Nome
Santa Giuseppina Bakhita
Titolo
Vergine
Nascita
- Olglossa, Darfur, Sudan
Morte
08/02/1947 - Schio, Vicenza
Ricorrenza
In breve

Santa Giuseppina Bakhita, nata in Sudan intorno al 1869, ha avuto un percorso di vita straordinario che l'ha portata dalla schiavitù alla santità. Rapita all'età di circa 7 anni, ha vissuto il dolore e l'umiliazione della schiavitù, venendo venduta e comprata più volte. La sua vita cambiò quando arrivò in Italia, al servizio della famiglia Michieli. Qui, Giuseppina entrò in contatto con la fede cattolica e decise di farsi battezzare, prendendo il nome di Giuseppina. Nel 1896 entrò nella congregazione delle Suore Canossiane e dedicò il resto della sua vita al servizio degli altri. Fu canonizzata da Papa Giovanni Paolo II il 1° ottobre 2000. La sua storia è un potente esempio di resilienza e di fede profonda, capace di trasformare la sofferenza in amore e dedizione verso il prossimo. È particolarmente venerata come patrona dei sopravvissuti alla schiavitù e delle vittime della tratta degli esseri umani.

«Vedendo il sole, la luna e le stelle, dicevo tra me: “Chi è mai il Padre di queste belle cose?”. E provavo una grande voglia di vederlo, di conoscerlo e di prestargli omaggio».

Nacque in uno sperduto villaggio del Sudan, Bakhita, la bambina di colore che approdò in Italia dopo vicende assurde che ancora oggi si ripetono. A sette anni venne rapita dai mercanti di schiavi che più volte la vendettero nei mercati di El Obeid e Kartoum. Alla fine venne acquistata dal console italiano che, al ritorno in patria, la portò con sé. Allo sbarco a Genova il diplomatico donò la ragazza ai coniugi De Michieli che ebbero una bimba che venne affidata alle cure di Bakhita. In occasione di un viaggio, lasciarono la figlia e la bambinaia presso le suore canossiane a Venezia. Ed è qui che la giovane conobbe quel Dio la cui presenza fin da bambina sentiva nel cuore. Ritornò la padrona per riprendesi la bambina e la schiava. Bakhita, tuttavia, fu irremovibile. Aveva ormai deciso di restare con le canossiane. Dopo alcuni mesi di catecumenato ricevette i sacramenti dell’iniziazione cristiana. Quel giorno la sua gioia era incontenibile. Più tardi la si vide spesso baciare il fonte battesimale e ripetere: «Qui sono diventata figlia di Dio!». L’8 dicembre 1896 emetteva i voti che la consacravano per sempre al Signore. Trascorse il resto della vita nella casa delle canossiane a Schio. La sua umiltà e la sua semplicità conquistavano piccoli e grandi. Amava ripetere: «Siate buoni, amate il Signore, pregate per quelli che non lo conoscono». Morì l’8 febbraio 1947 e appena si sparse la notizia una grande folla accorse per vedere e venerare l’ultima volta la «Madre Moretta».