La Natività di San Giovanni Battista, celebrata il 24 giugno, è una festività particolarmente sentita nella tradizione cristiana. È uno dei pochi santi a cui la Chiesa celebra la nascita anziché la morte (martirio). Secondo le narrazioni evangeliche, Giovanni Battista è il precursore di Gesù, colui che prepara la strada all'arrivo del Messia. La sua figura è avvolta da eventi prodigiosi fin dalla concezione; infatti, la madre Elisabetta era sterile e in età avanzata quando, secondo le Scritture, l'angelo Gabriele annunciò la sua nascita. Inoltre, il padre Zaccaria recuperò la voce, persa per incredulità, solo dopo aver scritto il nome del figlio, Giovanni, come indicato dall'angelo. Una curiosità riguardante San Giovanni Battista è che, tradizionalmente, si crede che la sua nascita sia stata esattamente sei mesi prima di quella di Gesù, motivo per cui la celebrazione avviene a giugno, mentre la Natività di Cristo è a dicembre. Giovanni è noto per il suo stile di vita ascetico, il battesimo nel fiume Giordano e la sua predicazione che invitava alla conversione e al pentimento in vista della venuta del Regno di Dio. La sua decapitazione per mano di Erode Antipa è divenuta un simbolo del martirio per la verità.
Ultimo dei profeti ebrei, è detto il precursore del Cristo; ma sulla sua figura storica si sono poi innestate molte leggende mentre la sua festa, a causa della coincidenza con i giorni del solstizio estivo, ha recepito tradizioni e usanze della religione cosmica precristiana
Come i grandi profeti dell’Antico Testamento anche Giovanni Battista è venerato dalla Chiesa e ha il privilegio, condiviso con la Madonna, di essere festeggiato non soltanto nel giorno della morte, il 29 agosto, che commemora la sua decollazione, ma anche in quello della nascita, fissato il 24 giugno, cioè sei mesi prima della nascita del Cristo, secondo una tradizione che risale all’inizio del IV secolo, quando per contrastare la diffusione della religione solare in Roma i cristiani fissarono il Natale al 25 dicembre, che fino ad allora era il Natalis Solis Invicti.
Il Battista è uno dei santi più popolari sia in Oriente che in Occidente. In Italia è patrono delle diocesi di Firenze, Imperia e Ragusa e della città di Torino (la diocesi dal 1942 è stata consacrata a Maria Santissima Consolata) e in suo onore si svolgono feste in tutt’Italia. Molte città sostengono di possedere parti del suo corpo che secondo la tradizione venne trasportato, privo del capo, e sepolto a Sebaste in Samaria dove sorsero due chiese in suo onore. Nel 361-362, ai tempi dell’imperatore Giuliano, il suo sepolcro venne profanato dai pagani che bruciarono il corpo disperdendone le ceneri al vento. Ma a Genova si conservano nella cattedrale di San Lorenzo proprio quelle ceneri portate dall’Oriente nel 1098. La testa a sua volta, che si trovava per qualche storiografo a Costantinopoli, per altri a Emesa, si sarebbe sdoppiata in due teste, una delle quali giunta a Roma nel XII secolo e l’altra ad Amiens nel XIII. A Roma la si custodirebbe senza la mandibola nella chiesa di San Silvestro in Capite, mentre la cattedrale di San Lorenzo di Viterbo avrebbe il Sacro Mento. Non si contano inoltre i denti, le braccia e le dita diffusi in centinaia di chiese europee.
Giovanni, che nell’ebraico Iehôhanan significava «Dio è propizio», era nato in una famiglia sacerdotale: suo padre Zaccaria, come racconta Luca, era della classe di Abia e la madre discendeva da Aronne. Osservavano tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Ma non avevano figli perché Elisabetta era sterile e ormai avanti negli anni. Un giorno, mentre Zaccaria offriva l’incenso nel tempio, comparve l’arcangelo Gabriele dicendogli: «Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio che chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza e molti si rallegreranno della sua nascita poiché egli sarà grande davanti al Signore: non berrà vino né bevande inebrianti, sarà pieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Camminerà innanzi con lo spirito e la forza di Elia per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto». Zaccaria, sconcertato, gli domandò: «Come posso conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanzata negli anni». E l’arcangelo gli rispose: «Io sono Gabriele che sto al cospetto di Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annunzio. Ed ecco, sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno perché non hai creduto alle mie parole, le quali si adempiranno a loro tempo».
Dopo quella visione Elisabetta concepì un figlio. Al sesto mese Gabriele fu mandato a Nazaret ad annunciare a Maria la maternità del Cristo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella vecchiaia ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria si recò da Elisabetta che sentì il bambino sussultare di gioia nel suo seno. Questo episodio evangelico venne amplificato da una leggenda secondo la quale Gesù e «Giovannino» si sarebbero incontrati con la rispettive madri al ritorno dall’Egitto della Sacra Famiglia, scena dipinta da molti pittori.
Quando, Giovanni nacque, il padre riacquistò la voce. Il figlio trascorse molti anni nel deserto fino a quando, nell’anno decimoquinto dell’impero di Tiberio, riapparve lungo il Giordano «predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati». Indossava un vestito di pelo di cammello e si cibava di locuste e di miele selvatico (Matteo 3,4). Con quella tunica di cammello stretta in vita da una cintura di cuoio è stato in genere rappresentato nell’iconografia orientale, dove appare emaciato e smunto, con i capelli arruffati e la barba lunga. In Occidente è invece rivestito di una pelle di capra o di montone, fissata alla spalla da una fibbia, e porta l’agnello crocifero o poggiato su un libro o raffigurato in un medaglione oppure nell’atto di versare il sangue in un calice posto ai suoi piedi, in ricordo delle parole con cui egli accolse il Cristo sulla riva del Giordano: «Ecco l’agnello di Dio che porta i peccati del mondo».
Giovanni Battista si presenta, secondo i Vangeli canonici, come il precursore del Cristo: «Io vi battezzo con acqua;» dice in quello di Luca «ma viene uno che è più forte di me, al quale io non sono degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali; costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco». Giovanni l’Evangelista narra a sua volta che ai sacerdoti e leviti che si erano recati sul Giordano per interrogarlo egli negò di essere il messia e il profeta Elia soggiungendo: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia... Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, al quale io non sono degno di sciogliere il legaccio del sandalo». Il giorno dopo, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che porta il peccato del mondo!... Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: “L’uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo”. E io ho visto e reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio». Nel Prologo del medesimo Vangelo Giovanni Battista scriveva la celebre frase: «Ecco l’uomo di cui io dissi: “Colui che viene dopo di me mi è passato davanti perché era prima di me”». Sarà lui a battezzare Gesù annunciandolo come il Figlio di Dio, secondo i Vangeli di Matteo, Marco e Luca, mentre Giovanni è più vago: in ogni modo, un curioso battesimo a chi di battesimo non aveva certo bisogno e che ha suscitato molte discussioni fra i teologi, come sottolinea Edmondo Lupieri in Giovanni Battista fra storia e leggenda (Brescia 1988), che approfondisce anche il contesto storico e religioso in cui si situa la narrazione evangelica.
I tre sinottici ci narrano la sua uccisione ordinata da Erode Antipa «biasimato da lui a causa di Erodiade, moglie di suo fratello» (Luca 3,19). Per la Torà infatti il matrimonio con la cognata è altamente impuro. Pur essendo Erodiade divorziata regolarmente, Erode non avrebbe dovuto sposarla perché il matrimonio di suo fratello era stato regolare e fecondo, tant’è vero che era nata Salomè. Per questo motivo un giudeo osservante e rigoroso come Giovanni sentiva il dovere di protestare di fronte al proprio sovrano che infrangeva la Torà. Una tale protesta religiosa aveva però un risvolto politico. Verso Erode e i suoi discendenti si erano levate dure critiche per la loro impurità razziale. Erode Antipa, che dai genitori aveva ricevuto sangue idumeo e samaritano ed era in stato di impurità continua e grave, non avrebbe potuto essere sovrano degli Ebrei.
Ma Giovanni Battista era a sua volta guardato con sospetto dall’autorità religiosa perché il suo «battesimo» era rivoluzionario. Probabilmente egli aspettava insieme con molti suoi contemporanei, come testimoniano i frammenti della letteratura apocalittica e molti testi del Mar Morto che ci sono pervenuti, l’imminente fine del mondo. Per sottrarre gli Ebrei e l’umanità tutta a un annientamento probabile, data l’irreparabile impurità raggiunta, Dio avrebbe concesso uno strumento di salvezza, un battesimo che, a fronte del pentimento, avrebbe perdonato e cancellato tutti i peccati. Tale perdono dei peccati, assente nelle altre pratiche purificatorie giudaiche contemporanee, era rivoluzionario perché superava la necessità di un tempio in cui eseguire il sacrificio espiatorio: se già l’immersione in acqua, senza un rito particolare, liberava dai peccati, tutto il resto diventava superfluo. «Anzi è probabile» scrive Edmondo Lupieri «che Giovanni come gli esseni e in particolare i qumraniti, ritenesse il tempio e la città contaminati – e così si comprende la vita nel deserto – ma a differenza di quelli, che continuavano a inviare offerte al tempio, egli propagandava un atto che poteva sostituire il culto in Gerusalemme... In tal senso pare abbastanza logica una sua eliminazione per motivi politici; se poi davvero Giovanni indicò in pubblico l’impurità legale del proprio sovrano, avendo la sua predicazione un certo successo, il suo destino era segnato.»
Così Marco narra la sua uccisione: «Erode aveva fatto arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodiade, moglie di suo fratello Filippo, che egli aveva sposato. Giovanni diceva a Erode: “Non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello”. Per questo Erodiade gli portava rancore e avrebbe voluto farlo uccidere, ma non poteva perché Erode temeva Giovanni, sapendolo giusto e santo, e vigilava su di lui; e anche se nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri. Venne però il giorno propizio quando Erode per il suo compleanno fece un banchetto per i grandi della sua corte, gli ufficiali e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodiade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla ragazza: “Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò”. E le fece questo giuramento: “Qualsiasi cosa mi chiederai te la darò, fosse anche la metà del mio regno”. La ragazza uscì e disse alla madre: “Che cosa devo chiedergli?”. Quella rispose: “La testa del Battista”. Il re ne fu rattristato: tuttavia a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle rifiuto. E subito mandò una guardia con l’ordine che gli fosse portata la testa. La guardia andò, lo decapitò in prigione e portò la testa su un vassoio, lo diede alla ragazza e la ragazza lo diede alla madre. I discepoli di Giovanni, saputa la cosa, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro». (Marco 6,21-28).
Questo racconto, dove la trasformazione di Erode in una specie di Ponzio Pilato pare frutto della fantasia popolare come d’altronde la danza di Salomè, ha ispirato scrittori, pittori e musicisti fino al nostro secolo.
Anche i vangeli apocrifi ne narrano la vita aggiungendovi alcuni episodi per renderla simile a quella di Gesù. Il Protovangelo di san Giacomo racconta che quando si scatenò la persecuzione di Erode Elisabetta, avendo saputo che si cercava Giovanni, salì sulla collina cercando un nascondiglio. Non trovandolo pregò: «Monte di Dio, accogli una madre con il suo figlio». E il monte si spaccò e li nascose.
Erode, che stava cercando Giovanni perché era convinto che dovesse diventare re d’Israele, mandò dei ministri a Zaccaria facendogli domandare dove aveva nascosto il figlio. Quando questi rispose che non lo sapeva, ordinò di ucciderlo. «Dopo tre giorni» scrive lo pseudo Giacomo «i sacerdoti deliberarono chi mettere al suo posto, e la sorte cadde su Simeone. Questo infatti era colui che era stato avvisato dallo Spirito Santo che non avrebbe visto la morte fino a quando non avesse visto il Cristo nella carne» (22-25).
A sua volta il vangelo apocrifo Dell’infanzia del Salvatore narra che Giovanni e la madre rimasero non più sulla «collina» ma nel deserto, nascosti in una fessura della miracolosa roccia: «Nel deserto Giovanni si irrobustiva. Il suo cibo era poi costituito da locuste di campo e da miele selvatico; il suo vestito era fatto di peli di cammello e portava ai lombi una cintura di pelle. Non beveva né vino né siccera poiché il santo messaggero del Signore, Gabriele, aveva detto a Zaccaria che egli doveva chiamarsi Giovanni giacché doveva essere il profeta del Signore, il primo a essere costituito esortatore delle genti, per ricondurre il cuore dei padri verso i figli e gli increduli al senno dei giusti» (102).
La data della sua festa principale ha ispirato proverbi che attribuiscono al santo straordinarie virtù. Si dice ad esempio: «San Giovanni non vuole inganni» perché sarebbe stato inflessibile nel denunciarli, sebbene questo suo comportamento non appaia nel Vangelo. Probabilmente il proverbio rispecchia un’usanza che una volta era diffusa in tutto il Paese: il comparatico, cioè il vincolo di cognazione spirituale che si stabilisce fra compari e comari o in occasione del battesimo e della cresima oppure alla festa di san Giovanni perché in quel giorno si commemorava il primo esemplare comparatico fra Gesù e Giovanni col battesimo sul Giordano.
Molti sono i proverbi meteorologici o collegati ai lavori nei campi. In Veneto si dice: «La vigilia di san Giovani piove tuti i ani». Guai però se cade acqua il 24 perché «Se piove ’l dì de san Zuane se suga le fontane» cui fa eco in Istria: «Se piovi per san Zuane poco sorgo e poche pane», poca saggina e poco pane. E ai contadini si ricorda che «Per san Giovanni si svellon le cipolle e gli agli». È infatti in quest’epoca che cipolle e agli sono pronti per essere raccolti e comprati. Anzi, si deve comprare l’aglio perché «Chi ’n compra i ai dè ’d san Zvan è puvratt tot l’an», dicono i bolognesi: chi non compera gli agli il giorno di san Giovanni è povero tutto l’anno. L’aglio infatti viene considerato una pianta portafortuna che ha anche la proprietà di allontanare le mitiche streghe, come d’altronde altre piante che si colgono nella notte di san Giovanni. Una notte magica, come sottolineano due proverbi veneti: «Chi nasci la note de san Zuane no vedi strighe e no sogna fantasme» e «La note de san Zuane destina mosto, sposalizi, gran e pane», mosto, matrimoni, grano e granoturco; cioè da questa notte dipende un buon raccolto o un matrimonio. Le ragazze infatti aspettano questa notte per conoscere attraverso vari presagi se durante l’anno prenderanno marito. Una volta gettavano nelle padelle piombo liquefatto interpretando le forme che esso assumeva solidificato. Oppure, come succedeva ad Agnano, nel Molise, sceglievano due grossi cardi, ne bruciacchiavano la testa e al crepuscolo della vigilia li deponevano in un bicchier d’acqua sul davanzale della finestra: l’uno verso l’interno, l’altro verso l’esterno della casa. Se al mattino uno dei cardi era dritto sullo stelo, la giovane si sarebbe sposata entro l’anno: in paese se era drizzato il cardo posto all’interno, fuori paese se lo era l’altro. Se invece entrambi i cardi erano piegati sull’orlo del bicchiere, non si parlava di sposalizio. Si trattava di tipiche pratiche divinatorie che si svolgevano all’inizio di un nuovo ciclo annuale. Infatti si ritrovano anche a Natale e a Capodanno.
Evidentemente queste credenze e pratiche collegate alla festa di san Giovanni non hanno nessun rapporto con la sua figura storica. La spiegazione è da ricercare nelle usanze pagane che la Chiesa ha tentato invano di sradicare o per lo meno di rendere meno incompatibili con questa festa. Ma non è facile orizzontarsi nella congerie di credenze e usanze che informano il 24 giugno perché sono il frutto di varie stratificazioni che raccolgono frammenti di tradizioni diverse e addirittura arcaiche. La credenza più diffusa nel nostro Paese ha ispirato a Gabriele D’Annunzio i versi della Figlia di Iorio che riecheggiano una leggenda abruzzese, diffusa in tutta l’Europa:
E domani è San Giovanni
fratel caro; è San Giovanni.
Su la Plaia me ne vo’ gire,
per vedere il capo mozzo
dentro il sole,
all’apparire,
per veder nel piatto d’oro
tutto il sangue ribollire.
Si dice infatti nell’Abruzzo e nel Molise che la mattina del 24 giugno le giovani che si volgono a oriente possono vedere sul disco del sole nascente il volto del santo decapitato: colei che lo avrà visto per prima si sposerà entro l’anno. E in Sardegna si sostiene che il sole saltelli tre volte come la testa del Battista spiccata dal busto.
Tutte queste leggende fondono la narrazione evangelica con un evento che si svolge nel cielo: il 24 il sole, che ha appena superato il solstizio, comincia a descrescere, pur impercettibilmente sull’orizzonte. S’inizia il semestre del sole discendente che si concluderà con il solstizio d’inverno quando l’astro sembrerà morire, dissolversi tra le brume dell’orizzonte, per poi rinascere come «sole nuovo», ovvero risalire nel cielo: fenomeno reale se ci spingiamo nel Nord, verso il circolo polare artico.
Il sole di san Giovanni è dunque, secondo questa astro-logica, un sole che muta direzione o, da un altro punto di vista, «colpito a morte». Giuseppe Pitrè riferiva in Meteorologia popolare siciliana che in molti paesi siciliani all’alba del 24 giugno gli abitanti uscivano per vedere «il sole girare», mettendo per terra una catinella d’acqua che lo rifletteva. A Santa Ninfa, in provincia di Trapani, lo si osservava attraverso un cristallo affumicato.
L’identificazione del Battista decollato con il sole del solstizio venne poi spiegata cristianamente col celebre episodio narrato dal Vangelo di Giovanni: «Dopo queste cose Gesù andò con i suoi discepoli nella regione della Giudea: e là si trattenne con loro, e battezzava. Anche Giovanni battezzava a Ennon, vicino a Salim, perché c’era là molta acqua; e la gente andava a farsi battezzare. Giovanni infatti non era ancora stato imprigionato. Nacque allora una discussione tra i discepoli di Giovanni e un giudeo riguardo alla purificazione. Andarono perciò da Giovanni e gli dissero: “Rabbi, colui che era con te dall’altra parte del Giordano, e al quale hai reso testimonianza, ecco sta battezzando e tutti accorrono a lui”. Giovanni rispose: “Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stato dato dal cielo. Voi stessi mi siete stati testimoni che ho detto: ‘Non sono io il Cristo, ma io sono stato mandato innanzi a lui. Chi possiede la sposa è lo sposo: ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo’. Ora questa gioia mia è compiuta. Egli deve crescere e io invece diminuire”».
Il sole che comincia a volgersi verso il sud dello zodiaco e a calare sull’orizzonte simboleggerebbe dunque il Battista, detto anche nel folklore «Giovanni che piange». Se ci spostiamo nel periodo solstiziale invernale troviamo il 27 dicembre la solennità di san Giovanni evangelista, detto anche «Giovanni che ride». Dunque, i due santi sono collegati ai solstizi, sebbene l’Evangelista sia ricordato non all’ottavo, ma al sesto giorno delle calende di gennaio, perché non lo si poteva festeggiare a Natale, che data la sua collocazione calendariale si era sovrapposto alla festa solstiziale del Natalis Solis Invicti. Come ho spiegato in un mio libro, Calendario, le due feste, poste all’incirca a distanza di sei mesi, ai due «estremi» dell’anno solare, sono il residuo di una tradizione solstiziale precristiana.
Nella religione greca antica i due solstizi erano chiamati «porte»: «porta degli dei» l’invernale, «porta degli uomini» l’estivo. Omero descriveva nell’Odissea il misterioso antro dell’isola di Itaca nel quale si aprivano le due porte: «L’una volta a Borea, è la discesa degli uomini, l’altra invece che si volge a Noto è per gli dei e non la varcano gli uomini, ma è il cammino degli immortali». Il poeta spiega che la porta degli uomini è volta a Borea, cioè a nord: e infatti al solstizio estivo il sole si trova a nord dell’equatore celeste; mentre quella degli dei e degli immortali è volta a Noto, ovvero a sud, perché l’astro al solstizio invernale si trova a sud dell’equatore.
I solstizi sono dunque simboli del passaggio o del confine tra il mondo dello spazio-tempo e lo stato dell’aspazialità e dell’atemporalità. Per la prima porta solstiziale, quella estiva, si entra nel mondo della genesi e della manifestazione individuale, per l’altra si accede agli stati sopraindividuali.
Questo simbolismo in realtà non è soltanto greco, ma si riscontra anche nei testi vedici: appartiene dunque a una tradizione universale.
La festa di san Giovanni ha dunque «cristianizzato» usanze e cerimonie collegate al solstizio estivo, sicché il Battista è diventato anche colui che introduce gli esseri nella caverna cosmica. Per questo motivo le usanze connesse a questa festa hanno la funzione di proteggere il creato: come i falò che si accendono ancora oggi sulla cima delle colline, le processioni per i campi con le torce accese e le ruote infuocate che si facevano ruzzolare per i pendii. I fuochi, simboli del sole solstiziale, scaccerebbero demoni e streghe, e preserverebbero dalle malattie.
Si è anche affermato che i falò, come le ruote infiammate, siano cerimonie magiche per sostenere il sole che sta impercettibilmente declinando, essendo il fuoco della stessa sostanza dell’astro: interpretazione che tuttavia non può spiegare compiutamente il complesso di feste solstiziali dove il fuoco è la manifestazione terrena del fuoco solare, del sole solstiziale che purifica e feconda la terra, e dove hanno una funzione importante anche l’acqua e le erbe: come ad esempio i bagni nella rugiada di san Giovanni che avrebbero la virtù di favorire la fecondità delle donne, di far crescere i capelli, di ringiovanire la pelle e preservarla dalle malattie. A loro volta le erbe di san Giovanni, che variano da regione a regione, servirebbero sia per ottenere presagi sul futuro sia a scacciare streghe e demoni, proteggendo dal malocchio, come l’artemisia o l’iperico o la verbena.
Abbiamo evocato le streghe che secondo la leggenda aleggiano nel cielo durante la notte di san Giovanni. Nel medioevo si diceva che erano capitanate da Erodiade seguita da una scia di signore della notte: la cosiddetta Società di Diana o di Erodiade. Nella leggenda Erodiade veniva confusa con la figlia Salomè: si narrava che dopo la decapitazione di Giovanni Erodiade o Salomè si pentì della mala azione coprendo quel povero capo di lacrime e baci. Ma dalla bocca del santo uscì un vento furioso che spinse la peccatrice nell’aria dove venne condannata a vagare eternamente.
Il nome di Diana, di là dalla demonizzazione cristiana, è la spia che sulla notte di san Giovanni aleggiasse anche quella Luna che aveva domicilio proprio nel segno del Cancro, il cui inizio cade nel giorno del solstizio, quando il Sole giunge al punto più alto e settentrionale dello zodiaco celeste. Sole e Luna: che si sposano secondo una tradizione universale, nel giorno del solstizio. In tale luce le acque, analoghe simbolicamente alla Luna, sarebbero state fecondate nello sposalizio solstiziale serbando un’energia benefica per gli uomini al pari delle erbe bagnate dalla rugiada nella notte magica. E a loro volta i falò solstiziali, analoghi al Sole, al Fuoco per eccellenza, avrebbero avuto virtù sia purificatrici che rigenerative.
Questa stratificazione di leggende, usanze, cerimonie è forse l’esempio più evidente di un processo sincretistico dove la religione cosmica ha attribuito alla festa del Battista funzioni che non sono se non in minima parte compatibili con la figura reale del santo.
Natività di San Giovanni Battista nacque il I secolo a. C.
Natività di San Giovanni Battista nacque a Ein Kerem, Regno di Erode
Natività di San Giovanni Battista morì il 29 circa d. C.
Natività di San Giovanni Battista si festeggia il 23 giugno