- Castelfranco Emilia (Emilia-Romagna),
- Fidenza (Emilia-Romagna)
San Donnino di Fidenza è venerato come santo dalla Chiesa cattolica. Secondo la tradizione, egli era un soldato romano convertitosi al cristianesimo che, durante le persecuzioni dell'imperatore Massimiano, fu arrestato per la sua fede. Dopo il suo rifiuto di rinunciare al cristianesimo, fu decapitato e, secondo la leggenda, raccolse la propria testa e la portò fino al luogo della sua sepoltura. Il suo culto è particolarmente sentito a Fidenza, in Emilia-Romagna, dove la basilica a lui dedicata conserva le sue reliquie. San Donnino è considerato il protettore dei viandanti e dei pellegrini, forse per via della sua ultima azione miracolosa. La festa liturgica di San Donnino si celebra il 9 ottobre. La sua figura esemplifica il tema del martirio per la fede e la protezione divina lungo i percorsi della vita, sia fisici che spirituali.
Il patrono di Fidenza, un martire della legione Tebea, divenne nel medioevo uno dei santi più popolari perché il suo sepolcro si trovava sulla via Francigena che i pellegrini percorrevano per recarsi alle tombe degli apostoli a Roma
Sui bassorilievi della facciata del duomo di Fidenza, dove lavorò Benedetto Antelami, è narrata la storia del patrono della città, san Donnino, che faceva parte di una coorte della legione Tebea decimata dall’imperatore Massimiano perché i suoi soldati e ufficiali cristiani si erano rifiutati di sacrificare agli dei. Molti riuscirono a fuggire attraversando le Alpi e disperdendosi fra Piemonte e Lombardia, come si è già narrato a proposito di san Secondo di Asti e si spiegherà più diffusamente nella vita di san Maurizio, che ne era il comandante. Ma la fuga si coneluse quasi sempre tragicamente perché Massimiano aveva ordinato d’inseguire i fuggiaschi e decapitarli.
La stessa fine subì san Donnino, un romano insignito della carica di cubicularius, ovvero maestro di camera e custode della corona imperiale, che egli doveva porre sul capo dell’imperatore nelle feste e nei momenti solenni. Fu catturato sulla via Claudia, nei pressi del fiume Stirone, e decapitato. Non conosciamo con precisione l’anno del martirio sul finire del secolo III. Quanto al dies natalis, è stato fissato al 9 ottobre fin dal secolo IX sebbene si sia accertato che la decapitazione avvenne il 5 novembre.
La leggenda narra che non morì immediatamente: attraversò il fiume tenendo fra le mani la testa mozzata e dopo un breve tratto si accasciò a terra, nel luogo dove ora si trova il centro della cripta del Duomo. San Donnino è dunque uno dei santi cefalofori, cioè «portatori di testa», abbastanza numerosi soprattutto nelle aree di antica civiltà celtica dove si favoleggiava che il capo di un morto conservasse a lungo particolari energie.
In un’altra versione della leggenda, contenuta nel codice della Biblioteca di Santa Croce a Firenze, si narra che Donnino, avendo saputo da un angelo che sarebbe stato presto catturato e giustiziato, si era nascosto per qualche giorno in un boschetto presso lo Stirone dove aveva distribuito le sue sostanze ai poveri. Aveva anche guarito un poveretto diventato idrofobo per il morso di un cane, offrendogli dell’acqua in una tazza su cui il santo aveva tracciato il segno della croce.
Venne sepolto nel luogo stesso della morte che si trovava presso un municipio romano, Fidentia, decaduto a partire dal III secolo fino a diventare un vicus di Parma col nome di Fidentiola. Quel luogo corrispondeva all’antica area cimiteriale, a ridosso del torrente Stirone, e fuori del centro romano.
Sul suo sepolcro sorse dapprima un martyrium dove si ebbero tanti miracoli fra cui quello di un uomo venuto a chiedergli la guarigione. Uscito di chiesa non trovò più il cavallo che aveva legato a un albero e qualcuno aveva rubato. Tornò allora nella chiesetta a invocare il santo, che glielo fece ritrovare subito.
Si narra che verso la fine dell’impero di Costantino, quando la chiesetta era ormai scomparsa, i fedeli dei dintorni videro splendere per molte notti una luce misteriosa nel luogo dov’era stato sepolto ma del quale si era perduta la memoria. Meravigliati, decisero di chiedere al vescovo di Parma di compiervi una ricognizione. Il vescovo, dopo avere imposto al popolo un digiuno di tre giorni, si raccolse in preghiera finché vide durante una visione che il corpo di un santo giaceva proprio in quel luogo. La mattina seguente si cominciò a estirpare gli alberi e a procedere ad alcuni scavi finché si ritrovò un corpo con la testa staccata e posta fra le mani, così come esso appare in uno dei rilievi della facciata della chiesa: emanava un profumo gradevole, così intenso che i muti riebbero la parola, i sordi l’udito, gli zoppi ripresero a camminare, i lebbrosi guarirono.
Il vescovo ordinò che si richiudesse la tomba e sopra di essa fosse costruita una basilica.
Quando il popolo, che si era raccolto a pregare nella vicina chiesa di San Dalmazio, seppe del rinvenimento, si avviò a venerare il corpo. Ma il ponte di legno sul fiume Stirone, che i fedeli stava attraversando, si sfasciò improvvisamente sotto l’eccessivo peso trascinando quelli che vi transitavano. Grazie alla intercessione di san Donnino nessuno rimase ferito, nemmeno una donna che, in stato di avanzata gravidanza, era addirittura caduta sotto molte persone. Anche quella drammatica scena è documentata sui rilievi.
Di là dalla leggenda, che non è del tutto credibile perché la diocesi di Parma è documentata soltanto nella seconda metà del secolo IV, si può ragionevolmente congetturare che la prima inventio sia effettivamente avvenuta in quel secolo o, più in generale, che il culto di san Donnino si sia costituito proprio in quel periodo.
La leggenda narra che successivamente la popolazione venne afflitta da molti casi di rabbia. Preoccupato, il vescovo, lo stesso che aveva partecipato al ritrovamento del corpo, invocò l’aiuto del santo. Poco dopo si udì una voce provenire dal suo sepolcro secondo la quale chi si fosse recato nel suo oratorium, avesse devotamente pregato e bevuto acqua dalla sua tazza, quella stessa che egli aveva dato all’idrofobo prima di morire, sarebbe guarito. Così avvenne. Da allora Donnino è uno dei santi guaritori dell’idrofobia insieme con Bilco, Ubaldo di Gubbio e Uberto. Si conserva ancora quel calice miracoloso: secondo la tradizione, che contrasta tuttavia con la narrazione precedente, il nodo della base, dov’è incastonato un dente di san Donnino, era stato il pomo di un bastone di Carlomagno.
Il quale Carlomagno fu, sempre secondo una leggenda, il protagonista di una seconda inventio.Mentre stava recandosi a Roma per incontrare il Papa giunse nelle vicinanze della cittadina, nei pressi del sepolcro del santo. Il suo cavallo si arrestò improvvisamente e, per quanto spronato, si rifiutava di proseguire. Finché al meravigliato re dei Franchi apparve un angelo rivelandogli quale tesoro si nascondesse nel terreno. Allora Carlo fece scavare il terreno e, scoperte le spoglie del martire, ordinò di fabbricare una grande chiesa.
La leggenda vuole dare una maggiore importanza a una probabile seconda inventio avvenuta nel secolo IX, ma non senza qualche incongruenza poiché pare negare l’esistenza della basilica costantiniana. In ogni modo è interessante notare come proprio nel secolo IX è documentato per la prima volta il nome della cittadina come Borgo San Donnino, nome che conserverà fino al 1927 quando un decreto governativo le restituirà l’antico nome di Fidenza.
La chiesa subì nei secoli rifacimenti e ampliamenti mentre il corpo veniva custodito nella cripta, in un arca sotto terra per salvarlo dai profanatori. Nel 1488 i borghigiani vi collocarono un’arca con bassorilievi raffiguranti la storia di san Donnino, opera di un anonimo scultore lombardo, che ora è sistemata nella cappella ottocentesca ricavata a destra della crociera della cripta. Nel 1853, con la nuova inventio, i resti del santo furono tolti dal sarcofago e posti in una urna gotica. L’attuale, in cristallo, argento e oro, è stata scolpita dal piacentino Pietro Tavani nel 1932.
San Donnino di Fidenza nacque il III secolo
San Donnino di Fidenza nacque a Sconosciuto
San Donnino di Fidenza morì il 296
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San Donnino di Fidenza si festeggia il 9 ottobre