Nome
San Baudolino di Alessandria
Titolo
Eremita
Nascita
700 circa - Foro, Alessandria
Morte
740 circa - Forum Fulvii, Alessandria
Ricorrenza
Patrono di
In breve

San Baudolino è il patrono di Alessandria, in Piemonte, e la sua figura è avvolta da leggenda e fede. Secondo la tradizione, Baudolino era un semplice pastore che avrebbe vissuto tra il III e IV secolo. Si narra che avesse salvato la città da un assedio grazie alla sua preghiera e intercessione, portando così la popolazione a convertirsi al Cristianesimo. La sua festa si celebra l'11 novembre, e in questa data la città di Alessandria lo onora con solennità e devozione. Non esistono documenti storici che attestino con certezza la vita di San Baudolino, e la sua esistenza si inserisce in quel filone di agiografie dove storia e leggenda si intrecciano indissolubilmente. Nonostante questo, San Baudolino rimane una figura chiave per la comunità alessandrina, simbolo di protezione e di identità cittadina.

Il patrono di Alessandria era un eremita dell’VIII secolo, dotato di poteri profetici e taumaturgici, che successivamente la pietà popolare volle trasformare in un vescovo del territorio fra Tanaro e Bormida 

Spesso nell’iconografia il patrono di Alessandria, san Baudolino, è rappresentato nelle vesti di un vescovo circondato da oche, cervi ed altri animali. La scena si riferisce ad alcuni episodi miracolosi della sua vita, narrati da una leggenda fiorita nell’ambiente dei Domenicani che officiarono la sua chiesa dal 1571. Fino ad allora le notizie sul santo si riducevano a una testimonianza di Paolo Diacono nella Storia dei Longobardi (6, 58) dove si narrava che nella prima metà dell’VIII secolo viveva a Villa del Foro, una cittadina sulle sponde del Tanaro, un eremita di straordinaria santità che aveva il dono della profezia. Un giorno, durante una partita di caccia, un conte ferì gravemente Anfuso, nipote di Liutprando, il re dei Longobardi. Il sovrano inviò un cavaliere da Baudolino chiedendogli di guarire il ferito. Ma prima che il messo giungesse dall’eremita, il ferito morì. Quando Baudolino vide arrivare trafelato il cavaliere, prima ancora che questi parlasse, gli disse che conosceva già il messaggio ma nulla poteva fare perché il ragazzo era già spirato. Sicché di certo noi sappiamo soltanto che verso l’VIII secolo visse nei pressi dell’attuale Alessandria un santo eremita dotato di poteri straordinari. Morto, secondo la tradizione, il 10 novembre del 740, fu seppellito nella chiesa di Villa del Foro dedicata alla Madonna. Quando nel 1168 venne fondata la nuova città di Alessandria, così chiamata in onore del papa Alessandro III, gli abitanti vollero trasferire le reliquie di san Baudolino, insieme con quelle di san Valerio, nella loro nuova città, costruendovi nel 1189 una chiesa per custodirle: dedicata dapprima a Santa Maria del Foro e poi all’eremita che secondo la tradizione era stato corepiscopo di quelle terre.

Fu in quegli anni che la popolazione cominciò a considerarlo patrono del libero comune, facendo perpetuo voto che ogni anno, alla sua festa del 10 novembre, sarebbe stata solennemente offerta alla chiesa che ne custodiva le reliquie una determinata quantità di cera per le sacre funzioni. Alla cerimonia sarebbero intervenuti con solennità tutti i magistrati della città. Il voto fu poi rinnovato nel 1599.

La chiesa venne affidata dapprima agli Umiliati, poi dopo la loro soppressione, nel 1571, ai Domenicani. Fu allora che cominciò a formarsi la storia leggendaria di san Baudolino che, come san Francesco d’Assisi, aveva abbandonato la ricca famiglia ed era andato ad abitare in una casuccia vicino al tempio della Madonna, che era poco distante dal Foro, dedicandosi totalmente alla preghiera e alla contemplazione e accontentandosi soltanto di pane ed acqua.

Attirati dalla sua fama di santità, lo visitavano gli abitanti della zona per chiedergli conforto spirituale ma anche guarigioni, sicché si diffuse la sua fama di taumaturgo che spinse Liutprando a chiederne l’aiuto per il nipote.

Ma un giorno alcuni cittadini, che Baudolino aveva rimproverato per la loro cattiva condotta, anziché correggersi, decisero di vendicarsi accusandolo falsamente presso il vescovo di Acqui nella cui diocesi si trovava Villa del Foro. Il vescovo, preoccupato, gli mandò un messo ordinandogli di presentarsi a lui per giustificarsi.

Baudolino si mise in cammino con l’inviato del vescovo lungo la strada di campagna. E fermandosi ogni tanto per riposare, seppe dai contadini che delle oche selvatiche infestavano i campi rovinando i raccolti. Allora l’eremita ordinò alle oche di allontanarsi da quei luoghi, ed esse obbedirono.

Ma i prodigi non erano finiti: a un certo momento il messo, assetato, sentì il bisogno di bere. Baudolino, intuendone il desiderio, gli indicò una cerva che stava pascolando e lo invitò a mungerla. Il nunzio, stupito si avvicinò all’animale, che si lasciò docilmente mungere, e bevve quel latte non soltanto dissetante ma nutriente.

Giunti ad Acqui, non ci fu bisogno di tante giustificazioni: bastò la testimonianza del messo. E il vescovo rimandò a Villa del Foro l’eremita carico di benedizioni.

I nemici di Baudolino, irritati, decisero di ricorrere al vescovo di Tortona che faceva le veci del metropolita di Milano, sicché un altro nunzio andò a bussare alla sua porta. L’eremita, che voleva rifocillarlo dopo il lungo viaggio, non aveva quasi nulla in casa. Si recò allora nell’orto dove aveva seminato ortaggi da pochi giorni. Ma — oh miracolo! — le piante erano cresciute in un batter d’occhio nonostante che si fosse ancora fuori stagione.

Finito il pasto, i due s’incamminarono verso Tortona. A un certo punto, giunti sulle rive della Bormida, si accorsero che il fiume era in piena e nessuna barca osava traghettarli. Il santo distese il suo mantello sulle acque, vi salì sopra, vi fece salire il nunzio e insieme passarono sull’altra sponda.

Giunti davanti al vescovo, il messo raccontò ciò di cui era stato testimone. E Baudolino ebbe non soltanto un’affettuosa benedizione, ma fu consacrato vescovo, con il consenso di quello di Acqui, e destinato a governare come corepiscopo il territorio compreso fra il Tanaro e la Bormida.

Poco prima di morire lo visitò la Madonna accompagnata da uno stuolo di angeli e beati: così finiva trionfalmente la sua santa vita.

È facile cogliere nei miracoli della leggenda echi di altri episodi favolosi narrati per esempio nella vita di san Cerbone e di san Francesco di Paola nonché di san Francesco d’Assisi. Ogni agiografo che aveva il compito di rimpolpare le poche notizie di un santo dei primi secoli o del primo medioevo, si ispirava ai topoi più popolari della sua epoca.

Nel 1786 Baudolino, il cui nome era un’alterazione medievale di Baldovino e significava letteralmente «amico coraggioso», fu proclamato formalmente patrono principale della città e della diocesi di Alessandria. Pochi anni dopo, nel 1803, Napoleone Buonaparte fece distruggere per motivi militari sia la vecchia cattedrale che la chiesa di San Baudolino. Le reliquie dell’eremita furono trasportate, insieme con quelle di san Valerio, nella chiesa di Sant’Alessandro e infine nel 1810 nella nuova cattedrale, in una cappella a lui dedicata dove si trovano ancora oggi.