- Acciano (Abruzzo),
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Santa Petronilla è una santa venerata dalla Chiesa cattolica, la cui figura è avvolta nel mistero. Secondo la tradizione, ella sarebbe stata figlia spirituale o forse fisica di San Pietro, il che la colloca tra i personaggi del primo cristianesimo. La sua esistenza è attestata da un antico affresco presente nelle catacombe di Domitilla a Roma, risalente al IV secolo, dove è rappresentata come una vergine martire. Il suo culto è particolarmente sentito in Francia, dove fu particolarmente promosso dai Merovingi che la consideravano la protettrice della dinastia. A lei è dedicata una cappella nella Basilica di San Pietro in Vaticano, che secondo la leggenda fu costruita sul luogo del suo sepolcro. Nonostante le scarse informazioni storiche, la sua figura continua ad essere oggetto di venerazione e simbolo di fedeltà alla fede cristiana.
Una martire sepolta nelle catacombe di Domitilla convinse un agiografo del V-VI secolo che si trattasse, grazie al nome che riecheggiava quello di Petrus, della figlia dell’apostolo di cui parlavano senza nominarla gli apocrifi Atti di Filippo
Secondo una leggenda la figlia di san Pietro, santa Petronilla, sarebbe sepolta nella basilica vaticana. Prima della ricostruzione della chiesa vi era persino una cappella di Santa Petronilla per la quale il cardinal Bilhérès de Lagraulas, ambasciatore di Carlo VIII presso il papa Alessandro VI, commissionò nel 1498 a Michelangelo Buonarroti la Pietà. La cappella fu poi distrutta nei lavori per la nuova basilica.
Che sia esistita una santa Petronilla non si può dubitare perché lo attestano fonti archeologiche e agiografiche; ma che fosse la figlia del principe degli apostoli è improbabile. In un cubicolo dietro l’abside della basilica sotterranea nel cimitero di Domitilla, sulla via Ardeatina, un affresco della seconda metà del IV secolo rappresenta la defunta Veneranda mentre è introdotta in un paradiso fiorito di rose da una fanciulla col capo velato, accanto alla quale è scritto chiaramente: PETRONELLA MART(YR). Doveva essere dunque una santa molto venerata, e certamente era sepolta in quel cimitero, come attestano i papiri di Monza, il più antico indice dei cimiteri romani, e gli Itinerari. In quest’ultima fonte la stessa basilica, costruita tra il 390 e il 395 durante il pontificato di Siricio, è designata a partire almeno dal VI secolo col nome di Petronilla.
Questa fu la santa Petronilla reale che successivamente venne identificata con la leggendaria figlia di san Pietro per l’errore di un agiografo ingannato da una serie di coincidenze. Di una figlia di san Pietro, senza tuttavia nominarla, si accenna negli apocrifi Atti di Filippo che risalgono all’inizio del IV secolo. Ma l’episodio che ha ispirato molti pittori è quello narrato negli Atti di Pietro (II secolo) secondo il Frammento copto di Berlino. Vi si narra che una domenica una gran folla portò a Pietro alcuni malati perché li guarisse. A un certo momento una voce dalla folla gridò: «Pietro, davanti a noi hai dato la vista a molti ciechi e l’udito ai sordi, hai fatto camminare gli zoppi e soccorso i deboli dando loro forza. Ma perché non hai aiutato tua figlia, vergine, che è cresciuta bella e crede nel nome di Dio? Ha un lato interamente paralizzato ed è là in quell’angolo, curva e impotente. Si vedono quelli che hai guarito, ma tu non ti curi di tua figlia».
Allora Pietro ordinò alla figlia di alzarsi e di camminare. Nella Pinacoteca di Siena è custodita una predella di Sano di Pietro che, ispirandosi liberamente a quell’episodio, sulla sinistra l’ha raffigurata mentre si leva dal letto su invito del padre e sulla destra mentre serve a tavola un gruppo di apostoli. A sua volta Bartolo di Fredi ha rappresentato il presunto padre intento a curarla dalla paralisi.
Pietro commentò il miracolo dicendo alla folla: «Il vostro cuore sia convinto che, qualsiasi cosa gli domandiamo, Dio non è impotente». Poi sorprendendo tutti, soggiunse alla figlia: «Ora ritorna al tuo posto, adagiati e ricadi nella tua infermità giacché ciò è utile a te e a me». E la giovane obbedì.
La gente piangeva e supplicava Pietro che fu costretto a giustificarsi: «In nome del Signore, la sua condizione è utile a lei e a me. Dovete sapere che quando ella nacque, il Signore mi apparve in sogno dicendomi: “Pietro, ti è nata oggi una grande prova: costei infatti farà male a molte anime se il suo corpo sarà sano”. Subito pensai che la visione si giocasse di me. Ma quando la fanciulla ebbe dieci anni diventò per molti causa di scandalo». Pietro raccontò che un giorno un uomo molto ricco, di nome Tolomeo, avendo intravisto alle terme la figlia insieme con la madre, l’aveva chiesta in sposa. Ma la madre si opponeva alle nozze. Allora Tolomeo la fece rapire senza immaginare quel che sarebbe successo: la fanciulla arrivò nel suo palazzo con un lato del corpo paralizzato. Sicché, deluso, decise di restituirla ai genitori. Quando Pietro e la moglie si accorsero dell’infermità, invece di piangere lodarono felici il Signore che aveva preservato la sua serva dalla contaminazione e dalla vergogna.
Quanto a Tolomeo, si pentì del suo gesto e versò così tante lacrime da diventare in poco tempo cieco. Disperato, decise infine di impiccarsi: «Era l’ora nona del giorno: Tolomeo era solo nella sua camera da letto quando una grande luce illuminò tutta la casa ed egli udì una voce che gli diceva: “Tolomeo, i suoi vasi Dio non li ha dati per la perdizione e la vergogna! Soprattutto per te che hai creduto in me non è decoroso contaminare una vergine! In lei tu devi vedere una sorella poiché per te come per lei io sono un solo Spirito. Alzati, dunque, e va’ subito dall’apostolo Pietro: contemplerai la mia gloria ed egli ti spiegherà le disposizione”.»
«Tolomeo» narra lo pseudo Pietro «si recò nella casa del principe degli apostoli e fu allora che egli vide con gli occhi della sua carne e con gli occhi della sua anima. Fece del bene a molti che sperano in Cristo ed elargì loro il dono di Dio». Poi morì lasciando alla fanciulla un appezzamento di terreno che Pietro vendette distribuendone il denaro ai poveri.
L’autore della Passio dei santi Nereo e Achilleo che, risalente al V-VI secolo, non ha alcun valore storico, venne a sapere che nel cimitero di Domitilla, dov’erano sepolti i protagonisti del suo racconto, vi era anche una Petronilla. Non sappiamo se vide o meno l’affresco con la scritta PETRONELLA MART(YR). La sua attenzione fu attirata invece da un sarcofago che si trovava nella stessa catacomba e su cui era un’iscrizione a parer suo rivelatrice: AUR(ELIAE) PETRONILLAE FILIAE DULCISSIMAE.
Allora collegò il racconto contenuto negli Atti di Pietro a Petronilla il cui nome gli sembrava un diminutivo di Petrus; e concluse che la «filia dulcissima» del sarcofago era niente di meno che la celebre figlia del principe degli apostoli. Inserì quindi nella Passio dei santi Nereo e Achilleo l’episodio narrato negli Atti di Pietro aggiungendovi una conclusione fantastica: dopo l’episodio di Tolomeo Petronilla venne chiesta in sposa da un certo Flacco. La fanciulla si riservò tre giorni per riflettere, ma alla fine, dopo aver ricevuta la comunione dalle mani del presbitero Nicomede, placidamente spirò. L’autore non dice in quale giorno sia morta e festeggiata, ma la tradizione indica il 31 maggio, data passata poi nel Martirologio Romano; né indica il luogo dove venne sepolta, ma scrivendo poco dopo dei martiri Nereo e Achilleo «riferisce» che furono sepolti presso il sepolcro di Petronilla.
I resti di Petronilla che si trovavano nel sarcofago vennero poi traslati da Paolo I (757-767) nella Basilica Vaticana per mantenere una promessa fatta dal suo predecessore Stefano II (752-757) a Pipino, re dei Franchi. Ma quella Petronilla non era né la martire sepolta nelle catacombe di Domitilla né la presunta figlia di san Pietro. Tuttavia proprio quel sarcofago insieme con la fantasiosa interpretazione dell’autore della Passio dei santi Nereo e Achilleo ha ispirato la leggenda della figlia del principe degli apostoli le cui reliquie sarebbero nella basilica.
Il culto di santa Petronilla — attestato anche da Jacopo da Varagine nella Leggenda Aurea dove al racconto degli Atti di Pietro, brevemente riassunto, fa seguire quello dell’autore della Passio dei santi Nereo e Achilleo, aggiungendovi qualche nuovo particolare — si diffuse fin dal primo medioevo grazie alla venerazione che nutrivano per lei i re franchi che dall’VIII secolo la consideravano patrona della Francia per un curioso ragionamento: siccome la loro nazione era detta la «Primogenita della Chiesa», chi meglio poteva proteggerla se non Petronilla, primogenita di Pietro? Quando nell’800 Carlomagno venne a Roma per l’incoronazione, volle visitare la cappella che le aveva dedicato Paolo I in San Pietro.
Grazie così alla fantasia di un agiografo e di qualche consigliere dei Franchi cominciò la carriera di una santa inesistente mentre si perdeva il ricordo della vera martire. A Palermo Petronilla veniva effigiata con un aspetto di donna matura in un mosaico della Cappella Palatina (XII secolo); nella cattedrale di Lucca la ricordava una statua di Daniele da Volterra (XVI secolo) mentre Gaudenzio Ferrari la raffigurava in un dipinto nella chiesa di Varallo e il Guercino rappresentava il suo Seppellimento in un quadro grandioso (XVII secolo), ora ai Musei Capitolini.
Santa Petronilla nacque il I secolo
Santa Petronilla nacque a Galilea
Santa Petronilla morì il I secolo
- Acciano (Abruzzo),
- Grottazzolina (Marche),
- Assoro (Sicilia)
Santa Petronilla si festeggia il 31 maggio