San Modestino di Avellino è venerato come santo dalla Chiesa cattolica e la sua memoria liturgica si celebra il 14 febbraio. Secondo la tradizione, fu il terzo vescovo di Avellino e visse tra il V e il VI secolo. Non si hanno molte notizie certe sulla sua vita, ma le agiografie raccontano che egli operò molti miracoli, soprattutto guarigioni. Uno dei fatti più noti riguarda la sua capacità di salvare la città di Avellino da una grave carestia. Si dice che, grazie alle sue preghiere, una nuvola di colombi bianchi portò del grano nella città affamata, risolvendo la crisi. Inoltre, si narra che Modestino fosse dotato del dono della profezia e che predicesse la propria morte. Il culto di San Modestino è molto sentito nella città di Avellino e nelle zone limitrofe, dove è considerato protettore. La sua figura è spesso invocata per intercessione nelle situazioni di bisogno e per chiedere guarigioni.
Vita, miracoli, supplizi e morte del patrono di Avellino, vescovo di Antiochia martirizzato in Italia, e dei suoi compagni Fiorentino e Flaviano, le cui reliquie si disputano la città campana e la vicina Mercogliano
A Mercogliano, sulle pendici di Montevergine, si conservano nella chiesa di San Modestino — secondo la tradizione locale — le ossa di tre martiri, Modestino vescovo, patrono principale della cittadina e di Avellino, Fiorentino presbitero e Flaviano diacono, che nella tradizione iconografica sono rappresentati con le rispettive vesti del loro stato: Modestino ha il pastorale in una mano e il libro, simbolo del Vangelo, nell’altra. All’ingresso della seconda cappella sulla sinistra vi è un piccolo pozzo dove si dice che furono ritrovate le sacre ossa dei tre martiri.
Ma secondo la tradizione avellinese le reliquie si troverebbero nella cattedrale di Avellino dove sarebbero state traslate dal vescovo Guglielmo (1166-1206) che, ispirato dal Signore, scoprì il loro sepolcro a tre miglia dalla città, in un luogo chiamato Pretorio: così perlomeno raccontava nel XIII secolo il vescovo Ruggiero di Avellino. Guglielmo escogitò alcuni ingenui stratagemmi per eludere la prevedibile opposizione degli abitanti del castello di Mercogliano e del casale di Urbiniano di cui faceva parte Pretorio.
Tuttavia gli avellinesi non hanno mai potuto mostrare se non qualche reliquia mentre tutte le testimonianze storiche dalla fine del XVI secolo riferiscono che i resti dei martiri sono conservati in tre distinte cassette a Mercogliano. Sicché si potrebbe concludere ragionevolmente che ad Avellino furono traslate soltanto alcune reliquie insigni. Ma siccome Modestino ne era diventato patrono, la voce popolare, raccolta o «suscitata» dal vescovo Ruggiero, cominciò a sostenere che vi fossero sepolti.
Lo stesso vescovo ne scrisse la Vita che ricalca i modelli agiografici dell’epoca, soprattutto la vita di sant’Erasmo della vicina Capua. San Modestino sarebbe stato vescovo d’Antiochia all’inizio del IV secolo. Quando Diocleziano scatenò la persecuzione, si ritirò in un eremo dove rimase per sette anni.
Ritornato in città, viene arrestato e, siccome rifiuta di sacrificare agli dei, è sottoposto a vari tormenti che non riescono tuttavia a ferirlo. Mentre lo martirizzano inutilmente un terremoto scuote la terra, seguito da folgori e tuoni che provocano distruzioni e morti.
Gettato in carcere, è miracolosamente liberato da un angelo che lo scioglie dalle catene e lo guida con due compagni, il presbitero Fiorentino e il diacono Flaviano, fino a Locri, in Calabria, dove i tre malcapitati, che non celano la loro fede, sono arrestati e tradotti a Sibari. Ma vengono nuovamente liberati e trasportati miracolosamente in Campania dove Modestino resuscita a Primano un bambino morto ed esorcizza, liberandoli dal demonio, molti invasati.
La notizia di questi miracoli e delle conversioni giunge fino alle orecchie dell’imperatore Massimiano che ordina di arrestarli di nuovo. Poi fa condurre Modestino in un tempio perché sacrifichi a Giove. Il santo non soltanto si rifiuta ma con la sua preghiera abbatte la statua del dio da cui balza uno spaventoso drago che, dopo aver ucciso molti idolatri, scompare all’ordine di un angelo. Di fronte a quel prodigio si convertono quattrocento pagani.
L’imperatore furioso ricorre allora a un altro tormento: ordina che il santo sia coperto da una veste infuocata che non lo brucia; poi lo fa gettare con i compagni in una fornace ardente dalla quale, ovviamente, i tre escono indenni.
Che fare a quel punto se non rinchiuderli in carcere? Dal quale l’arcangelo Michele li libera guidandoli nel luogo detto Pretorio, in territorio di Avellino, dove moriranno poco dopo, il 14 febbraio, giorno in cui si celebra la loro festa.
È difficile prestar fede a questi Atti dove un presbitero orientale del IV secolo viene chiamato anacronisticamente Fiorentino. Essi testimoniano certamente del culto di tre martiri locali ma null’altro possono riferirci di storicamente attendibile. Testimoniano invece dell’osmosi culturale fra Oriente e Occidente che si verificò nei primi secoli grazie alla dominazione bizantina nell’Italia meridionale prima delle invasioni longobardiche.
San Modestino di Avellino si festeggia il 14 febbraio