Nome
Santi Nazario e Celso
Titolo
Martiri
Ricorrenza
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Patrono di
In breve

Una curiosità sui Santi Nazario e Celso riguarda le circostanze del loro martirio, avvenuto nell'ambito delle persecuzioni anticristiane. Secondo la tradizione, Nazario sarebbe stato figlio di un pagano e di una cristiana e avrebbe ricevuto il battesimo da San Pietro stesso. Educò Celso nella fede cristiana e insieme diffusero il cristianesimo fino a Milano, dove vennero imprigionati e decapitati per ordine del governatore Anolinus durante il regno dell'imperatore Nerone. Un'altra versione racconta che furono uccisi a Treviri sotto Diocleziano. Le loro reliquie furono traslate a Milano nel IV secolo da Sant'Ambrogio. La loro storia è un esempio di evangelizzazione e di coraggio nella testimonianza della fede, tanto che furono venerati come santi martiri dalla Chiesa cattolica e da quella ortodossa. La Basilica di San Nazaro in Brolo a Milano è uno dei luoghi dove si professa la loro devozione.

I due martiri, che furono ritrovati da sant’Ambrogio, hanno dato il nome a due chiese di Milano ispirando anche una macchinosa e fantastica leggenda secondo la quale sarebbero stati decapitati nel I secolo e sepolti fuori di porta Romana 

Nel 386 sant’Ambrogio consacrò a Milano la nuova Basilica Apostolorum con i brandea di san Giovanni evangelista, Andrea e Tommaso, i pannolini che erano stati posati sui corpi dei tre apostoli. L’aveva voluta con la pianta a croce che non era tuttavia eccezionale per una basilica e specie per un Apostoleon. «L’adozione del martyrium crociato da parte del cristianesimo primitivo» ha osservato Carla Triulzi «oltre a rispondere a un’evidente intenzione simbolica, continuava una tradizione già propria dell’edilizia funeraria dell’Impero: la struttura cruciforme per edifici, o parti di edifici, fu quindi piuttosto comune nell’antichità.» Qualche anno dopo, nel 395, sant’Ambrogio esumò il corpo di san Nazario martire, seppellito in un giardino fuori della città, e lo trasferì nella basilica che si trovava nei pressi di porta Romana e ora si intitola a lui. «E noi abbiamo veduto nel sepolcro in cui giaceva il corpo del martire — del quale non possiamo sapere fino ad oggi quando abbia subìto il martirio — il sangue del martire così fresco da sembrare sparso lo stesso giorno» scriveva nel 422 Paolino da Milano, biografo di sant’Ambrogio. «Anche il capo di lui, che era stato troncato dagli empi, era così integro ed incorrotto, con i capelli e con la barba, da sembrare che fosse lavato e composto nel sepolcro nel medesimo giorno in cui fu esumato.»

Poi Ambrogio e i suoi compagni si recarono per ispirazione divina a pregare nello stesso giardino; e soltanto allora vennero a sapere che in quel luogo doveva essere sepolto un altro martire: «Apprendemmo poi dai custodi di quel luogo» continua Paolino «che i loro parenti avevano loro raccomandato di non abbandonare mai quel luogo per tutte le loro generazioni e progenie, essendo riposti in quel luogo grandi tesori. Grandi tesori veramente che né ruggine né tarlo consumano né i ladri dissotterrano e rubano perché il loro custode è Cristo e il loro luogo è la corte celeste ai quali Cristo fu vita e il morire guadagno». Era il corpo di san Celso che rimase nei giardini fino a quando l’arcivescovo Landolfo II da Carcano lo trasferì nella omonima chiesa che si trovava sul luogo della sepoltura e fu ricostruita nel 996.

È tutto quel che sappiamo sui due martiri che sono effettivamente esistiti, come conferma Paolino quando racconta che la famiglia proprietaria del giardino era depositaria di una memoria familiare. Forse si sapeva anche che Nazario era un uomo maturo e Celso un giovane. Ma quando e come fossero stati martirizzati non lo sapeva neppure sant’Ambrogio, come testimonia Paolino.

Il ritrovamento dei corpi e la diffusione del culto, favorita dall’importanza della Basilica Apostolorum,ispirarono nel V secolo una Passio leggendaria ambientata a Roma e che ebbe molta fortuna arricchendosi nelle successive redazioni di nuovi episodi. Si narrava che Nazario era figlio di un certo Africano, di religione pagana, e di Perpetua, cristiana. Mentre il padre voleva farne un sacerdote degli dei, la madre ebbe il sopravvento sicché il giovane chiese ed ottenne il battesimo da papa Lino, successore di san Pietro. Poi cominciò a predicare con entusiasmo la nuova fede suscitando le ire dell’imperatore. Per sfuggire alla persecuzione si allontanò da Roma e risalendo la penisola giunse fino a Milano dove incontrò i santi Gervasio e Protasio.

Una notte gli fu ordinato in sogno di recarsi a Cimiez, presso Nizza, dove una donna gli affidò il figlio giovanissimo, di nome Celso, con il quale Nazario si recò fino a Treviri. In Germania furono arrestati entrambi e condotti a Roma dove li si condannò all’annegamento in mare. Ma, grazie alla protezione del Signore, riuscirono a fuggire dal carcere e a raggiungere Genova, evangelizzando la Liguria.

Dopo una breve visita al padre, che nel frattempo si era convertito al cristianesimo, Nazario ritornò a Milano dove venne di nuovo arrestato. Questa volta non riuscì più a sfuggire ai carnefici: venne decapitato insieme con Celso. E i loro corpi furono sepolti da un certo Cerazio fuori di porta Romana, in un suo giardino sul quale venne poi costruita la chiesa di San Celso.

Secondo alcuni agiografi, il nome stesso di Nazario proverebbe che il martire non era di origine romana né africana ma milanese: è infatti lombardo, ovvero di derivazione gallo-celtica non soltanto per la desinenza in «ario», frequentissima nei nomi gallici, ma anche per la radicale «naz» che deriverebbe o da Nand, splendore, audacia, o da Nato, grazia e grandioso. Ma altri studiosi lo considerano un nome derivato dal greco Nazários, originariamente etnico della città di Nazareth e diventato poi sinonimo di cristiano in quanto seguace di Gesù di Nazareth.

Qualunque sia l’origine del santo, è invece certo il luogo del martirio e quello della sepoltura perché i leggendisti antichi, anche i più imprecisi e favolosi, dovevano essere esatti nelle indicazioni topografiche e storiche sui sepolcri dei santi: quando scrivevano, i sepolcri stavano ancora ai loro posti primitivi e spesso contenevano iscrizioni o monumenti tali per cui i leggendisti difficilmente avrebbero potuto dire cose diverse da quanto si sapeva. Il resto invece, compresa la datazione al I secolo, così come l’incontro con i santi Gervasio e Protasio, è probabilmente frutto della fantasia del narratore. D’altronde l’epoca del martirio non è un dato importante che si trasmetta oralmente: ha più rilevanza per il culto il dies natalis così come il luogo della sepoltura. È invece più fondato probabilmente il rapporto di paternità spirituale fra Nazario e Celso.

I due martiri, la cui festa liturgica cade il 28 luglio, sono raffigurati in molte chiese milanesi: generalmente Nazario appare barbato mentre Celso è un giovinetto, come ad esempio nell’affresco quattrocentesco alla maniera di Michele Molinari, detto Michelino da Besozzo, o della sua scuola nella chiesa di Santa Maria dei Miracoli. Qualche volta indossano abiti militari e recano in mano la spada con cui furono decapitati e la palma del martirio, come ad esempio nella scultura di Antonio da Briosco (1410) sul pilone n. X del Duomo di Milano.