Santa Giuseppina Bakhita, nata in Sudan intorno al 1869, ha avuto un percorso di vita straordinario che l'ha portata dalla schiavitù alla santità. Rapita all'età di circa 7 anni, ha vissuto il dolore e l'umiliazione della schiavitù, venendo venduta e comprata più volte. La sua vita cambiò quando arrivò in Italia, al servizio della famiglia Michieli. Qui, Giuseppina entrò in contatto con la fede cattolica e decise di farsi battezzare, prendendo il nome di Giuseppina. Nel 1896 entrò nella congregazione delle Suore Canossiane e dedicò il resto della sua vita al servizio degli altri. Fu canonizzata da Papa Giovanni Paolo II il 1° ottobre 2000. La sua storia è un potente esempio di resilienza e di fede profonda, capace di trasformare la sofferenza in amore e dedizione verso il prossimo. È particolarmente venerata come patrona dei sopravvissuti alla schiavitù e delle vittime della tratta degli esseri umani.
«Vedendo il sole, la luna e le stelle, dicevo tra me: “Chi è mai il Padre di queste belle cose?”. E provavo una grande voglia di vederlo, di conoscerlo e di prestargli omaggio».
Nacque in uno sperduto villaggio del Sudan, Bakhita, la bambina di colore che approdò in Italia dopo vicende assurde che ancora oggi si ripetono. A sette anni venne rapita dai mercanti di schiavi che più volte la vendettero nei mercati di El Obeid e Kartoum. Alla fine venne acquistata dal console italiano che, al ritorno in patria, la portò con sé. Allo sbarco a Genova il diplomatico donò la ragazza ai coniugi De Michieli che ebbero una bimba che venne affidata alle cure di Bakhita. In occasione di un viaggio, lasciarono la figlia e la bambinaia presso le suore canossiane a Venezia. Ed è qui che la giovane conobbe quel Dio la cui presenza fin da bambina sentiva nel cuore. Ritornò la padrona per riprendesi la bambina e la schiava. Bakhita, tuttavia, fu irremovibile. Aveva ormai deciso di restare con le canossiane. Dopo alcuni mesi di catecumenato ricevette i sacramenti dell’iniziazione cristiana. Quel giorno la sua gioia era incontenibile. Più tardi la si vide spesso baciare il fonte battesimale e ripetere: «Qui sono diventata figlia di Dio!». L’8 dicembre 1896 emetteva i voti che la consacravano per sempre al Signore. Trascorse il resto della vita nella casa delle canossiane a Schio. La sua umiltà e la sua semplicità conquistavano piccoli e grandi. Amava ripetere: «Siate buoni, amate il Signore, pregate per quelli che non lo conoscono». Morì l’8 febbraio 1947 e appena si sparse la notizia una grande folla accorse per vedere e venerare l’ultima volta la «Madre Moretta».
Santa Giuseppina Bakhita nacque a Olglossa, Darfur, Sudan
Santa Giuseppina Bakhita morì il 08/02/1947
Santa Giuseppina Bakhita si festeggia il 8 febbraio