Nome
San Pancrazio
Titolo
Martire
Nascita
- Sinnada, Frigia, Asia Minore
Morte
12/05/0304 - Roma
Ricorrenza
Radio Rai
Patrono di
In breve

San Pancrazio, nato intorno al 289 d.C. a Roma, è venerato come santo martire nella Chiesa cattolica. La sua breve vita è stata segnata da un gesto di immenso coraggio: il rifiuto di rinnegare la sua fede cristiana davanti all'imperatore Diocleziano, che lo condannò a morte. Pancrazio aveva solo 14 anni quando subì il martirio, il 12 maggio 304 d.C., e proprio per la sua giovane età è divenuto il patrono dei bambini e degli adolescenti, ma anche dei giuramenti e delle promesse, in particolare quelle matrimoniali. La sua tomba, situata sulla via Aurelia a Roma, divenne presto meta di pellegrinaggio e il luogo in cui sorse la Basilica di San Pancrazio. Una curiosità riguardante il culto di San Pancrazio è legata alla superstizione popolare: in alcune regioni italiane si ritiene che porti fortuna toccare una statua del santo o possedere un'immaginetta raffigurante il giovane martire. Inoltre, San Pancrazio è protettore degli avvocati, dei notai e dei testimoni, in quanto simbolo di verità e integrità.

Il martire romano è considerato non soltanto uno dei patroni della gioventù in genere e in particolare della Gioventù Italiana di Azione Cattolica ma anche delle promesse e dei giuramenti, e in Spagna dei disoccupati 

Lungo la via Aurelia, là dove costeggia la villa Doria Pamphili poco dopo il Gianicolo, si apre al visitatore una delle tante oasi di quiete di cui è costellata Roma grazie alle sue chiese e catacombe: lungo un vialetto silenzioso si arriva alla basilica di San Pancrazio fuori le mura, visitata da numerosi spagnoli perché il martire è molto venerato nella penisola iberica, specie in Andalusia, per motivi che nulla hanno a che fare con la sua storia. Viene considerato il patrono dei disoccupati che usano mettere un mazzetto di prezzemolo accanto a una sua statuetta. L’usanza parrebbe la sopravvivenza di un culto pagano a un dio della fertilità se non sapessimo che è nata nell’Ottocento con la prima rivoluzione industriale; ma spesso gli archetipi suscitano nell’inconscio collettivo identiche immagini a distanza di secoli.

In Italia invece si venera san Pancrazio come uno dei patroni della gioventù in genere e in particolare della Gioventù Italiana di Azione Cattolica che ogni anno, alla festa del 12 maggio, si reca sulla sua tomba per rinnovare i propri impegni di apostolato. E infine lo si considera, secondo una tradizione che risale al primissimo medioevo, come patrono delle promesse e dei giuramenti. San Gregorio di Tours riferisce che alla sua tomba accorrevano i romani che volevano prosciogliersi con un giuramento da qualche accusa: il martire era considerato uno dei più terribili punitori degli spergiuri.

La zona dove oggi sorge la basilica si chiamava all’inizio del IV secolo campo Fonteiano: nel III secolo i cristiani vi avevano scavato il cimitero sotterraneo di Ottavilla che prese il nome di catacombe di San Pancrazio perché su di esso venne decapitato all’inizio del IV secolo il martire, poi sepolto al suo interno.

Di lui non abbiamo altre notizie documentate perché la Passio molto tarda (VI-VII secolo) fu probabilmente redatta da qualche addetto alla basilica che la infarcì di errori grossolani di cronologia; sicché quel che vi si narra va considerato come una pia leggenda dove è impossibile sceverare la storia dalla favola edificante.

Secondo la Passio Pancrazio era nato a Sinnada, in Frigia, ai tempi di Valeriano e Gallieno (254-260), da genitori pagani di origine romana. Aveva ricevuto un nome degno di Zeus, che era detto Pancrátès, ovvero l’onnipotente: da pân, tutto, e krátos, forza. Rimasto orfano in tenera età, era stato affidato allo zio paterno, Dionisio, che dopo qualche anno l’aveva condotto a Roma dove il giovinetto possedeva una villa sul Celio. Vi conobbero papa Cornelio (251-253) che li convertì e battezzò. Morto lo zio, Pancrazio venne arrestato qualche anno dopo in seguito all’Editto di Diocleziano contro i cristiani (303-305): siccome come minorenne non era ancora perseguibile – avrebbe avuto quindici anni secondo la leggenda che non si cura della cronologia – fu condotto davanti all’imperatore che, dopo aver tentato inutilmente di farlo sacrificare agli dei, ne ordinò la decapitazione, eseguita al secondo miglio della via Aurelia: era la sera del 12 maggio 304. Poi una santa donna, Ottavilla, lo seppellì nelle catacombe che portavano stranamente il suo nome, secondo il disinvolto redattore della Passio.

Il culto per il giovane martire si diffuse talmente in Roma che papa Simmaco (498-514) costruì in superficie, sopra le catacombe, una basilica cimiteriale: il sepolcro non fu centrato sotto l’altar maggiore, ma rimase ex obliquo rispetto alla navata e addirittura all’esterno del perimetro della basilica, sul lato sinistro del transetto.

San Gregorio Magno fondò accanto alla chiesa un monastero; e Onorio I (625-638) riedificò la basilica traslando il corpo del martire nella cripta semianulare sotto l’altar maggiore che veniva dotato della fenestella confessionis.

Successivamente, nell’850, si portò la testa di san Pancrazio nella basilica di San Giovanni in Laterano per sottrarla a possibili devastazioni dei Saraceni, essendo la chiesa fuori delle mura poco protetta. Nel 1973, grazie a Paolo VI, vi è ritornata, racchiusa nel suo rinascimentale busto argenteo che è stato collocato sul lato destro della basilica, di fronte al descenso alla seconda zona delle catacombe, sopra la quale il martire venne decapitato.

La basilica, fin dai primi tempi, era diventata la meta di un solenne corteo dei neobattezzati che vi convenivano la domenica dopo Pasqua per deporvi la veste candida indossata durante il rito e per rinnovare le promesse battesimali: domenica che venne soprannominata in loro onore «in albis».

Nella basilica, rifatta nel XVII secolo, non c’è nessuna immagine di Pancrazio che risalga al primo medioevo, ma soltanto statue e quadri che risalgono agli ultimi quattro secoli, come il bassorilievo in gesso sulla parete laterale destra, sopra il busto argenteo, che rappresenta la scena della decapitazione mentre un angioletto scende dal cielo portando la palma del martirio e una corona d’alloro. Della fine del secolo scorso sono le quattro grandi tele di Pascal Leheux, sulla parete destra della cappella del Santissimo Sacramento, che rappresentano quattro episodi della vita di san Pancrazio: il quale venne tradizionalmente raffigurato come un giovane romano, talvolta rivestito dalla corazza, con gli attributi della spada con cui fu decapitato e della palma del martirio.

In Germania Pancrazio divenne per un motivo ignoto anche un patrono dei cavalieri tant’è vero che la sua immagine si ritrova frequentemente nei castelli dell’Ordine Teutonico.

Durante la Rivoluzione francese le reliquie del martire furono profanate e disperse; e soltanto nel 1816, grazie alla diligente opera di restauro dei Carmelitani, che sono oggi ancora i custodi della Basilica, i resti delle sue reliquie vennero raccolti insieme con quelli di altri martiri, che avevano subìto la stessa sorte, in una grande urna di porfido e poste sotto la mensa dell’altar maggiore mentre veniva chiusa la fenestella confessionis.

Negli ultimi anni i Padri Carmelitani hanno promosso una cerimonia che si svolge la sera del 12 maggio: il cosiddetto «Corteo del Fiore» durante il quale sfilano i devoti, dai più piccini agli adulti, fino alla testa del santo dove depongono un fiore.