- Perugia (Umbria)
Sant' Ercolano di Perugia visse nel VI secolo ed è venerato come santo dalla Chiesa cattolica. Fu vescovo di Perugia al tempo dell'invasione ostrogota. Durante l'assedio della città da parte delle truppe di Totila, re degli Ostrogoti, Ercolano si distinse per il suo coraggio e per la sua fermezza nel difendere la popolazione e la fede cristiana. Secondo la tradizione, quando le provviste iniziarono a scarseggiare, Ercolano decise di distribuire i beni della Chiesa ai poveri e ai bisognosi. Catturato dagli Ostrogoti, fu martirizzato e decapitato intorno all'anno 549. La sua figura è simbolo di resistenza cristiana contro le avversità e di generosità verso i meno fortunati. Il suo corpo riposa nella cripta della cattedrale di Perugia, dedicata a San Lorenzo, dove è possibile visitare la sua tomba. La festa liturgica di Sant' Ercolano viene celebrata il 7 novembre.
Nel medioevo sant’Ercolano, decapitato nel 547 dagli Ostrogoti dopo la presa di Perugia perché era stato uno dei principali protagonisti della resistenza al lungo assedio, durato tre anni, diventò il patrono del libero comune come «defensor civitatis»
Nella sacrestia della chiesa di San Pietro a Perugia è conservato uno dei capolavori del Perugino, l’immagine di sant’Ercolano, compatrono principale di Perugia, che vi appare in vesti episcopali, con il pastorale nella sinistra e il libro nella destra. Secondo la tradizione Ercolano, il cui nome latino, Erculanus, significava «consacrato a Ercole», dimorava nell’attiguo monastero dei Canonici regolari di Sant’Agostino di cui divenne presto abate; finché, morto il vescovo di Perugia Massimiano, venne eletto suo successore. Come narra la prima fonte biografica che possediamo, i Dialoghi di san Gregorio Magno (III, 13), nel 547, dopo sette anni di assedio, che in realtà furono soltanto tre, un esercito di Ostrogoti, che stavano combattendo con i Bizantini per il predominio in Italia, riuscì finalmente ad espugnare Perugia grazie al tradimento di un chierico che svelò al nemico un passaggio segreto: tradimento rappresentato in una formella scolpita da Nicola Pisano nella Fontana Maggiore. Il conte che comandava i Goti mandò dei messaggeri a Totila, impegnato nell’assedio di Roma, domandandogli che cosa mai dovesse fare del vescovo della città che era stato uno dei maggiori artefici della resistenza. Il re rispose di levargli una striscia di pelle dalla collottola fino al calcagno e poi di decapitarlo, mentre la popolazione che era rimasta in città doveva essere passata a fil di spada.
Il conte, incapace di tanta crudeltà, preferì farlo decapitare davanti a porta Marzia e poi scorticarlo secondo le indicazioni di Totila.
Il corpo, gettato dalle mura etrusche, venne sepolto insieme con il capo da alcuni cristiani accanto a quello di un bambino ucciso che era stato trovato nello stesso luogo.
Dopo una quarantina di giorni Totila ordinò ai perugini, che durante l’assedio erano fuggiti dalla città, di tornarvi senza timore. Alcuni di loro, ricordandosi del luogo dov’era stato sepolto il vescovo, lo cercarono per trasferirlo nell’antica cattedrale di San Pietro. Trovarono il corpo del bambino in decomposizione mentre quello di sant’Ercolano era intatto, quasi fosse stato deposto soltanto da qualche ora. Ma la meraviglia aumentò quando si accorsero che il capo era nuovamente unito al tronco senza alcuna cicatrice che potesse ricordare la decapitazione, mentre la pelle era intatta, senza i segni dello scorticamento.
Secondo i più antichi martirologi – Floro, Usuardo, Adone – il martirio sarebbe avvenuto il 7 novembre. Nel 723 il vescovo Ruggiero traslò il corpo nella nuova cattedrale di Santo Stefano, distrutta poi con la costruzione della basilica di San Domenico. Infine le sue reliquie vennero trasportate nel 1254 dal vescovo Frigerio nella terza cattedrale, quella romanica di San Lorenzo, che venne poi rifatta fra il XIV e il XV secolo. Le due traslazioni sono state rappresentate da Benedetto Bonfigli (XV secolo), insieme con alcuni episodi della vita del santo negli affreschi della cappella nel Palazzo dei Priori che adesso fa parte della Galleria Nazionale dell’Umbria. Nel XIII secolo il comune di Perugia, all’apogeo della sua potenza e indipendenza, elesse a patrono il vescovo che era morto per aver difeso la città, rappresentandolo anche sulle formelle della Fontana Maggiore. Nello-stesso periodo, fra il 1297 e il 1326, fu costruita sul luogo del martirio, addossata alle mura antiche, la chiesa ottagonale di Sant’Ercolano dove nel 1609 il vescovo Napoleone Comitoli fece portare parte delle reliquie custodite a San Lorenzo che vennero poste in un sarcofago romano strigilato della fine del III secolo, ritrovato proprio in quell’anno presso l’antica pieve di Sant’Orfeto.
Nel medioevo al sant’Ercolano storico se ne aggiunse un altro immaginario, la cui festa cadeva al 1° marzo sulla scia della fantasiosa Leggenda dei XII Siri secondo la quale egli sarebbe stato uno dei dodici siriani, parenti fra di loro, che al tempo dell’imperatore Giuliano erano giunti a Roma. Durante una persecuzione uno di loro, Anastasio, era stato decapitato mentre gli altri erano riusciti a fuggire dal carcere verso il Nord. Ercolano, nipote di Anastasio, capitò in Umbria dove, diventato vescovo, fu martirizzato a Perugia.
Dal 1940 nell’ufficio proprio della diocesi di Perugia l’errore agiografico fu corretto fissando al 7 novembre il dies natalis di sant’Ercolano e al 1° marzo l’anniversario della prima traslazione. Ma nell’ultimo dopoguerra la diocesi di Perugia ha trasportato di nuovo al 1° marzo la festa, che fin dal medioevo aveva di fatto sostituito quella del 7 novembre.
Sant' Ercolano di Perugia nacque il Sconosciuto
Sant' Ercolano di Perugia nacque a Perugia
Sant' Ercolano di Perugia morì il 547
- Perugia (Umbria)
Sant' Ercolano di Perugia si festeggia il 7 novembre