Sant'Arcil II fu un coraggioso re della Georgia che preferì il martirio piuttosto che rinnegare la sua fede cristiana. La sua storia è particolarmente significativa perché rappresenta la resistenza del popolo georgiano all'invasione araba e alla diffusione forzata dell'Islam. Il suo corpo fu segretamente recuperato e sepolto in una chiesa di Notcora.
Sant'Arcil II fu un valoroso re della Georgia che regnò nella seconda metà dell'VIII secolo, in un periodo di grandi tensioni e conflitti con gli invasori arabi. Figlio del principe Stefano Khosroid di Cakheth, la sua vita fu segnata da una profonda fede cristiana e da un forte senso di responsabilità verso il suo popolo.
Gli anni di regno e le prime battaglie
La sua ascesa al trono avvenne in seguito alla morte del fratello Mihr (o Mirian), che non aveva eredi maschi. Prima di diventare re, Arcil aveva già dimostrato il suo valore militare combattendo al fianco del fratello contro gli invasori arabi guidati dall'emiro Murvan-Qru, un nipote del profeta Maometto.
Durante i suoi quarant'anni di regno, Arcil II si dedicò alla difesa del suo popolo e alla preservazione della fede cristiana in Georgia. Il suo regno fu caratterizzato da continui scontri con le forze arabe che cercavano di espandere il loro dominio e di diffondere l'Islam nella regione.
L'ultima invasione e il martirio
La prova più difficile per Arcil II giunse quando un nuovo esercito arabo, guidato da Cicum (conosciuto anche come Asim), invase il territorio georgiano. L'invasore, anch'egli discendente di Maometto, attraversò la regione lasciando dietro di sé una scia di distruzione.
Per evitare ulteriori devastazioni e proteggere il suo popolo, Arcil II prese la coraggiosa decisione di negoziare personalmente con Cicum. La sua richiesta era semplice ma fondamentale: accettare la protezione araba in cambio del rispetto delle chiese cristiane e della libertà religiosa per il suo popolo.
Inizialmente accolto con rispetto da Cicum, Arcil si trovò presto di fronte a una scelta drammatica: gli furono offerti doni considerevoli e la promessa di mantenere il suo regno se avesse accettato di rinnegare la fede cristiana e convertirsi all'Islam. La risposta del re fu memorabile: "Dio mi preservi dall'accogliere le tue lusinghe e dal rinnegare Cristo, il Dio vivente, il vero Dio, che per redimerci è morto per noi sulla croce".
Nonostante le pressioni e le minacce, anche dopo essere stato imprigionato, Arcil rimase fermo nella sua fede. Di fronte a una seconda offerta ancora più allettante, che includeva la restituzione del regno e privilegi aggiuntivi, il re rispose con fermezza: "Non rinnegherò mai il Signore mio Dio e non baratterò mai la gloria eterna per una gloria passeggera".
Il martirio e il culto
Infuriato per questo rifiuto, Cicum ordinò la decapitazione di Arcil II. Il martirio avvenne nel 786 d.C., come attestato dagli Annali georgiani. La sera prima dell'esecuzione, i fedeli riuscirono a recuperare il corpo del re martire dal campo arabo e lo seppellirono con onore in una chiesa di Notcora.
Il culto di Sant'Arcil II si diffuse rapidamente in Georgia, dove viene ricordato come esempio di fedeltà a Cristo fino al martirio. La sua festa è celebrata il 20 marzo nel Calendario Georgiano attuale, mentre altre date commemorative sono presenti in vari calendari liturgici antichi, testimoniando la diffusione e l'importanza del suo culto.
Sant'Arcil II nacque a Georgia
Sant'Arcil II morì il 786-03-20
Sant'Arcil II si festeggia il 20 marzo