- Chiusdino (Toscana)
San Galgano Guidotti è noto per un evento miracoloso che segnò la sua conversione: la spada nella roccia. Nato a Chiusdino, nei pressi di Siena, intorno al 1148, Galgano era un giovane nobile e guerriero. La sua vita cambiò drasticamente dopo una serie di visioni spirituali. Nel 1180, mentre si recava a visitare il suo mentore spirituale, l'Arcangelo Michele gli apparve, indicandogli il luogo dove avrebbe dovuto ritirarsi per una vita di penitenza. Galgano giunse su una collina, il Montesiepi, e, in segno di rinuncia alla vita militare, conficcò la sua spada in una roccia, dove ancora oggi si può vedere. Questo gesto simbolico è stato interpretato come un preludio al mito di Re Artù che apparirà secoli dopo. Galgano visse il resto della sua vita in preghiera e penitenza fino alla morte, avvenuta nel 1181. Fu canonizzato solo quattro anni dopo, nel 1185, un tempo eccezionalmente breve che sottolinea la profondità del suo impatto spirituale. L'eremo e l'abbazia di San Galgano, costruiti nel luogo della sua eremitaggio, sono oggi importanti siti di pellegrinaggio e testimonianze della sua storia.
Vi è nel cuore della Toscana, nella Val di Merse, una misteriosa spada infissa nella roccia che secondo la tradizione piantò il nobile cavaliere Galgano decidendo di vivere come eremita sulla cima del Monte Siepi
In Val di Merse, tra Siena e Grosseto, si leva nella piana la collina di Monte Siepi sulla cui cima una chiesetta a pianta circolare custodisce una spada infissa nella roccia: quella che secondo la tradizione appartenne a san Galgano, morto il 30 novembre 1181 ma ricordato nel Martirologio Romano al 3 dicembre perché nel suo dies natalis già si festeggiava sant’Andrea e, il giorno seguente, sant’Ansano patrono di Siena.
Galgano Guidotti era nato verso la metà del XII secolo – nel 1148 secondo le prime biografie – a Chiusdino, un paesino a pochi chilometri da Monte Siepi, in una famiglia forse nobile, certamente benestante. Orfano del padre fin da bambino, era stato allevato dalla madre Dionigia, che dopo la sua morte sarebbe stata la principale testimone davanti alla commissione d’inchiesta nominata da papa Lucio III per accertare la santità e i miracoli attribuiti al giovane, il cui culto si era straordinariamente diffuso in pochi anni fra la diocesi di Volterra, alla quale era appartenuto, e quella senese.
Pare che prima della conversione non fosse un modello di virtù: «fu huomo feroce e lascivo» lo descrive una Leggenda in volgare. Ma su di lui vegliava san Michele, patrono della pieve di Chiusdino, al quale era stato devoto il padre. D’altronde anche il suo nome sembra alludere al «princeps caelestis militiae» perché tra Galgano e il monte Gargano, dove è il santuario dedicato all’arcangelo, la somiglianza non dev’essere casuale se si pensa che le due consonanti liquide l e r sono facilmente interscambiabili.
Già da ragazzo aveva fatto un sogno premonitore: san Michele lo richiedeva alla madre per consacrarlo cavaliere, e lei glielo consegnava volentieri. Più tardi Dionigia avrebbe riferito alla commissione d’inchiesta che era stato Galgano stesso a confidarle il sogno.
Alla vigilia della conversione, quando secondo la Leggenda egli aveva poco più di trent’anni, ebbe un’altra visione: l’arcangelo gli aveva ordinato di seguirlo. Erano giunti a un fiume scavalcato da un ponte lunghissimo e difficile da attraversare. Sulle acque muoveva le pale un mulino a simboleggiare «le cose terrene le quali sono in perpetua fluxione e senza nessuna stabilità, e in tutto labili e transitorie». Passato il ponte, era giunto in un prato fiorito dal quale si era addentrato in una grotta per sbucare sul Monte Siepi dove in una casa tonda i dodici apostoli gli portavano un libro aperto che egli non poteva leggere essendo analfabeta. Allora levando gli occhi al cielo ebbe la visione della Maestà divina.
Poi gli apostoli gli ordinarono di costruire in quel luogo una chiesa rotonda dove sarebbe andato ad abitare.
Questo secondo sogno simboleggia il tipico cammino iniziatico che comincia col passaggio del ponte stretto come una lama di spada: ponte di sofferenza e di purificazione. Se si è capaci di perseverare non si cadrà nelle acque sottostanti dove il mulino della vanitas vanitatum allude alla condizione di chi non è riuscito a liberarsi spiritualmente.
Attraversato il ponte, egli giunge in un prato fiorito, simbolo della rinnovata purezza adamitica. Ma il «cammino» non è finito: percorsa la caverna, ovvero la morte, il giovane sbucherà nell’edificio circolare, ovvero raggiungerà la comunione con il Signore.
Galgano, destatosi dal sogno, vorrebbe costruire subito la chiesa circolare, ma la madre lo dissuade spiegandogli che si è in pieno inverno, fa troppo freddo e conviene aspettare la primavera. Non esistono tuttavia cattive stagioni né rigori invernali quando risuona una voce irresistibile. Un giorno, mentre il giovane cavalca nella campagna verso Civitella, il cavallo s’impunta rifiutandosi di proseguire: sicché Galgano è costretto a pernottare in un castello delle vicinanze.
La stessa scena si ripete il giorno seguente. È il segno della chiamata: prega allora il Signore di condurlo dove Egli voglia; e il cavallo senza indugio parte al galoppo fermandosi sulla cima di Monte Siepi.
Non a cavallo ma in automobile mi apparve tanti anni or sono, in una giornata di tramontana, la collina solitaria e sulla sua destra, nella piana, una grandiosa abbazia trecentesca, che avevano costruito accanto all’eremo i Cistercensi attirati dalla fama di santità del cavaliere di Chiusdino. Ma non aveva più tetto né pavimento, e la tramontana l’attraversava come una canna d’organo. Mi trovavo in un prato simile a quello dal quale egli era penetrato in sogno all’interno della spelonca per poi sbucare sulla cima della collinetta. La grotta era per me invisibile: non mi restava che salire per il sentiero che s’inerpicava nel bosco.
Sul Monte Siepi Galgano piantò la spada a mo’ di croce per pregare; ma invece della nuda terra fu la pietra, miracolosamente morbida come la creta, ad accoglierla per poi stringerla, secondo la Leggenda,in una morsa invincibile. Egli comprese il segno: si sfilò l’abito da cavaliere, vi fece un buco nel mezzo trasformandolo in una veste monacale e s’inginocchiò in contemplazione. Ambrogio Lorenzetti lo raffigurò negli affreschi della cappella di Monte Siepi mentre in abito da cavaliere offre un pezzo della roccia, dove è infissa la spada, a san Michele che a sua volta gli indica la Maestà raffigurata sulla parete centrale.
Trascorso qualche giorno, pensava di tornare a casa per sbrigare gli affari lasciati in sospeso quando una voce imperiosa lo trattenne: «Galgano, Galgano, sta’ fermo perciò che in questo luogo gli tuoi dì finirai. Non si vuole al principio corrare colui che combatte, ma a la fine».
La Leggenda narra che il santo tentò di collegarsi con alcuni eremiti del Grossetano, discepoli di Guglielmo di Malavalle, un cavaliere francese che aveva fondato in Maremma una comunità consacrata alla preghiera, alla contemplazione e al lavoro manuale. Ma la decisione di rimanere a Monte Siepi non gli permise di essere accolto in quella comunità. Si narra pure che andò in pellegrinaggio a Roma, alle tombe degli apostoli: durante la sua assenza alcuni invidiosi – ma potevano essere, di là dalla leggenda, semplicemente sacerdoti che sospettavano qualche eresia in quell’eremita che dispensava consigli a chi andava a visitarlo – tentarono di svellere la spada per dimostrare alla gente del luogo che quella lama non era sacra: ma riuscirono soltanto a spezzarla in due punti. Galgano, tornato da Roma, la ricompose miracolosamente: così si racconta.
L’episodio, che si conclude con la punizione divina dei profanatori e può essere «letto» anche in chiave allegorica, sembrerebbe simile a un altro analogo narrato ne La Cerca del Santo Graal dove la «Spada-dallostrano-Budriere», che si è spezzata quando Nascien l’ha impugnata, è risaldata dal re Mordrain. Ma il contesto è diverso come lo è d’altronde quello della spada Excalibur di Artù. In realtà la somiglianza con le leggende del ciclo del Graal è probabilmente casuale anche perché Galgano non estrae la spada come Artù o Galaad, ma la infigge nella pietra. Essa diventa invece il «gladio dello Spirito, cioè la parola di Dio» di cui parla san Paolo, il gladio a due tagli che nell’Apocalisse esce dalla bocca del Fedele e del Verace il quale siede su un cavallo bianco alla testa delle milizie angeliche.
La spada di Galgano, che non rinnega la sua condizione di cavaliere ma la trasfigura in uno stato più alto, si trasforma nell’asse cosmico che collega la terra al Paradiso, nella Croce «piantata» sulla roccia del Calvario; sicché la roccia di Monte Siepi è un’epifania locale del Calvario mentre il tempio a pianta centrale, costruito quattro anni dopo la morte, nel 1185, quando il santo venne contemporaneamente canonizzato da papa Lucio III, è la dimora divina posta nel centro del Mondo poiché, come scriveva Pascal, «Dio è come un cerchio il cui centro è dappertutto e la cui circonferenza è in nessun luogo». Questo sentì con il cuore, nella capanna di legno e di frasche, l’eremita della Val di Merse durante i pochi mesi che lo separavano dal «transito» avvenuto alla simbolica età di trentatré anni.
Nella chiesetta di Monte Siepi si conserva dal lunedì di Pasqua fino alla domenica successiva a Ferragosto la reliquia della sua testa che poi viene trasferita nella chiesa di Chiusdino. In Val di Merse è tornata recentemente, nel 1977, da Siena dove era stata trasportata verso la metà del Cinquecento. Oggi è racchiusa in un reliquiario moderno, una specie di uovo di Pasqua cubista in lamina d’argento, trafitto da una spada. L’antico reliquiario a forma di campanile, un capolavoro dell’oreficeria senese della seconda metà del XIV secolo, è rimasto nel Museo dell’Opera Metropolitana di Siena.
San Galgano Guidotti nacque il 1148 circa
San Galgano Guidotti morì il 30/11/1181
- Chiusdino (Toscana)
San Galgano Guidotti si festeggia il 30 novembre