Nome
San Sergio di Radonez
Nome di battesimo
Sergij Radonežskij
Titolo
Religioso ed eremita
Nascita
1315 circa - Rostov, Russia
Morte
25/09/1392 - Sergiev Posad, Russia
Ricorrenza
Radio Rai
In breve

San Sergio di Radonez, noto anche come Sergij Radonežskij, è stato uno dei più venerati santi della Chiesa ortodossa russa. Nato intorno al 1314 in Rostov, Russia, divenne monaco all'età di 20 anni e si trasferì nella foresta vicino a Radonez con il fratello Stefano per condurre una vita di preghiera e penitenza. Dopo la morte del fratello, Sergio rimase solo e fondò quello che diventerebbe il Monastero della Trinità, punto di partenza per la rinascita spirituale e monastica della Russia. Sergio è noto per aver sostenuto il principe Dmitrij Donskoj prima della battaglia di Kulikovo contro i mongoli, evento che segnò l'inizio della liberazione russa dal giogo tartaro-mongolo. Si dice che abbia compiuto molti miracoli, tra cui la guarigione dei malati e la profezia di eventi futuri. Morì nel 1392 e fu canonizzato dalla Chiesa ortodossa nel 1452. La sua figura è ancora oggi simbolo di umiltà e di dedizione alla vita spirituale.

«Non siate tristi, fratelli, ma preservate la purezza del corpo e dell’anima e amate in modo disinteressato» (Testamento).

Nacque a Rostov, a nordest di Mosca, nel 1314 e fu battezzato con il nome di Bartolomeo. Inviato alla scuola parrocchiale, incontrò gravi difficoltà nell’apprendimento, fin quando non s’imbatté in un vecchio saggio che gli offrì la prosforà, il pane consacrato degli ortodossi. Il ragazzo lo mangiò e, ritornato a casa, cominciò a leggere speditamente il Salterio. All’età di 14 anni si spostò a Radonež, dove insieme con il fratello Stefano si ritirò in un luogo deserto dedicandosi alla preghiera e al digiuno. Costruirono poi una cappella alla Santissima Trinità, che divenne il centro della futura laura. Rimasto solo, emise i voti e prese il nome di Sergio, vivendo a lungo in solitudine. La sua vita ascetica, tuttavia, gli attirò numerosi discepoli. Per la sua profonda umiltà non voleva essere né igumeno né sacerdote, ma i confratelli lo costrinsero ad accettare l’elezione. Giunta la sua fama fino a Costantinopoli, il patriarca gli inviò il paramandio, un fazzoletto su cui erano raffigurati la croce e gli strumenti della passione di Cristo, e lo schima, la veste dei monaci che hanno raggiunto un alto grado di ascesi. Da lui si recò anche il principe Dmitrij Ivanovič con il suo esercito. Con la sua benedizione i russi vinsero la battaglia di Kulikov, che segnò l’inizio della liberazione del Paese dal dominio dei tartari. Morì nel 1392 e ancora oggi è un punto di riferimento per la spiritualità e la cultura russa.