San Giulio d'Orta, noto anche come Giulio di Novara, è una figura cristiana venerata principalmente in Piemonte, in Italia. Secondo la tradizione, San Giulio avrebbe vissuto durante il IV secolo dopo Cristo e sarebbe stato un missionario itinerante insieme a suo fratello Giuliano. Si narra che i due fratelli abbiano costruito ben 99 chiese. La centesima, che Giulio desiderava edificare su un'isola del Lago d'Orta, fu completata proprio da lui dopo un miracoloso attraversamento a piedi sulle acque del lago. L'isola, oggi nota come Isola di San Giulio, ospita un'antica basilica dedicata al santo, che è diventata un luogo di pellegrinaggio e meditazione. La sua festa liturgica viene celebrata il 31 gennaio. La leggenda vuole che San Giulio, dopo aver scacciato i serpenti dal luogo, vi fondò un monastero che sarebbe diventato un importante centro religioso e culturale del medioevo. La sua figura è legata a temi di pace e di lotta contro il male, rappresentati dai serpenti che, secondo la credenza popolare, infestavano l'isola prima della sua venuta.
In una suggestiva isoleita al centro del lago d’Orta è sepolto l’evangelizzatore dell’alto Novarese che insieme col fratello Giuliano proveniva dalla Grecia e in quel luogo costruì una basilica in onore dei dodici apostoli
Sul lago d’Orta, uno dei luoghi più dolci del Piemonte, è sepolto san Giulio in una basilica ricca di opere d’arte di ogni secolo, che si trova nell’omonima isoletta insieme col monastero, abitato ora dalle monache benedettine. Poco di certo sappiamo di lui se non che fu l’evangelizzatore dell’alto Novarese insieme con il fratello Giuliano, poiché la Vita che possediamo è molto tarda – risale all’VIII secolo – e contiene anche notizie leggendarie e poco credibili: ma è opportuno raccontarla perché ha ispirato l’immaginario collettivo della zona, usanze e patronati.
Era nato nel IV secolo, come il fratello Giuliano, nell’isola d’Egina, nei pressi del Peloponneso. Fu ordinato presbitero e il fratello diacono. Avevano appena cominciato a svolgere la loro missione quando si scatenò la persecuzione degli ariani, secondo i quali non vi era eguaglianza fra le tre Persone della Ss. Trinità poiché il Figlio era stato creato dal Padre.
Costretti a emigrare, sbarcarono dopo un viaggio avventuroso sulle coste dell’Istria da dove s’incamminarono verso Milano. L’imperatore Teodosio, dopo averli accolti benevolmente, consegnò loro un rescritto che li autorizzava ad evangelizzare, con l’appoggio delle autorità locali, i territori in cui si fossero recati. Giunsero dapprima a Roma stabilendosi in una località a cinque chilometri dalla città, detta Aquae Salviae e oggi nota come Tre Fontane, particolarmente cara ai Greci perché vi era stato martirizzato san Paolo, come si è già narrato. Vi compirono molti miracoli e guarigioni, meritandosi la fama di taumaturghi. Poi percorsero tutto il Lazio erigendovi basiliche, dedicando altari, battezzando migliaia di convertiti.
Dal Lazio risalirono verso l’Italia settentrionale fino al Piemonte, giungendo in un luogo chiamato Gaudanum, l’attuale Gozzano, dove decisero di fondare una chiesa dedicata a san Lorenzo con la collaborazione della gente del luogo. Mentre tutti stavano affacendandosi, arrivarono alcuni uomini a bordo di un carro che, vedendo quella scena, si dissero preoccupati: «Speriamo che questa gente non ci costringa ad aiutarli! Per evitare il rischio mettiamo uno di noi sdraiato sul carro. Diremo loro che abbiamo un cadavere da seppellire».
Quando giunsero all’altezza del cantiere, Giulio e Giuliano li pregarono di trattenersi qualche giorno per aiutarli. «Non possiamo indugiare a lungo» risposero «perché trasportiamo sul carro un compagno morto». «Fate attenzione» esclamarono i due santi «che quanto dite, mentendo, non accada davvero». Si erano appena allontanati da Gozzano quando si accorsero che il loro compagno non respirava più.
Giulio divenne presto famoso per i miracoli. Cominciò col riattaccare il pollice a un muratore che si era inavvertitamente ferito con la scure, come narra uno degli affreschi della Trinità che risalgono al XV secolo e sono conservati nella navata sinistra della basilica di San Giulio d’Orta. Per questo motivo il santo è venerato nell’alto Novarese come patrono dei muratori.
In una formella lignea della fine del secolo XV è raffigurato un altro miracolo. Un giorno un lupo, uscito dai boschi vicini, sbranò uno dei buoi che trainavano il carro carico di materiali da costruzione per la chiesa di Gozzano. Il santo, prontamente accorso, richiamò la fiera aggiogandola al posto dell’animale ucciso. Sicché diventò in quella zona anche protettore contro i lupi, come testimonia la notizia di un pellegrinaggio dei parrocchiani di Anzola all’isola di San Giulio per scongiurare le incursioni di quegli animali.
I due fratelli si recarono poi sul lago Maggiore, nella cittadina di Stazona, l’attuale Angera, da dove videro un’isoletta. «Potremmo trasferirci su quell’isola costruendovi una chiesa e là vivere fino alla fine della nostra vita terrena» esclamò Giuliano. Ma Giulio, il quale profeticamente sapeva che in quel luogo, sei secoli dopo, sarebbe stato ucciso barbaramente sant’Arialdo per ordine del suo vescovo, gli rispose: «No, assolutamente no; ecco, vengono giorni in cui il lupo e la volpe prenderanno come preda il maiale e il gallo. Alziamoci e andiamo via di qui».
Ripreso il cammino, giunsero sul lago d’Orta, che dista poche miglia dal Maggiore, e videro un’altra isoletta dove «non abitava nessuno». Per divina ispirazione Giulio decise di costruirvi una basilica in onore dei dodici apostoli. Ma non sapeva come fare per raggiungerla perché nei dintorni non c’era neppure una barca. Allora, inginocchiatosi a terra, pregò: «Signore, poiché su questa riva non trovo alcuna imbarcazione, concedimi grazie alla tua potenza di usare oggi questo mio mantello quasi fosse una piccola imbarcazione, così che protetto dalla tua destra riesca ad attraversare incolume le onde». Fatto il segno della Croce, salì col suo bastone sul mantello che miracolosamente lo condusse come una minuscola barca fino all’isoletta. Un analogo miracolo, come ricorderete, fecero san Francesco di Paola, attraversando lo stretto fra Sicilia e Calabria, e san Giuseppe da Leonessa attraversando un fiume.
L’isola era così piena di serpi velenose che nessuno fino ad allora aveva osato avventurarvisi. La scena fu dipinta in un altro suggestivo affresco della basilica: vi si vede il santo navigare sul mantello mentre dalla roccia in mezzo al lago spuntano sibilanti delle serpi che tentano di respingerlo. Ma san Giulio, armato soltanto del segno della Croce, riuscì a debellarle dicendo: «Vi ordino nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo di allontanarvi da questo luogo e di lasciarlo a me, servo di Cristo, perché vi abiti e nel nome del Signore vi costruisca una chiesa dedicata ai dodici apostoli».
Un giorno il santo, che non aveva ancora finito di costruire la basilica, si recò in terraferma a visitare il fratello che aveva invece ultimato la chiesa di Gozzano. Giuliano lo accolse dicendogli: «Fratello, vedi che tutto è compiuto. È in costruzione soltanto il sepolcro nel quale tu possa giacere nel tempo del riposo». Ma Giulio, che profeticamente conosceva l’avvenire, gli rispose: «Fa’, fa’ pure in fretta perché tu stesso devi esservi deposto». E così avvenne. La sua festa liturgica cade il 7 gennaio.
Successivamente giunse all’isola, dove ormai la basilica era stata completata, il senatore milanese Audenzio, che dall’imperatore era stato nominato governatore di quelle terre, offrendogli tutto il suo aiuto. Giulio lo ringraziò soggiungendo: «Figlio, facciamo qui, accanto a te, un sepolcro nel quale tu dopo la morte possa riposare». «Ma io l’ho già preparato a Milano» obiettò il senatore. «Credimi» insistette Giulio «desidero proprio che il tuo corpo sia posto nel sepolcro qui accanto al mio.» L’episodio del loro incontro fu raffigurato in un bell’affresco di Scuola gaudenziana dove Giulio appare con una barba di patriarca mentre Audenzio ha l’aspetto di un giovane dai tratti femminei e con i capelli lunghi.
Il santo morì poco dopo e fu sepolto nella basilica il 31 di gennaio, che divenne la sua festa. Molti anni dopo anche il beato Audenzio morì a Milano dove per una forza misteriosa non si riusciva a seppellirlo. Allora i familiari, rammentando quanto il santo gli aveva detto, lo portarono sull’isola dove, sant’Elia di Sion, il successore di Giulio, riuscì finalmente a deporlo nel sepolcro il 7 dicembre.
San Giulio d'Orta si festeggia il 31 gennaio