- Pradamano (Friuli-Venezia Giulia),
- Caresanablot (Piemonte),
- Escolca (Sardegna),
- Acquasparta (Umbria)
Santa Cecilia è venerata come la patrona della musica e dei musicisti. Secondo la tradizione, durante il suo matrimonio, mentre gli altri ascoltavano musica profana, Cecilia cantava nel suo cuore un inno a Dio, pregando di rimanere pura. Questo episodio ha ispirato l'associazione tra la santa e la musica. Il suo culto è molto antico e la sua figura è avvolta da un alone di leggenda, con elementi storici e agiografici che si intrecciano. La Passio di Santa Cecilia racconta del suo martirio avvenuto a Roma nel III secolo, sotto l'imperatore Alessandro Severo. Secondo la tradizione, Cecilia convertì al cristianesimo il proprio marito Valeriano e il cognato Tiburzio. La santa subì il martirio dopo aver resistito a tre tentativi di esecuzione, prima tramite soffocamento nel calidarium della propria casa e poi con la decapitazione. Cecilia è raffigurata spesso nell'arte con un organo o altri strumenti musicali. La sua festività è celebrata il 22 novembre e la Basilica di Santa Cecilia in Trastevere a Roma è uno dei luoghi più significativi dedicati al suo culto.
La martire romana, patrona dei musicisti e dei cantanti, ha ispirato una delle più belle sculture barocche, quella di Stefano Maderno, capolavoro di dolcezza e armonia, belle che è custodita nella sua basilica in Trastevere, a Roma
Santa Cecilia, festeggiata il 22 novembre, è diventata patrona dei musicisti e dei cantanti per un errore di trascrizione della Passio dove si narra che durante i preparativi per le nozze lei «in cuor suo cantava al Signore», nel senso che lo pregava silenziosamente. Intorno all’inizio del XV secolo l’inciso «cuor suo» venne soppresso nella prima antifona delle lodi e del vespro, sicché sembrò che Cecilia cantasse. Fu allora che i pittori si sentirono autorizzati a rappresentarla accompagnata da strumenti musicali. Contemporaneamente si sviluppava un tema iconografico parallelo, testimoniato dal dipinto di Raffaello alla Pinacoteca di Bologna dove la martire, abbandonati gli strumenti della musica terrena, è tesa all’ascolto di celesti armonie. Grazie a quell’errore Cecilia divenne nella seconda metà del XVI secolo la patrona di cantanti e musicisti, tant’è vero che si istituivano in Francia e Italia associazioni che la riconoscevano come protettrice e si scrivevano canti in suo onore. Nel 1584 Alessandro Marino ribattezzò la Confraternita dei Musicisti di Urbe, fondata a Roma nel 1566, Confraternita di Santa Cecilia fra i musici della città, che avrebbe poi dato origine nel 1879 all’Accademia statale di Santa Cecilia, per la musica profana, e all’Associazione italiana di Santa Cecilia per quella sacra.
Della giovane donna patrizia che fu martirizzata a Roma in un periodo indeterminato del III secolo e poi sepolta nelle catacombe di Callisto, dov’è conservata la sua immagine più antica (V secolo) in atteggiamento di orante e rivestita di ricchi paludamenti bizantini, poco si sa di certo se non che morì nella sua casa di Trastevere. In quel luogo sorse una prima chiesa sulla quale venne poi costruita una basilica più volte rifatta o rimaneggiata fino all’attuale che merita una visita accurata perché contiene con il monastero contiguo di Benedettine molti capolavori, fra cui i resti del Giudizio universale del Cavallini.
La Passio leggendaria del V-VI secolo, che sembra ispirata alla Storia della persecuzione vandalica di Victor de Vita (488) dove la storia dell’eroina Massima è eguale a quella della martire, narra che Cecilia, di nobile famiglia, recava sempre sul cuore il Vangelo e sotto i suoi abiti il cilicio della penitenza. Destinata dai genitori a sposare il giovane romano Valeriano, di religione pagana, non poteva secondo il costume del tempo opporsi apertamente alle nozze. Sperava però che il promesso sposo avrebbe rispettato la sua consacrazione al Cristo. La sera delle nozze confessò allo sposo Valeriano di essere cristiana, rivelandogli che un angelo custodiva la sua verginità; ma anch’egli poteva ottenere la grazia dell’angelo se la seguiva nella via della conversione.
Valeriano accettò di buon grado la decisione della sposa ma chiese di vedere l’angelo minacciandola di morte se l’avesse ingannato. Cecilia gli spiegò che per ottenere quella visione doveva recarsi al terzo miglio della via Appia dove il santo vecchio Urbano, che altri non era se non il papa nascosto tra i sepolcri a causa di una persecuzione, lo avrebbe istruito e battezzato.
Purificato dal sacramento Valeriano tornò rivestito di una candida veste nella stanza nuziale, dove incontrò l’angelo che pose sul capo dei due coniugi due corone di rose e di gigli, simboli del martirio e della verginità. All’angelo il giovane chiese infine la grazia della conversione anche per il fratello Tiburzio che, grazie all’opera di convincimento di Cecilia, riconobbe la vanità del culto pagano facendosi battezzare da Urbano.
Alla conversione segue il secondo atto della persecuzione. I due fratelli cristiani, che si erano dedicati a seppellire nascostamente i martiri uccisi da Turcio Almachio, prefetto della città, vennero denunziati da delatori e arrestati. Siccome si rifiutavano di abiurare, il prefetto ordinò al cornicolario Massimo di condurre i due giovani a una «colonna di Giove» fuori della città dove essi avrebbero dovuto sacrificare oppure morire di spada. La rapidità del processo e l’ordine di eseguire immediatamente la sentenza erano dovuti al timore del giudice che i fratelli potessero sottrarre il loro cospicuo patrimonio alla confisca ordinata insieme con la condanna a morte. Ma il cornicolario, commosso dal coraggio dimostrato dai due giovani, decise di rinviare l’esecuzione.
La truppa pernottò nella casa del funzionario dove inaspettatamente si presentò Cecilia con un gruppo di sacerdoti convertendo Massimo e i suoi sbirri. La storia si concluse con una carneficina: dapprima furono decapitati i due fratelli; poi il cornicolario Massimo venne battuto fino alla morte con piombarole.
Infine viene la volta di Cecilia che dopo la sepoltura dei tre martiri è convocata dal giudice, davanti al quale testimonia con tale coraggio la sua fede da convertire centinaia di ascoltatori. Al prefetto non resta altro da fare che condannarla a morte. Ma la giovane riesce ad ottenere un rinvio di tre giorni all’esecuzione che le consente di donare la sua casa alla Chiesa.
Allo scoccare del quarto giorno i carnefici tentano di uccidere la donna nel bagno arroventato della sua casa per soffocarla o ustionarla in modo che la morte sembri accidentale. Ma l’astuto piano fallisce sicché Almachio è costretto a farla decollare. Il carnefice la colpisce tre volte senza riuscire tuttavia a staccarle la testa. Cecilia muore dopo tre giorni di agonia durante i quali riesce a distribuire i suoi beni, raccomandando al papa di trasformare la casa in chiesa. Papa Urbano la seppellì, aiutato dai suoi diaconi, «inter collegas episcopos ubi omnes sunt confessores et martyres collocati».
La Passio, come ha osservato il Delehaye, non regge a una rigorosa critica storica. Nel testo tardivo compaiono persone come Valeriano, Tiburzio e Massimo che non hanno nessun legame con la santa perché negli olii raccolti sui sepolcri dei martiri al tempo di san Gregorio Magno, tra la fine del V secolo e l’inizio del VI, il nome di Cecilia figura con quelli di Tarcisio e Comelio che si trovavano al cimitero di Callisto mentre gli altri facevano parte del gruppo sepolto nel cimitero di Pretestato. Che la martire fosse in quello di Callisto lo ha confermato la scoperta nel 1824 del suo sepolcro, narrata da G.B. De Rossi in Roma sotterranea (I, Roma 1864).
Come spiega la lapide posta sotto il mosaico absidale di Santa Cecilia, fu Pasquale I, nel IX secolo, a riunire i corpi di quei martiri sotto l’altare della basilica trasteverina, appena ricostruita, dove si trovano tuttora accanto a quelli di Valeriano, Tiburzio e Massimo e dei papi Urbano e Lucio.
Che cosa concludere? Di certo sappiamo che una giovane donna di nome Cecilia venne martirizzata probabilmente nel III secolo e forse sotto papa Urbano (222-230), sebbene non vi sia un parere unanime fra gli agiografi che propongono date diverse, e fu sepolta al cimitero di Callisto. Quanto al suo culto, è successivo alla metà del IV secolo perché la martire non è registrata nella Depositio martyrum che risale a quell’epoca. Successivamente venne costruita a Trastevere una basilica in suo onore, già documentata nel 464, ma probabilmente anteriore. Nella cripta della chiesa si sono trovati ruderi di una casa romana che potrebbe essere stata quella della famiglia di Cecilia, e dunque il luogo del suo martirio. Tutto il resto è leggenda non controllabile storicamente.
Nel 1599 il cardinal Paolo Sfondrati compì la ricognizione delle reliquie: il corpo della martire giaceva appoggiato sul lato destro, con le gambe un poco contratte, le braccia protese in avanti. Così egli volle che la raffigurasse il giovane scultore Stefano Mademo nella statua, un capolavoro di dolcezza e di armonia, che si trova sotto l’altare della basilica: l’unica infedeltà rispetto al ritrovamento riguarda il capo che era staccato dal corpo mentre nella scultura appare unito e reclinato verso terra, col segno della spada secondo il racconto della Passio. Nasceva così un nuovo modello iconografico della santa oltre a quello «musicale». Ma nel più antico, attestato in Sant’Apollinare Nuovo di Ravenna, Cecilia portava sulle mani la corona simbolo del martirio e successivamente, in epoca medievale, veniva rappresentata con la palma di resurrezione oppure con un angelo che brandiva la spada. Nella chiesa di San Luigi dei Francesi, a Roma, il Domenichino affrescò invece nel 1612 una serie di episodi della sua passione fra cui la celebre Gloria dove lei è trasportata nei cieli da una corona di angeli. Risalgono infine all’inizio del XVI secolo i bellissimi affreschi sulla sua vita che Lorenzo Costa, Francesco Francia e altri dipinsero nell’oratorio di Santa Cecilia a Bologna.
Santa Cecilia nacque il II Secolo
Santa Cecilia nacque a Roma
Santa Cecilia morì il 22/11/0230
- Pradamano (Friuli-Venezia Giulia),
- Caresanablot (Piemonte),
- Escolca (Sardegna),
- Acquasparta (Umbria)
Santa Cecilia si festeggia il 22 novembre