si mutano in fiori; luce e profumo inondano le tenebre mentre gli angeli scendono dal cielo a consolare Vincenzo.

Quando il terribile prefetto seppe del prodigio, decise di mutare tattica e di vincere il diacono concedendogli favori: ordinò di deporlo su un soffice letto permettendogli di ricevere gli amici. Ma Vincenzo, beffandolo per l’ultima volta, morì il 22 gennaio 304, che è diventato la sua festa liturgica.

Indispettito, Daciano ordinò che il corpo del martire fosse gettato in un campo deserto, in pasto agli animali. Ma il Signore rispose alla sua malvagità mandando un corvo a vegliarlo e a difenderlo contro le fiere. Il prefetto lo fece allora rinchiudere in un sacco appesantito da un sasso e gettare in mare. Ma il masso, come nella Passio di santa Cristina di Bolsena, galleggiò sulle acque permettendo alle onde di depositare il corpo su una spiaggia dove venne ritrovato da alcuni cristiani dopo che il santo era apparso in sogno a un uomo e a una donna rivelando il luogo dove si trovava.

Le reliquie rimasero a Valenza fino all’invasione dei Mori, quando alcuni fedeli decisero di trasportarle in Portogallo, nascondendole su un promontorio che si è poi chiamato capo di San Vincenzo. Finita la guerra nel 1147, il re Alfonso I le fece ricercare e poi trasportare a Lisbona dove nel 1173 furono definitivamente sepolte nella cattedrale. Saragozza ebbe invece la tunica insanguinata del martire. Altre reliquie sono sparse per il mondo, fra cui la falange racchiusa in un artistico reliquiario e custodita nella chiesa vicentina di Santa Corona e che una volta, nel giorno della sua festa, veniva portata in processione fino al salone della Ragione dove il clero assisteva alla Messa. Diceva allora il popolo che i preti andavano a cacciare dal palazzo della Ragione – il tribunale – il demonio delle false testimonianze. Successivamente, a partire dal 1816 la celebrazione eucaristica venne spostata nella cattedrale.

Oggi san Vincenzo di Saragozza è considerato compatrono minore dopo la Madonna di Monte Berico, venerata nell’omonimo santuario sopra la città.