- Civitella Messer Raimondo (Abruzzo),
- Gaeta (Lazio),
- Roccagorga (Lazio),
- Bassiano (Lazio),
- Santeramo in Colle (Puglia),
- Jerzu (Sardegna),
- Capaci (Sicilia),
- Reitano (Sicilia)
Sant' Erasmo di Formia, conosciuto anche come Sant'Elmo, è stato un vescovo e martire venerato dalla Chiesa cattolica. La sua vita è avvolta nella leggenda, ma si ritiene sia vissuto tra il III e il IV secolo. Patrono dei marinai, è invocato per la protezione in mare, specialmente durante i temporali. Uno dei fenomeni più affascinanti legati al santo è il 'Fuoco di Sant'Elmo', una scarica elettrica atmosferica che appare come una luce blu sulle estremità degli alberi delle navi durante i temporali in mare. Questo fenomeno era visto dai marinai come un segno di buon auspicio e la presenza protettiva del santo. Le reliquie di Sant' Erasmo sono conservate in diverse località, tra cui la Cattedrale di Gaeta, dove viene celebrato con grande devozione. Il suo culto è diffuso non solo in Italia, ma anche in altre parti del mondo, segno della vasta influenza della sua figura nella tradizione cristiana.
Il patrono di Formia e Gaeta protegge anche i marinai campani, i quali hanno battezzato col suo nome deformato i cosiddetti «fuochi di sanťElmo», ma non si dimentica delle partorienti e dei malati di stomaco sulla scia di un episodio leggendario
Si narra che una notte di tanti, tanti secoli fa alcuni napoletani, vedendo brillare pennacchi luminosi sulle punte delle baionette in mano alle sentinelle di guardia al castel Sant’Elmo, li battezzarono «fuochi di sant’Elmo». La locuzione ispirò successivamente i marinai campani che l’adottarono per le analoghe manifestazioni luminose di elettricità atmosferica che sotto forma di stelline o di pennacchi luminosi apparivano talvolta di notte sulla punta degli alberi delle loro navi.
Ma si tramanda anche un’altra spiegazione secondo la quale i marinai campani, spaventati da quelle scariche di elettricità statica, che parevano preludere a tempeste o incendi, cominciarono a implorare il loro patrono sant’Elmo perché li proteggesse dai «fuochi» che ne ereditarono poi il nome, com’è successo ad esempio con il cosiddetto «fuoco di sant’Antonio» o con il «ballo di san Vito». In realtà i marinai avevano semplicemente cristianizzato con la loro fantasia le manifestazioni pagane dei Fratres Helenae, lucida sidera.
Sant’Elmo si chiamava in realtà Erasmo che nell’originario greco Érasmos, tradotto poi nel latino Erasmus, significava «amato» o «desiderato». Nel Sud la forma greca, italianizzata in Erasmo, venne poi ridotta in Ermo per la caduta della vocale postonica e infine alterata in Elmo per il frequente scambio tra la r e la l nell’etimologia popolare.
Erasmo era morto nel 303, durante la persecuzione di Diocleziano, sull’antica necropoli di Formia dove si costruì poi il Duomo dedicato alla Vergine e al santo che nel frattempo era diventato il patrono della città. Nell’842, dopo la distruzione di Formia a opera dei Saraceni, gli abitanti superstiti fuggirono con le sue reliquie dall’altra parte del golfo, a Gaeta, nascondendole in un pilastro della chiesa di Santa Maria Assunta o del Parco dove furono ritrovate nel 917 dal vescovo Bono. A quel periodo risale il suo patronato sulla città di Gaeta che coniò anche monete con la sua effigie. Ora le reliquie sono custodite nella cripta secentesca del Duomo dedicato ai santi patroni Erasmo e Marciano.
Poco o niente sappiamo su Erasmo. Fonti degne di fede attestano l’esistenza di un vescovo martirizzato a Formia. Nel Martirologio Gerominiano è ricordato al 2 giugno, mentre san Gregorio Magno scrivendo alla fine del VI secolo al vescovo Bacauda di Formia, osserva che il corpo del santo era conservato in quel Duomo. Lo stesso pontefice scrive di due monasteri dedicati a Erasmo: l’uno a Napoli, l’altro presso Cuma. Anche a Roma vi era un monastero dedicato al santo sul colle del Celio, dove venne educato papa Adeodato (morto nel 618) che, diventato pontefice, lo ampliò arricchendolo di beni e privilegi. Altri infine si trovavano presso Formia e nella valle di Itri, la futura patria del partigiano controrivoluzionario Fra Diavolo.
Nel 1638 si trovò nel Sacro Speco, il primo eremo di san Benedetto, il cuore di sant’Erasmo chiuso con un’altra reliquia in una teca così antica che si congetturò che fosse stata deposta dal fondatore del monastero. D’altronde i Benedettini onoravano sant’Erasmo al punto di costruire nel 1190 una chiesa in suo onore a Montecassino che fu consacrata dal vescovo di Gaeta quale custode del «sacro corpo».
Del VI secolo è una Passio che ne narra il martirio, ma il tono troppo favoloso non testimonia a favore della sua autenticità né ha maggior valore una biografia attribuita a papa Gelasio II (1118-1119), sebbene entrambe possano contenere qualche elemento storico, come ad esempio l’origine orientale del santo che sarebbe nato ad Antiochia. Quando scoppiò la persecuzione di Diocleziano e Massimiano, narra la Passio, Erasmo si rifugiò per sette anni in una caverna sul monte Libano. Tornato in città, fu arrestato dal prefetto che, alternando lusinghe a tormenti, cercò di persuaderlo a sacrificare agli dei. Miracolosamente liberato, si recò nell’Illirico convertendo quattrocentomila pagani. Nuovamente arrestato per ordine di Massimiano, venne condotto a Sirmio dove abbatté un simulacro pagano convertendo altri quattrocentomila gentili, molti dei quali furono immediatamente uccisi.
La sua presenza era troppo pericolosa, sicché lo imprigionarono di nuovo e lo torturarono. Ma su di lui vegliava l’arcangelo Michele che gli permise di evadere conducendolo prima a Durazzo e poi, su una navicella, sino a Formia, sulla costa campana. Là fu accolto dal vescovo san Probo nella sua casa, dove il martire spirò sette giorni dopo, sfinito dalle torture e dal viaggio. I vari episodi narrati dalla Passiosono rappresentati nella colonna istoriata del XIII secolo che si conserva nel Duomo di Gaeta e dove si vede fra l’altro l’arcangelo che manovra le vele della navicella per raccogliere il vento più adatto, oppure la barca spinta da nove coppie di rematori che trasporta a Gaeta le reliquie per sottrarle ai Saraceni.
Il culto di sant’Erasmo, diventato presto popolare nel Lazio e nella Campania, si diffuse in tutta l’Europa grazie da un lato ai Benedettini e dall’altro ai marinai di Gaeta di cui era patrono: sicché divenne a poco a poco il patrono dei marinai e dei naviganti italiani. A Savona, per esempio, aveva una chiesetta sul molo del porto che tuttora si chiama molo di Sant’Erasmo; a Nizza, alla vigilia della festa che cade il 2 giugno, i padroni delle navi mercantili usavano portare le bandiere alla chiesa parrocchiale di San Giacomo dove c’era l’altare di sant’Erasmo; a Venezia due siti erano dedicati al vescovo martire: l’intero lido e l’isola di San Secondo che fino al 1237 era intitolata a sant’Erasmo.
Anche fuori d’Italia il suo culto era diffusissimo: ce ne parlano gli antichi breviari di Francia, Spagna, Belgio e Germania dove gli furono dedicate chiese e cappelle.
Nel medioevo Erasmo venne incluso fra i santi ausiliatori. Diventò anche patrono delle partorienti e dei malati di stomaco per un episodio leggendario che non è narrato nella Passio ma risale al XIV secolo. Fino ad allora veniva rappresentato con la veste vescovile, la mitra, il pastorale e la palma del martirio. Talvolta mostrava chiodi e punteruoli infilati sotto le unghie delle mani oppure aveva una caldaia ai piedi in ricordo delle sue torture. Come protettore dei marinai teneva invece in mano una caravella oppure una manovella d’argano con un cavo attorcigliato. Quel cavo ispirò alla sadica fantasia di qualche agiografo un episodio del martirio. Si cominciò a favoleggiare che sant’Erasmo fosse stato sbudellato. Era un invito a nozze per i pittori che cominciarono a loro volta ad arrotolare alla manovella non più un cavo ma frammenti di intestino. Altri pittori rappresentarono quell’episodio in dipinti sanguinolenti come quelli dei barocchi Carlo Saraceni, sulla parete dietro l’altar maggiore della cattedrale di Gaeta, e Giacinto Brandi sulla pala d’altare nel Succorpo della stessa chiesa, o infine di Nicolas Poussin in un quadro ora alla Pinacoteca del Vaticano.
Oggi sant’Erasmo è festeggiato solennemente sia a Formia che a Gaeta perché è patrono di entrambe le cittadine. A Formia lo si celebra il 2 giugno con una processione a mare accompagnata da una fiaccolata: tutte le imbarcazioni sospendono qualunque attività per festeggiare il loro patrono. Dall’altra parte del golfo anche i gaetani celebrano la festa di sant’Erasmo con una processione, portando la sua statua, che non è più l’originale in argento, rubata insieme con quella di san Marciano nel 1981, ma una scultura in bronzo argentato di Erasmo Vaudo di Gaeta.
Nello stesso giorno si festeggia anche il comprotettore san Marciano il cui dies natalis cade il 14 giugno. Di san Marciano, vescovo e primo patrono di Siracusa, dove è custodita una sua immagine (VIII-IX secolo) nella cripta delle catacombe di San Giovanni, poco si sa di certo. Il Martirologio Romanoscrive al 14 giugno: «A Siracusa, in Sicilia, san Marciano vescovo, il quale ordinato vescovo dal beato Pietro apostolo, ivi, dopo la predicazione dell’Evangelo, fu ucciso dai Giudei».
Le fonti più antiche, che risalgono all’inizio dell’VIII secolo, narrano che ad Antiochia il Principe degli Apostoli lo mandò a predicare il Vangelo in Sicilia: giunto a Siracusa e diventato vescovo della città, fu martirizzato al tempo di Valeriano, cioè alla veneranda età di più di duecento anni... Nell’827, quando i Saraceni invasero la Sicilia, i siracusani portarono a Patrasso l’urna con le reliquie. Si ignora come e quando da Patrasso esse giunsero a Gaeta. Una pia tradizione narra che i gaetani, che spesso approdavano in quel porto durante i viaggi in Oriente, acquistassero le reliquie e le portassero in patria eleggendo il favoloso vescovo loro comprotettore. Insieme con Erasmo fu raffigurato dal barocco Sebastiano Conca, pittore gaetano, in un quadro commissionato per l’aula consiliare del municipio, dove i santi patroni benedicono la città.
Sant' Erasmo di Formia nacque il III Secolo
Sant' Erasmo di Formia nacque a Anatolia
Sant' Erasmo di Formia morì il 02/06/0303
- Civitella Messer Raimondo (Abruzzo),
- Gaeta (Lazio),
- Roccagorga (Lazio),
- Bassiano (Lazio),
- Santeramo in Colle (Puglia),
- Jerzu (Sardegna),
- Capaci (Sicilia),
- Reitano (Sicilia)
Sant' Erasmo di Formia si festeggia il 2 giugno