Sant' Abbondio è stato un vescovo di Como nel V secolo e viene commemorato come patrono della città. Secondo la tradizione, era noto per la sua grande erudizione e per il suo impegno nella diffusione del Cristianesimo tra le popolazioni alpine. La sua figura è legata al monastero di Sant'Abbondio a Como, che fu un importante centro di cultura religiosa e artistica durante il Medioevo. Il complesso monastico conserva affreschi di notevole valore storico e artistico, che rappresentano una testimonianza della vita monastica e della devozione popolare nel corso dei secoli. La sua festa liturgica si celebra il 31 agosto e in questa occasione si svolgono diverse manifestazioni religiose e culturali a Como, con processioni e attività che coinvolgono la comunità locale. La figura di Sant' Abbondio rimane un punto di riferimento per la fede e la cultura della città e dell'intera diocesi.
Il patrono di Como era un vescovo coraggioso del V secolo che seppe combattere l’eresia ariana ed evangelizzare le campagne ancora pagane, diventando molti secoli dopo la morte il protettore contro la peste.
Quando Alessandro Manzoni dovette dare un nome al parroco pusillanime dei Promessi sposi scelse Abbondio perché era abbastanza diffuso sulle rive del lago di Como grazie al culto del santo omonimo, al quale è dedicata la chiesa romanica della città dove lo si venera come patrono festeggiandolo il 31 agosto.
Abbondio visse nel V secolo, terzo successore del protovescovo san Felice dopo san Probino e sant’Amanzio. Anche se la Leggenda scritta nel X o XI secolo lo considerava nato a Tessalonica, l’odierna Salonicco, la radice latina del suo nome — Abundius, derivato dall’aggettivo abundus (abbondante, ricolmo), comune in età imperiale e riferito negli ambienti cristiani ai beni spirituali e alla grazia divina — esclude che fosse giunto dall’Oriente. Nei documenti più antichi era ricordato o nella forma latina di Abundius oppure nel volgare Abondio. Soltanto a partire dal Seicento si è affermata la nuova forma Abbondio in cui il raddoppio della consonante è dovuto a un’esigenza di eufonia che ne ha resa più sonora e armoniosa la pronuncia.
Giunto a Como da un luogo che ci è sconosciuto, il santo coadiuvò il vescovo Amanzio che prima di morire, secondo la tradizione, lo chiamò al capezzale per imporgli sul capo la mitra: una scena che ha ispirato molte sculture e pitture fra cui un bassorilievo quattrocentesco sul paliotto dell’altare nel Duomo di Como. Ma di là dalla Leggenda si sa che Abbondio, designato da Amanzio suo successore, fu consacrato vescovo il 17 novembre del 449.
L’anno seguente, come testimoniano tre lettere di san Leone Magno rispettivamente a Teodosio II, agli archimandriti e al clero di Costantinopoli e infine a Pulcheria, sorella dell’imperatore, fu inviato come legato dal papa a Costantinopoli per rinsaldare la comunità ecclesiale minacciata dalle opinioni eretiche di Nestorio e di Eutiche. Il primo, pur sostenendo l’unione delle due nature, la divina e l’umana, nella persona del Cristo, la concepiva non tanto come vera «unione ipostatica» quanto piuttosto come «congiunzione» di carattere volontario, determinata dalla compiacenza che il Verbo ha provato ab aeterno per l’uomo cui si è congiunto inseparabilmente; sicché la dottrina nestoriana sottolineava più la dualità che l’unità della Persona. A sua volta Eutiche riconosceva nel Cristo una sola natura, quella divina, escludendo la consustanzialità del suo corpo con quello dell’uomo. Abbondio doveva ottenere la sottoscrizione di un documento papale, il Tomus ad Flavianum, nel quale era enunciata la dottrina cristologica ortodossa. In un sinodo a Costantinopoli il vescovo di Como lo fece accettare da tutti i metropoliti d’Oriente e dal nuovo apocrisario della capitale imperiale, Anatolio, succeduto a Flaviano e capo fino ad allora del partito ereticale eutichiano che era manovrato del patriarca d’Alessandria Dioscoro. La felice riuscita della missione orientale fu confermata dal concilio di Calcedonia che si aprì nel 451.
Nello stesso anno Abbondio, tornato in patria, ebbe un nuovo incarico da papa Leone Magno che gli affidò una lettera per Eusebio di Milano dove si chiedeva di convocare il sinodo dell’Insubria perché tutti i vescovi della provincia vi sottoscrivessero il Tomus ad Flavianum.
Dopo questo secondo incarico potè tornare a Como dedicandosi al governo della sua Chiesa, combattendo le eresie e convertendo gli ultimi pagani nelle campagne, nel Luganese e lungo le spiagge lariane e i monti circostanti. Il suo impegno antieretico ha ispirato il cinquecentesco Giovanni Antonio del Maino che in una formella dell’ancona lignea sopra l’altare del Duomo lo ha raffigurato mentre predica ex cathedra contro l’eresia.
Il vescovo Litigerio (1031-1046) riferisce che Abbondio amava ritirarsi, quando glielo permettevano gli impegni pastorali, nell’Isola Comacina per concentrarsi nella preghiera e nella contemplazione: in quell’isola, secondo un’antica tradizione, avrebbe fondato la chiesa di Sant’Eufemia, di cui oggi rimane soltanto la pianta, ponendovi preziose reliquie dell’omonima santa. La maggior parte degli agiografi moderni accreditano questa tradizione ricordando che il culto di sant’Eufemia fu diffuso in Occidente dai Padri che, come Abbondio, parteciparono alla convocazione del concilio di Calcedonia. Eufemia — il cui nome è la traduzione del greco Eufemìa, da êu, bene, e femì, parlare, col significato cristiano di «preghiera di grazia rivolta a Dio» — è la celebre santa di Calcedonia martirizzata, secondo la tradizione, nel 303 e festeggiata il 16 settembre. La Passio che risale al IV secolo narra che dopo aver superato indenne una serie di torture, il supplizio della ruota, le fiamme, le verghe e le seghe, e dopo essere stata risparmiata da un orso e da un serpente, venne infine sbranata da un leone. Ispirandosi alla Passio Andrea Mantegna rappresentò la martire in una tela, ora al Museo di Capodimonte di Napoli, incoronata come una regina e addentata al braccio da un leone. Ma un’altra tradizione, testimoniata un secolo dopo dal vescovo Asterio di Amasea, sosteneva che era stata bruciata viva dopo che il carnefice le aveva spezzato e strappato tutti i denti.
Su una collina a circa un miglio da Calcedonia venne costruita in suo onore una splendida basilica dove nel 451 si svolse il celebre concilio. Fu proprio durante il concilio che i Padri decisero, secondo una leggenda riferita dal Sinassario Costantinopolano, di appellarsi alla santa, sepolta nella basilica, per conoscere quale delle due professioni di fede in discussione, la papale e l’eutichiana, fosse l’ortodossa. Si collocarono i due testi dentro la tomba, sul petto della santa: dopo qualche giorno, riaperta l’urna che era stata sigillata, si trovò il testo ereticale ai piedi della martire e quello ortodosso stretto fra le sue mani; sicché sant’Eufemia divenne la protettrice dell’ortodossia. La sua fama si diffuse a tal punto in Italia che ancora oggi le sono dedicate nove cittadine, di cui otto nelle regioni orientali e marittime della penisola, dal Veneto fino alla Calabria: conferma palese, come ha osservato Gastone Imbrighi, di toponomastica legata alla diffusione di un culto proveniente da una regione transmarina.
Sant’Abbondio, che morì chi dice nel 468, chi nel 469 e chi nel 489, divenne il patrono della città e gli fu dedicata, verso il IX secolo, l’antica basilica dei Santi Pietro e Paolo, che risaliva al V secolo e venne poi ricostruita alla fine dell’XI secolo nelle attuali forme romaniche: vi si conservano le reliquie del santo vescovo sul quale sono fiorite varie leggende. La più celebre narra che un giorno un potente pagano si recò da Abbondio supplicandolo di far tornare in vita il figliolino e promettendogli, se l’avesse esaudito, di convertirsi con tutto il suo popolo. In un’altra versione non è il nobile, ma la vecchia nutrice già convertita al cristianesimo a recarsi con la salma da Abbondio che resusciterà il bambino. Anche la scena della resurrezione ha ispirato pitture e sculture fra cui due formelle dell’ancona del Duomo. Il bimbo resuscitato è diventato uno degli attributi di sant’Abbondio insieme con la più rara torre in procinto di crollare, raffigurata negli stemmi dei vescovi comensi Romano e Marzorati che, vissuti nel secolo scorso, vi avevano inserito l’effigie del predecessore: forse alludendo alla distruzione dei templi pagani. In ogni modo l’immagine canonica del santo è quella di un vescovo benedicente, privo di particolari segni distintivi e protettore dei propri diocesani, come spiega il poeta quattrocentesco Bettino da Trezzo in questi versi:
Hai labbatia del patron Abondio
Qual fa preghiere per li soi devoti
Perche se facian day vicii remoti
Et haggiam sanitate: et pieno el fondio.
Infine Abbondio diventò anche il protettore locale contro la peste quando nel 1630 la città di Como fece voto al suo vescovo di raffigurarlo sugli avvisi e sulle bollette di sanità.
Sant' Abbondio nacque a Tessalonica / Salonicco
Sant' Abbondio morì il 468 circa
Sant' Abbondio si festeggia il 2 aprile