San Procolo di Bologna è uno dei santi meno noti, ma non per questo meno venerati. Patrono della città di Bologna, San Procolo visse tra il III e il IV secolo, e la sua vita è avvolta nella leggenda. Una delle storie più affascinanti legate al santo è quella del suo martirio: si narra che, durante le persecuzioni di Diocleziano, Procolo fu arrestato insieme ad altri cristiani. Nonostante le torture, rimase fedele alla sua fede e per questo fu decapitato. Un'ulteriore particolarità riguarda il trasporto miracoloso del suo corpo, che secondo la tradizione avvenne grazie a due angeli che lo portarono dalla Siria a Bologna. La Basilica di San Procolo a Bologna conserva le sue reliquie, rendendo il luogo un importante centro di pellegrinaggio. La sua festa liturgica si celebra il 1° giugno, giornata in cui i fedeli onorano la sua figura e il suo eterno sacrificio per la fede cristiana.
Compatrono minore di Bologna, il martire del IV secolo divenne via via, nell’elaborazione di una leggenda, soldato romano e infine vescovo, morendo decapitato qualche secolo dopo da Totila, il re degli Ostrogoti
Sull’arca di san Domenico, nella omonima chiesa bolognese, Michelangelo Buonarroti ha raffigurato san Procolo, uno dei patroni di Bologna (gli altri sono Petronio, il principale, Francesco, Domenico, Floriano, Agricola e Vitale), in un giovane romano dal volto risoluto e con il pugno chiuso, nell’atteggiamento di chi stia per aggredire, bene interpretando la leggenda contenuta nella Passio sancti Proculi del XII secolo secondo la quale il martire sarebbe vissuto al tempo dell’imperatore Giustino (518-527).
Era un soldato bolognese che si dedicava all’evangelizzazione degli ariani e degli ultimi pagani. Ma il prefetto del pretorio, Marino, tentava in tutti i modi di ostacolarlo e addirittura pretendeva che abbandonasse la fede cristiana: finché un giorno Procolo decise di sbarazzarsi del tiranno uccidendolo. Per questo motivo appare spesso in dipinti e sculture con l’ascia o la mannaia o la scure o l’alabarda. Lo condannarono, secondo la legge, alla decapitazione. Ma dopo l’esecuzione Procolo si rialzò miracolosamente e con la testa tra le mani si avviò al luogo dove voleva essere sepolto.
Che cosa vi sia di vero in questa leggenda è difficile stabilirlo. L’unico dato certo è che già il Martirologio Gerominiano del VI secolo lo menziona al 1 ° giugno senza indicare la località mentre un Calendario dei riposi festivi della diocesi di Bologna, risalente all’epoca carolingia, ricorda alla stessa data, recepita poi dal Martirologio Romano, la traslazione di Procolo e Lorenzo martiri. Quanto all’epoca del martirio, non si hanno indicazioni ma verosimilmente dovrebbe corrispondere ai primi anni del IV secolo, durante la persecuzione di Diocleziano, perché si è soliti far risalire l’origine della Chiesa bolognese alla fine del III secolo.
Il suo culto, pur non essendo molto diffuso, continuò nel primo medioevo; ma soltanto nel XII secolo Procolo salì alla ribalta grazie ai Benedettini che custodivano la sua chiesa ed erano interessati a innalzare il santo per contrastare la crescente popolarità di Petronio: era in gioco infatti il patronato principale sulla città. Si creò allora la leggenda del «tirannicida» per consacrarlo antesignano dei bolognesi che nel 1164, ribellandosi al Barbarossa, avevano ucciso il vicario imperiale Bezo. In tal modo se ne esaltava il ruolo civico contrapponendolo a Petronio che secondo un’altra leggenda avrebbe ricostruito Bologna distrutta dall’imperatore Teodosio, nel quale veniva adombrata la figura di quello tedesco.
Ma il Procolo soldato non riusciva a contrastare efficacemente il Petronio vescovo. Si pensò allora di affiancargli un Procolo vescovo ispirandosi alla Leggenda dei XII Siri (della fine dell’VIII secolo) dove si narrava che il santo era venuto dalla Siria a Roma con i fratelli e altri parenti al tempo dell’imperatore Giuliano. Dopo il martirio del capogruppo, Anastasio, Procolo si allontana da Roma rifugiandosi a Narni e poi nella vicina Carsulae per condurre vita eremitica con san Volusiano che, apprezzandone la spiritualità, lo ordina sacerdote.
Un giorno, mentre egli celebra il sacrificio eucaristico, ha la visione di una messa celeste. Quando papa Eugenio viene a saperlo, ordina un’inchiesta mandando i suoi legati a prelevarlo perché vuole capire che cosa mai si nasconda dietro quella sconcertante visione. Ma prima ancora di giungere a Roma Procolo compie un altro miracolo: durante il viaggio offre agli inviati del papa, che erano assetati e non riuscivano a trovare una fonte, del latte prodigiosamente munto da una cerva. Si osservino le analogie con la storia di san Cerbone che aveva avuto una visione simile e poi era stato convocato a Roma dal pontefice. La vicenda ha un lieto fine perché papa Eugenio, flagellato da un angelo per il suo comportamento, ordina la liberazione dell’eremita che può tornare a Carsulae.
Di questo Procolo non si conosceva né il giorno della morte né il sepolcro. Successivamente il Martirologio di Usuardo fissò il suo dies natalis al 1° dicembre. E qui comincia una sorprendente storia di sovrapposizioni leggendarie: il Martirologio Gerominiano, oltre al Procolo delle calende di giugno, quello che poi divenne il soldato, ricordava un omonimo santo umbro al 14 e 18 aprile e al 1° maggio: insieme con la Passio di san Valentino ne faceva un compagno del celebre vescovo martire destinato a diventare il patrono dei fidanzati. La Leggenda dei XII Siri aveva ignorato questo collegamento con san Valentino, creando così un terzo san Procolo a cui il Martirologio di Usuardo aveva attribuito il 1 ° dicembre come dies natalis. Ma a partire dell’XI secolo le redazioni del Martirologio di Beda rivelavano un’incipiente contaminazione fra la Passio di san Valentino e la Leggenda dei XII Siri perché promuovevano il Procolo festeggiato al 1° dicembre, secondo l’indicazione di Usuardo, vescovo e martire.
Ora finalmente abbiamo tutti gli elementi per ricostruire la genesi della nuova leggenda trecentesca sul «vescovo» Procolo dove si mescolano le figure del compagno di san Valentino e del presbitero oriundo della Siria. Si narrava che Procolo, venuto dalla Siria e catturato per ordine di Giustino imperatore, era fuggito a Narni. Successivamente era stato ordinato vescovo da san Valentino al quale sarebbe succeduto sulla cattedra episcopale di Temi. Infine dopo varie vicende – compreso il viaggio a Roma per discolparsi delle sue visioni – era fuggito dall’Umbria a causa di una nuova persecuzione e si era rifugiato a Bologna dove aveva compiuto innumerevoli conversioni fino a quando Totila, dopo avergli tolto due strisce di pelle dalla schiena, lo aveva fatto decapitare.
Questa leggenda presenta alcune contraddizioni cronologiche perché l’imperatore Giustino, Totila e papa Eugenio I appartengono a secoli diversi. In realtà essa è la spia del tentativo estremo compiuto dai Benedettini, abilissimi nell’utilizzare gli intricati viluppi delle varie leggende, per contrapporre a san Petronio, ormai avviato ad assumere il patronato principale della città, un santo che non fosse macchiato dalla nota di violenza del Procolo soldato.
Ebbe la meglio san Petronio che venne eletto nel 1251 dalla magistratura cittadina protettore principale della città. In ogni modo quelle due leggende fecero credere che fossero esistiti due santi martiri a Bologna con lo stesso nome; il quale nel latino Proculus indicava il figlio nato durante l’assenza del padre da casa: lo si faceva infatti derivare tradizionalmente dall’avverbio procul, ovvero lontano.
Nel 1389 una ricognizione dell’arca alla presenza delle autorità cittadine risollevò le sorti di Procolo, anzi dei Procoli perché se ne rinvennero addirittura due! Sicché quel colpo di scena parve avallare le due diverse leggende che giustificavano doppiamente il culto e la Chiesa. Ma del Procolo vescovo morto a Bologna non si trovò mai menzione nei più antichi documenti e la fiammata di popolarità si spense a poco a poco.
In ogni modo il culto di san Procolo miles e/o episcopus si era ormai radicato nella città fin dal secolo precedente. Il capitolo della cattedrale per antica consuetudine si recava processionalmente ogni anno, il 1° giugno, sua festa liturgica, alla chiesa del martire dove si tenevano anche le adunanze, dette universitates degli studenti ultramontani. E anche quando la separazione dell’Università dei legisti da quella degli artisti ebbe come due poli san Domenico e san Francesco, gli studenti continuavano a convenirvi in occasione di determinate feste religiose mentre l’abate del monastero conservava il diritto di celebrare le esequie di quelli defunti.
San Procolo di Bologna nacque il III secolo
San Procolo di Bologna nacque a Sconosciuto
San Procolo di Bologna morì il 304 circa
San Procolo di Bologna si festeggia il 1 giugno