- Lusciano (Campania)
San Luciano di Antiochia è stato un importante teologo e martire del cristianesimo primitivo. Nato intorno al 240 d.C., è stato un presbitero di Antiochia e un noto esegeta, ovvero un interprete delle Sacre Scritture. Si distinse per la sua strenua difesa della dottrina cristiana contro le eresie del tempo, in particolare contro l'arianesimo, che negava la divinità di Cristo. Secondo la tradizione, durante la persecuzione di Massimino Daia, Luciano fu arrestato e sottoposto a tortura. Rifiutandosi di abiurare la sua fede, fu mandato a Nicomedia dove soffrì il martirio per inedia, cioè morendo di fame, nel 312. La sua morte ebbe un grande impatto sulla comunità cristiana e contribuì a rafforzare la fede in Cristo durante un periodo di grande tribolazione per i cristiani. La sua memoria liturgica si celebra il 7 gennaio.
Venerato con il titolo di martire, Luciano ebbe una parte importante nello sviluppo teologico e negli studi biblici del tempo. Nato a Samosata in Siria divenne prete ad Antiochia, studiò retorica e filosofia, dedicandosi interamente allo studio della Scrittura sotto Macario (da non confondersi con i santi che portano questo nome) a Edessa. Si impegnò nel tentativo di correggere e collazionare le varie edizioni corrotte dei testi sacri note al suo tempo. Era molto versato sia nell’ebraico che nel greco ma non si sa con certezza se si sia limitato a mettere a confronto differenti versioni della Settanta o se sia arrivato a stabilire un testo avendolo confrontato con l’ebraico. La sua edizione della Bibbia fu di grande utilità a S. Girolamo (30 set.) per la redazione della Vulgata.
Luciano fondò un’importante scuola teologica ad Antiochia, in Oriente seconda in ordine di tempo solo a quella di Alessandria. Membro della scuola fu Ario, che si definiva discepolo di Luciano (così pure i discepoli di Ario, chiamati “collucianisti”), e così il maestro fu sospettato di eresia.
Luciano venne certamente coinvolto nello scisma di Antiochia e forse ebbe a sostenere per qualche tempo punti di vista non orto dossi, come è suggerito in una lettera enciclica di S. Alessandro (vescovo di Alessandria e strenuo oppositore dell’arianesimo, 18 apr.) e come si può dedurre dal sostegno da lui dato a Paolo di Samosata, condannato come eretico nel 269 in seguito alla controversia in cui era stato coinvolto l’anno precedente al sinodo di Antiochia.
Ritornato in pace con l’ortodossia nel 285, nel 303, anno in cui Diocleziano pubblicò il primo editto contro i cristiani, si trovava a Nicomedia in Bitinia, dove fu imprigionato a causa della sua fede e rimase in carcere per altri nove anni fino alla morte. Condotto davanti al governatore (o forse all'imperatore stesso) fece un’intrepida difesa della fede cristiana, e sembra che a un secondo interrogatorio abbia risposto semplicemente: «Sono cristiano».
Morì d’inedia o di spada, a Nicomedia, il 7 gennaio 312, e il suo corpo fu portato a Depranum, più tardi ribattezzata da Costantino Elenopoli in onore della madre. Il suo culto è antico, come testimoniano sia Eusebio (che ne loda la cultura teologica) che Giovanni Crisostomo (13 set.).
Una leggenda successiva racconta che affogò in mare e il suo corpo fu riportato sulla spiaggia da un delfino; non si sa come questo episodio di folklore pagano abbia potuto essere collegato al suo nome.
La sua impostazione esegetica e teologica è conosciuta più dalle opere dei suoi discepoli che a partire da testi conservati a lui attribuibili. Il suo metodo esegetico tiene maggiormente conto del senso letterale del testo, distinguendosi in ciò da esegeti di area alessandrina, come Origene. In teologia egli parte dai dati biblici e non da proposizioni astratte, il che lo rende un lontano precursore della Riforma e un esempio per i migliori teologi cattolici di tutte le generazioni.