Nome
San Rufino di Assisi
Titolo
Patrono di Assisi
Ricorrenza
In breve

San Rufino di Assisi è celebrato come il primo vescovo di Assisi e martire della fede cristiana. Secondo la tradizione, Rufino evangelizzò la zona di Assisi nel III secolo, portando il messaggio del Vangelo in una regione ancora legata ai culti pagani. La sua opera missionaria non fu semplice: Rufino dovette affrontare l'ostilità delle autorità romane che vedevano nel cristianesimo una minaccia per l'ordine stabilito. Nonostante le difficoltà, Rufino riuscì a convertire molti fedeli, gettando le fondamenta della comunità cristiana assisiate. La sua fede incrollabile lo portò al martirio; fu arrestato e, secondo alcune versioni, decapitato per aver rifiutato di rinunciare al cristianesimo. La sua morte non fu vana, poiché rafforzò la fede degli abitanti di Assisi e contribuì alla diffusione del cristianesimo nella regione. San Rufino è oggi venerato come santo patrono di Assisi, e la sua figura è legata indissolubilmente alla storia e alla spiritualità di questa città, resa famosa anche da San Francesco, che visse e predicò molti secoli dopo. La basilica di San Rufino, con la sua imponente facciata romanica, è uno dei principali luoghi di culto di Assisi e custodisce le reliquie del santo, diventando meta di pellegrinaggi e omaggio da parte dei fedeli.

Al patrono di Assisi, annegato con una pietra al collo durante le persecuzioni di Diocleziano, è dedicata la cattedrale della cittadina umbra, dov’è sepolto e dove maturarono le vocazioni di Francesco e di Chiara

Con san Rufino il nostro viaggio fa una nuova e ultima tappa ad Assisi perché da tempo immemorabile egli è il patrono principale della cittadina e, nonostante la presenza di Francesco e di Chiara, non è mai stato sostituito, diversamente da quanto è successo in altri luoghi dove ai martiri dei primi secoli subentrarono santi medievali. Per fare la conoscenza del suo santuario il visitatore che si trovasse nella cittadina umbra dovrebbe salire da piazza del Comune per via di San Rufino sino a sbucare nell’omonima piazza, quieta e appartata in un quartiere preservato dalle orde turistiche: l’accoglieranno un bel campanile romanico e il Duomo dov’è sepolto e che porta il suo nome.

Sulla lunetta del portale mediano san Rufino è raffigurato in un bassorilievo dugentesco insieme con il Cristo in trono e la Vergine che allatta: indossa la tunica talare e la casula pontificale, stringe un libro al petto, simbolo della sua professione di fede; ha il capo nudo, la barba rasa, i capelli corti.

Sulla sua vita non ci restano documenti antichi. La Passio che narra il suo martirio risale al massimo al IX secolo ma potrebbe essere anche più tarda di uno o due secoli. È un racconto rozzo che ricalca tanti topoi agiografici dell’epoca. Vi si narra che Rufino era vescovo della città di Amasia, nel Ponto, quando scoppiò una persecuzione dell’imperatore Domnino, esistito soltanto nella fantasia del narratore. Rufino insieme con il figlio Cesidio furono incarcerati. Il proconsole Andrea li sottopose a vari supplizi e cercò anche di farli cedere inviando due prostitute nel carcere. Ma i due cristiani superarono le prove riuscendo a convertire lo stesso Andrea.

Liberati, si recarono in Italia nella regione dei Marsi, l’attuale Abruzzo. Poi Rufino si trasferì ad Assisi mentre il figlio rimaneva a Trasacco dove sarebbe poi stato martirizzato con altri compagni il 31 agosto, data della sua festa, durante la persecuzione di Massimino (235-238).

Ad Assisi Rufino continuò a predicare il Vangelo fino a quando, scoperto dal proconsole Aspasio, non venne incarcerato e sottoposto a una serie di tormenti: gli batterono le guance con sassi, poi lo frustarono con staffili piombati e infine lo infilarono in un forno. Ma le fiamme si spensero lasciandolo miracolosamente illeso. Siccome le torture non avevano ottenuto alcun risultato, il proconsole lo condannò a morte: venne annegato con una pietra al collo nel fiume Chiascio vicino a Costano, un paesino umbro della diocesi di Assisi. Così narravano gli Atti umbri. Invece nella redazione marsicana, che è più tarda, il finale del martirio è diverso. Rufino non muore annegato ma decollato insieme con due soldati, Silone e Alessandro, per ordine dell’imperatore in persona che si è trasferito in Assisi per domare la ribellione del suo proconsole Aspasio.

Il corpo, recuperato poi da alcuni cristiani, fu sepolto nelle vicinanze dove restò fino a quando una nuova persecuzione, probabilmente quella di Diocleziano e Massimiano, non costrinse i cristiani di Costano a trasferire le loro riunioni clandestine in un nuovo cimitero sconosciuto alle autorità pagane, portando con loro le reliquie di san Rufino perché non fossero profanate. Abbandonato il sepolcro di pietra, un’urna marmorea romana su cui era scolpita in bassorilievo la favola di Endimione dormiente sorpreso dalla Luna, le trasferirono in un cimitero che si trovava sopra l’Assisi di allora, area che fu poi inglobata nella città medievale. Quel luogo si diceva «Buona Madre» perché anticamente vi era un tempio dedicato a una dea romana, forse la Bona Dea Fauna, la signora dei serpenti, connessa strettamente con la dea Angizia dei Marsi, una statuetta femminile lungovestita, con un serpente nella mano sinistra alzata. Curiosamente l’itinerario leggendario di Rufino andava dai Marsi fino ad Assisi... Del tempio rimane una sontuosa cella che si trova alla base del campanile, costruito in forma non quadrata ma parallelepipeda perché fu adattato al tempietto pagano. A un’altra dea, Minerva, era consacrato il tempio la cui facciata ancora intatta si vede nella piazza del Comune. La sua cella prolungata nel 1539 fu invece trasformata nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva e infine, rinnovata internamente in forme barocche, venne dedicata nel secolo successivo a san Filippo Neri.

Sul nuovo sepolcro fu costruita nel 412 secondo alcuni agiografi, nel IX secolo secondo altri, una parva basilica, una piccola chiesa, che fu poi sostituita all’inizio dell’XI secolo da una nuova e più ampia che diventò la cattedrale sostituendosi alla chiesa di Santa Maria Maggiore. Fu in quell’occasione che il vescovo Ugone volle trasferire da Costano l’antica ara pagana in cui era stato sepolto originariamente san Rufino. In quell’arca, sistemata nella cripta, il vescovo martire rimase fino al XVII secolo quando fu traslato nella cattedrale, la cui ultima ricostruzione risale al 1140. Ma secondo un’altra tradizione agiografica, testimoniata fra gli altri in un sermone di san Pier Damiani, le reliquie giunsero ad Assisi più tardi, fra l’VIII e il IX secolo, quando sarebbe stata costruita la prima chiesa dedicata a lui.

Sull’altar maggiore Niccolò di Liberatore, detto l’Alunno, dipinse nel 1470 un polittico, ora nel Museo della cattedrale, la cui predella è l’unico ciclo che celebra il martirio del patrono di Assisi. Nel primo pannello è rappresentato l’episodio della fornace tra la folla sbigottita che assiste alla scena ed è, raccolta sotto la bandiera dello scorpione, emblema del paganesimo. Segue il rinvenimento del suo corpo incorrotto nel letto di un fiume. La parte centrale della predella con le esequie è andata perduta: ci resta soltanto l’ultimo pannello che descrive la solenne processione del corpo, condotto da una coppia di buoi, verso la città di Assisi, rappresentata dall’Alunno coi suoi principali edifici.

Di là dalla leggenda, si può congetturare che san Rufino — il cui nome latino, Rufinus, era l’alterato del supernomen repubblicano Rufus, cioè «rosso di capelli» — non provenisse dall’Asia Minore, ma avesse fondato la Chiesa dei Marsi prima di trasferirsi ad Assisi dove venne martirizzato e dove il culto è testimoniato fin dal primo medioevo. Quanto alla parentela con san Cesidio, si tratta probabilmente di un topos agiografico, tipico dei compilatori di leggende che per spiegare il culto di due santi inventavano una parentela: così dev’essere avvenuto per Rufino e Cesidio associati nel titolo della chiesa di Trasacco. Sicché è impossibile sapere a tanta distanza di tempo quale fosse il rapporto che legava i due martiri, se mai ci fu. Ma vi è chi, come Aldo Brancacci (in leggende e mito di san Rufino in Assisi, Perugia 1955) sostiene che sia un martire locale.