San Cetteo, noto anche come Peregrinus, è venerato come santo e martire dalla Chiesa cattolica. La sua agiografia narra che fu il primo vescovo di Amiterno, una città antica situata nell'attuale Abruzzo. Secondo la tradizione, Cetteo fu martirizzato durante le persecuzioni anticristiane, ma la data esatta e le circostanze del suo martirio non sono chiare. Il culto di San Cetteo è molto sentito nella città dell'Aquila, dove è considerato il co-patrono principale. Ogni anno, il 1° settembre, si celebra la sua festa e si svolge una processione in suo onore. La cattedrale dell'Aquila è stata dedicata a lui e custodisce le sue reliquie. La leggenda racconta che, durante il trasporto delle sue reliquie, i buoi che tiravano il carro si fermarono in prossimità del sito dove poi fu costruita la cattedrale, interpretando questo evento come un segno divino per il luogo di sepoltura del santo. La figura di San Cetteo rimane un simbolo di fede e resistenza cristiana e continua ad essere un punto di riferimento spirituale per i fedeli della regione.
Il patrono di Pescara, vissuto nel VII secolo, difese la città contro le prevaricazioni dei Longobardi che alla fine decisero di liberarsi di quello scomodo pastore gettandolo nel fiume con una pietra al collo
Ogni anno, alla terza domenica d’agosto, si svolge intorno al fiume Pescara una processione in onore del patrono, san Cetteo o Ceteo di Amiterno, che passa su un ponte di barche pavesate a festa. Teatro del suo martirio fu infatti quel fiume secondo la Passio medievale che, pur con molte amplificazioni favolose, riferisce tradizioni locali, probabilmente attendibili, che risalgono al tempo delle invasioni longobardiche. Vi si narra che Cetteo era nato verso la fine del VI secolo, quando la Chiesa era governata da san Gregorio Magno. Diventato vescovo di Amiternum, una cittadina che ora si chiama San Vittorino ed è una frazione a nove chilometri da Pescara, fu costretto a rifugiarsi a Roma per sottrarsi all’invasione dei Longobardi che, sotto il comando di Alai e Umbolo, avevano saccheggiato la città.
Le prevaricazioni dei Longobardi suscitarono una rivolta che minacciava di estendersi. Per sedare quel malcontento una missione longobarda si recò a Roma da san Gregorio Magno e, dopo aver solennemente promesso che i cittadini sottomessi sarebbero stati trattati con più umanità, ottenne che san Cetteo ritornasse ad Amiternum.
Ma dopo qualche tempo Alai, venendo meno alla promessa, si alleò con il conte Veriliano di Orte che occupò nottetempo la cittadina. Il popolo, sdegnato per il tradimento, si ribellò catturando il vero responsabile, Alai, e stava per ucciderlo quando san Cetteo, che non voleva nuovi spargimenti di sangue, lo convinse a risparmiarlo gettandolo in carcere. Ma non aveva fatto i conti con l’altro capo longobardo, Umbolo, che aveva subodorato in quell’allenza fra Alai e Veriliano il tentativo di eliminarlo. Di fronte al comportamento del vescovo, Umbolo cominciò a sospettare che Cetteo fosse connivente con il traditore; sicché decise di giustiziarli entrambi. La sentenza contro Alai fu subito eseguita mentre quella di Cetteo venne sospesa perché il boia si rifiutava di ucciderlo.
Allora Umbolo ordinò che il vescovo venisse gettato con una pietra al collo nel fiume Aternum, che oggi si chiama Pescara. Era il 13 giugno di un anno imprecisato: in quel giorno cade, secondo il Martirologio Romano, la festa liturgica. Il cadavere fu trasportato dalla corrente fino al mare, alla foce del fiume, e gettato sul lido.
Quando il corpo, ormai irriconoscibile, fu ritrovato da un pescatore, il nuovo vescovo, non sapendo chi fosse, lo chiamò Peregrinus. Successivamente san Cetteo venne traslato a Teate, l’odierna Chieti, dove lo si venerò col suo vero nome nella cattedrale di San Giustino fino al 1° settembre 1977, quando le sue reliquie vennero restituite alla città di Pescara. Ora si trovano sotto l’altar maggiore della cattedrale di San Cetteo, eretta nel 1933-1938 su disegno di Cesare Bazzani al posto della demolita chiesa dedicata al santo.
Nelle leggende popolari le notizie contenute nella Passio subirono, come succede spesso, ulteriori amplificazioni e aggiunte fantastiche. Si narra che Cetteo era un giovanetto dalmata di Spalato, approdato nel XV secolo a Pescara. Entrato nella chiesa dei Santi Legunziano e Domiziano, chiese al sacrestano di poterlo aiutare: fu addetto alla pulizia della chiesa. Ma era così intelligente e buono che venne presto ammesso agli ordini sacri e in poco tempo divenne vescovo e comandante del forte pescarese. Qualche anno dopo i Longobardi – improvvisamente resuscitati a distanza di quasi novecento anni! – assediarono il forte che tuttavia seppe resistere all’attacco grazie al valore di san Cetteo e dei pescaresi e all’aiuto dei contadini dei dintorni che, nottetempo, introducevano verdure e bestiame attraverso un passaggio ignoto agli assedianti.
Ma in una notte di tempesta i Longobardi, informati da una spia, penetrarono nel forte, e uccisero il corpo di guardia aprendo le porte al grosso dell’esercito: la città venne saccheggiata e i difensori passati a fil di spada. Cetteo, imprigionato, fu trascinato dai soldati ubriachi fino a un ponte di barche dal quale fu gettato nel fiume con una pietra al collo.
San Cetteo (Peregrinus) di Amiterno si festeggia il 13 giugno